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Se il mare siciliano diventa una fogna...

La Goletta Verde di Legambiente boccia la Sicilia: "Nell’Isola è emergenza depurazione"

24 luglio 2012

Boccia la Sicilia la tradizionale fotografia sulla qualità delle acque regionali scattata dai biologi di Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all'informazione sullo stato di salute delle coste italiane.
Su 19 punti di campionamento, infatti, ben 10 sono risultati fuori legge: otto "fortemente inquinati" e altri due "inquinati".

Passando al setaccio foci di fiumi e torrenti, ma anche spiagge segnalate dai cittadini, è stata riscontrata la presenza di situazioni critiche nella gran parte del territorio regionale. Acque fortemente inquinate a Palermo, in località Vergine Maria, presso la spiaggia antistante la Tonnara Bardonaro, dove, nonostante vi sia un cartello che indica il divieto di balneazione, al momento del passaggio dei tecnici di Legambiente, alcune persone facevano il bagno. Scenario simile in provincia di Messina, nel comune di Calatabiano, in località San Marco presso la Foce del Fiume Alcantara: i risultati dei prelievi classificano le acque come fortemente inquinate, è presente un interdizione alla balneazione ma il punto di campionamento è frequentato da un numero consistente di bagnanti. Sempre nel messinese, nel comune di Capo d'Orlando, in località contrada Ligabue, presso la Spiaggia sul Lungomare, le analisi compiute hanno indicato la presenza di acque inquinate. A Trapani, in località San Cusumano-Casa Santa Erice, presso la Tonnara, livelli batteriologici fuori legge si evidenziano dai prelievi eseguiti dai quali emerge che le acque sono fortemente inquinate.

Non va meglio nella costa orientale e meridionale dell'Isola. I due punti campionati a Siracusa risultano essere fortemente inquinati. Entrambi i punti sono stati analizzati in località Porto Grande, il primo presso la foce del canale Grimaldi, spiaggia di Pantanelli, ed il secondo presso il pontile dentro Porto grande di fronte al canale Grimaldi. Nella provincia, dal prelievo realizzato nel comune di Scicli, in località contrada Arizza, presso la foce della Fiumara di Modica, emergono gli stessi risultati: le acque sono fortemente inquinate. Neanche le riserve naturali sembrano sfuggire al pericolo dell'inquinamento microbiologico.

Secondo quanto riscontrato dai tecnici di Goletta Verde, infatti, nel comune di Ragusa, presso la foce del Fiume Irminio che ricade nella riserva naturale omonima, i campioni prelevati risultano essere fortemente inquinati. Ancora criticità alle foci dei fiumi a Gela (Caltanissetta), dove, in località Macchitella, le analisi effettuate presso la foce del fiume Gattano, che sfocia direttamente a mare, indicano che le acque sono fortemente inquinate. Le note correlate al prelievo riportano la presenza di alghe e rifiuti ed evidenziano che il cartello con il divieto di balneazione, seppur presente, risulta essere poco visibile ai bagnanti.
Risalendo la costa meridionale, la situazione non cambia: è risultata inquinata anche la foce del fiume Salso, a Licata (Agrigento), interdetta anch'essa alla balneazione.

L'istantanea scattata da Goletta Verde punta i riflettori sull'emergenza depurativa regionale, che fa della Sicilia, con appena il 47% della popolazione coperta da un servizio efficiente, la regione italiana peggiore. Ma per Legambiente è l'Italia nel suo complesso a dover fare ancora parecchia strada per assicurare una buona qualità ambientale ai propri corsi d'acqua. Nei giorni scorsi, infatti, 109 comuni, che scaricano in aree non giudicate sensibili, sono stati condannati dalla sentenza della Corte di Giustizia europea per la mancata applicazione della direttiva sulla depurazione 91/271/CE.
"Dei 109 comuni condannati - spiega Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde -, ben 57 riguardano la Sicilia. Stiamo parlando del 52% del totale degli agglomerati che non hanno adeguato il proprio sistema depurativo. In particolare, 27 hanno ricevuto la condanna più grave perché manchevoli di fognature, 56, invece, i comuni imputati di non avere un adeguato trattamento dei reflui e di non avere strutture adeguate per reggere carichi antropici maggiorati relativi al flusso turistico".

Per Gianfranco Zanna, direttore di Legambiente Sicilia, "la situazione depurativa regionale ha ormai assunto la rilevanza di un'emergenza nazionale. Non è un caso, quindi, che due delle tre bandiere nere che assegniamo siano dirette a chi ha gestito in maniera a dir poco scandalosa gli impianti di depurazione di Siracusa e di Gela. Nel caso di Siracusa, la bandiera nera va a 'Sai 8' per il malfunzionamento dell'impianto di depurazione, al momento sotto sequestro. Siamo pronti a costituirci parte civile nel processo penale che seguirà alle indagini".

"La seconda bandiera nera - prosegue Zanna - va alla società Caltaqua per la gestione indegna del depuratore di Macchitella, che sversava sistematicamente, in orari notturni, circa 180.000 litri al giorno di reflui non adeguatamente depurati. Infine, non potevamo risparmiare la terza bandiera nera all'oleodotto Isab di Priolo che ha prodotto lo sversamento nel fiume di circa 400mila litri di pericolosi idrocarburi: uno dei più rilevanti inquinamenti degli ultimi anni nel nostro Paese. Chiediamo - conclude il direttore di Legambiente Sicilia - non solo verità e giustizia per questi casi, ma inoltriamo il nostro appello affinché queste situazioni possano non ledere più all'ambiente e all'immagine della nostra regione".

[Informazioni tratte da Legambiente.it, SiciliaInformazioni.com, Italpress - Corriere del Mezzogiorno]

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24 luglio 2012
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