Se in Francia si pensa ai ''divorzi light'' a Roma nemmeno si riesce ad istituire il registro delle unioni civili

18 dicembre 2007

Mentre in Francia le tradizioni in ambito matrimoniale vanno evolvendosi in un continuo rinnovamento legislativo che effettivamente rompono col passato, in Italia sembra si abbia la vocazione diametralmente opposta.
I ''cugini d'Oltralpe'', dopo i Pacs, hanno dato vita al divorzio lampo. Infatti, in caso di consenso di entrambi i coniugi, una nuova legge allo studio permetterà di sancire la separazione con una firma dal notaio, senza passaggi in tribunale. “Per le coppie sarà una procedura più semplice, rapida e meno traumatica”, ha spiegato Eric Woerth, il ministro dell'Economia che sta negoziando la riforma con i notai.
I promotori della legge, che verrà esaminata a gennaio, fanno notare che la possibilità di rinunciare all'avvocato comporterà un grosso risparmio (le parcelle possono arrivare fino a 4mila euro). E anche il ministro della Giustizia, la battagliera Rachida Dati, è a favore della misura, che solleverebbe un grosso carico di lavoro per i tribunali civili, dove i divorzi rappresentano il 13% delle cause. Contrari, c'era da aspettarselo, gli avvocati che hanno già dichiarato battaglia alla riforma.

Il “divorzio light”, così come è stato soprannominato, è la conseguenza di un paese che non crede più al matrimonio, ha scritto ieri Libération in prima pagina: il tasso delle unioni civili secondo la vecchia promessa suggellata davanti al sindaco è tra i più bassi d'Europa (4,5 ogni mille abitanti, contro 4,8 di Spagna, e 6,7 della Danimarca) e quasi la metà delle coppie prima o poi si separano. D'altro canto, il matrimonio "light", ovvero i Pacs inventati dal governo socialista nel 1999, e che prevedono proprio un unico passaggio davanti al notaio, stanno crescendo di anno in anno. Dai 6mila patti firmati nel '99, la Francia è arrivata ai 75mila del 2006. E contrariamente a quello che molti pensano, i Pacs non sono stati inventati per gli omossessuali, almeno non unicamente. Oggi più del 90% dei Pacs suggellano convivenze tra eterossessuali.

In Italia è tutta un'altra storia, e sembrano lontani anni luce i tempi in cui la popolazione chiedeva a gran voce, scendendo in piazza, il diritto al divorzio. Oggi, nel 2007, nella Capitale nemmeno si riesce a far passare una delibera di iniziativa popolare per l'istituzione del registro delle unioni di fatto. Infatti, con 43 voti contrari e 12 a favore, la maggioranza si è spaccata e il consiglio comunale della capitale ha respinto la delibera: il Partito democratico ha votato contro i provvedimenti avanzati dalla sinistra.
La partita si è giocata da subito all'interno della maggioranza: mentre in piazza del Campidoglio si svolgeva una manifestazione a sostegno delle delibere, in aula Giulio Cesare si sono seduti tra i banchi i deputati Angelo Bonelli e Paolo Cento dei Verdi; Vladimir Luxuria e Massimiliano Smeriglio di Rifondazione. Non c'era invece il sindaco Veltroni e il vicesindaco. “Il sindaco è in Abruzzo”, ha spiegato il suo staff e poi che “questa è un'iniziativa consiliare, non della giunta. E' normale che lui non ci sia”.
Finito il voto si è avuto il risultato: tutto bocciato. Vivaci le contestazioni contro la decisione del consiglio comunale e contro l'assenza del sindaco Veltroni. “La mancata approvazione è un atto grave”, ha dichiarato l'Arcigay di Roma. “Rivendichiamo i diritti delle coppie lesbiche e gay. Chiediamo al consiglio comunale che al più presto riveda la sua posizione”. Gli ha fatto eco il deputato del Partito Socialista Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay: “La battaglia proseguirà in parlamento sui Cus, i contratti di unioni solidale. L'esito negativo del voto dimostra quant'altro mai che il Pd non è in grado di governare il dialogo tra laici e cattolici, se non cedendo a questi ultimi”.

- Dai Pacs ai ''matrimoni con la scadenza''... (Guidasicilia.it, 13/10/07)

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18 dicembre 2007

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