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Se le difficoltà delle famiglie italiane si leggono nei consumi...

... in Sicilia la situazione dell'economia è sempre più grave: disoccupazione giovanile al 40%, e il mercato del lavoro non dà segni di miglioramento

05 luglio 2011

Nel 2010 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.453 euro, con una variazione rispetto all'anno precedente del +0,5%. Lo comunica l'Istat nel report sui consumi delle famiglie, precisando che in termini reali la spesa risulta ferma, tenendo conto della dinamica inflazionistica (+1,5%) e dell'errore campionario.
Secondo l'istituto di ricerca il valore mediano della spesa mensile per famiglia è pari a 2.040 euro (+1,0% rispetto al 2009) e conferma la stabilità osservata in termini di valore medio. La spesa media in valori correnti per generi alimentari e bevande non mostra variazioni significative rispetto al 2009 (+1,2%) e si attesta a 467 euro mensili. Aumenta la spesa per carne, mentre continua a diminuire quella per oli e grassi.
La quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie del nord e del centro (16,5% nel nord e 18,6% nel centro), mentre aumenta nel Mezzogiorno, arrivando a rappresentare un quarto della spesa totale. La spesa non alimentare, analogamente a quella alimentare, risulta stabile e pari a 1.987 euro mensili. In diminuzione, rispetto al 2009, la spesa per combustibili ed energia e quella per altri beni e servizi. Continua ad aumentare il peso dell'abitazione sulla spesa media mensile, così come aumenta il peso di sanità e istruzione.
La Lombardia la regione con la spesa media mensile più alta (2.896 euro). Nel 2010 stacca la Sicilia, regione con la spesa mensile più bassa (1.668 euro), per 1.200
euro
. In generale in quasi tutte le regioni del sud la spesa media mensile risulta più bassa: in Calabria si attesta a 1.787 euro, in Sardegna a 1.870, in Basilicata a 1.887. Al nord, dopo la Lombardia, ci sono Emilia Romagna (2.885 euro), Veneto (2.876 euro) a registrare la spesa media mensile più alta. [Istat]

La situazione economica siciliana sempre più grave - "I risultati dell'indagine svolta dall'Istituto Tagliacarne fotografano una situazione non solo sempre più grave per l'economia, ma di pericoloso allarme sociale per Palermo e la Sicilia". Ad affermarlo è stato il presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg, intervenendo alla presentazione dello studio dell'Osservatorio economico 2010, che la Camera di commercio annualmente realizza insieme all'Istituto di ricerche economiche.
"La Sicilia viene rappresentata come terra di disoccupazione - ha aggiunto - con un mercato del lavoro che continua a non dare segnali di miglioramento, il tasso di disoccupazione giovanile è vicino al 30%, quasi al 40% nella fascia di età dai 15 ai 24 anni, mentre cresce il fenomeno dell'inattività, con oltre il 38% dei giovani, che non studia e non cerca lavoro".
"La crisi ha avuto importanti riflessi sui bilanci delle imprese - ha detto Helg - sul livello di sofferenze bancarie per le imprese di piccole dimensioni e per le famiglie". Il presidente ha anche sottolineato che "il peso dell'economia mafiosa che sempre di più si infiltra nelle aziende, trova alimento nel riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite e sottrae all'economia locale diversi punti percentuali di Pil".
E' proprio nella provincia di Palermo dove l'economia segna il passo. La crescita nel 2010 registra una contrazione pari al -0,2% (+1,1% in Sicilia), che si riflette nel calo dei fatturati delle imprese (-14,6%), della produzione (-14,7%) e del numero di occupati (-2,9%), mentre tra gli imprenditori permane un generale clima di incertezza e sfiducia. L'incapacità di cogliere, pur lievi segnali di ripresa, secondo lo studio, si è tradotto in un ulteriore arretramento dell'economia rispetto al 2009, con performance differenziate per settore di attività.

Contrazioni di fatturato e produzione si sono registrate nell'agricoltura (-25,2%; e -18,3%) e nei servizi (-14,7% e -17,8%), mentre industria (-12,1% e -12,8%) ed edilizia (-5,3% e 5,6%) mostrano un grado di tenuta maggiore. Il terziario, invece,registra una performance negativa, condizionata dalla dinamica degli 'altri servizi' (fatturato -21,5%), del turismo (-17,9%) e dei trasporti (-16,5%).
Contrazioni del volume di affari meno incisive si rilevano nei settori del commercio (- 10,1%) e del terziario avanzato (14,8%). Le imprese di maggiori dimensioni (oltre 21) mostrano una flessione del fatturato più severa, mentre le imprese artigiane una contrazione delle vendite più marcata (-13,7%).
Parallelamente alla riduzione dei livelli di attività, la flessione del numero di occupati ha avuto ricadute maggiori nei servizi (-3,8%) e in agricoltura (-3,5%), mentre l'industria (-1,9%) e il settore delle costruzioni (-1,4%) hanno registrato perdite minori. Tra luci e ombre, gli imprenditori nei prossimi mesi si attendono un ulteriore contrazione di fatturato e produzione entrambi pari a - 1,1%.

[Informazioni tratte da Istat.it, ANSA, Lasiciliaweb.it]

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05 luglio 2011
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