Se Pd sta per "Partito dilaniato"...

Il Partito democratico siciliano è a pezzi. Il problema continua ad avere un nome e un cognome: Raffaele Lombardo

08 ottobre 2011

Verso la fine di settembre di un anno fa, il Pd a Palermo stringeva il patto con Raffaele Lombardo sotto un tendone di villa Giulia, alla festa dei democratici. Nei giorni scorsi, il Partito democratico non ha invece festeggiato: la tradizionale kermesse per quest'anno è stata annullata e proprio i rapporti con Lombardo stanno lacerando il partito e la tensione è altissima.
A fare salire la tensione ci ha pensato il presidente del Pd, Rosy Bindi, che la scorsa settimana, rispondendo alla trasmissione Agorà sulla questione morale dopo il no della Camera alla sfiducia al ministro Saverio Romano (LEGGI), ha tirato in ballo la vicenda siciliana, dicendosi "scandalizzata" dal fatto che "il mio partito è andato a infilarsi al governo con Lombardo anche pregiudicando la possibilità di un'alternativa".
Affermazioni che non è piaciuta alla corrente Lumia-Cracolici, che rivendica l'autonomia del partito e che spinge per proseguire l'esperienza con il leader autonomista. Poi c'è la corrente del senatore Enzo Bianco, nemico politico numero uno di Lombardo, e quella di Innovazioni del senatore Nino Papania, la cui mediazione all'ultima direzione regionale del partito sembra sia servita davvero a poco.

Col passare dei giorni, all'interno del Pd siciliano la corda continua a tendersi, e mercoledì scorso il parlamentare nazionale Giovanni Burtone ha chiesto con forza la consultazione della base sull'appoggio al governo Lombardo. "O il Partito democratico convoca un referendum sull'appoggio al governo Lombardo o i 5.000 iscritti che lo hanno firmato sono pronti a autoconvocarsi" ha affermato Burtone. "Le parole del segretario Pier Luigi Bersani pronunciate nel corso della direzione del Pd - ha osservato Burtone - hanno definitivamente chiarito il fatto che ci sarà una consultazione della base in merito al futuro del quadro politico della Sicilia considerando chiusa l'esperienza del governo Lombardo".
"Non penso possano esservi equivoci rispetto ad un pronunciamento che evidenzia ancora una volta come nel Pd siciliano non si sia in linea con il partito nazionale. Ora onde evitare equivoci e dubbi interpretativi sulle modalità della consultazione - ha rilevato il parlamentare - voglio ribadire che esistono ben 5.000 firme di iscritti consegnate al partito per la celebrazione del referendum regionale pro o contro l'appoggio al governo Lombardo". "Non si penserà di poter eludere quelle firme o di ipotizzare qualche stratagemma per cui potrebbe bastare una mezza mattinata, magari di domenica, con una semplice assemblea dei segretari di circolo, convocata in maniera carbonara, e con meno di 24 ore di preavviso, per pronunciarsi sulla linea politica e sulle alleanze del Pd".
"Da medico - ha detto ancora il parlamentare del Pd - sono sempre convinto del principio che prevenire è meglio che curare e quindi quanti sono animati da questi retro pensieri è meglio che se li facciano passare perchè i 5.000 sono pronti ad autoconvocarsi da subito e così mettiamo immediatamente le cose in chiaro. Vogliamo quindi che si celebri questa consultazione alla luce del sole e con regole chiare ne va del buon nome del Pd e della sua natura autenticamente democratica. Quanto accade in Sicilia - ha concluso Burtone - ha un valore ad ogni latitudine e longitudine di questo Paese per le questioni politiche e morali". E non finisce qui...

Infatti, giusto ieri, Rosy Bindi era a Caltagirone (CT) per partecipare alla Festa regionale del partito. Dal palco, senza problemi e parlando con chiarezza, ha ribadito la sua posizione rispetto al governo Lombardo: "Questo gruppo di deputati regionali che sostiene Lombardo è fuori dalla linea del partito nazionale e regionale". In più, il presidente dei democratici, ha invitato il presidente della Regione a dimettersi "come ha fatto Penati".
Ma l'affondo è tutto nei confronti dei 20 parlamentari dell'Assemblea regionale che hanno firmato una lettera inviata a Bersani nella quale spiegano le ragioni della necessità di un governo politico in Sicilia, dopo la fase della giunta tecnica, dichiarata esaurita. Per Bindi la posizione dei parlamentari siciliani, che si sono stretti attorno al capogruppo Antonello Cracolici, "non rispetta il percorso congressuale e non rispetta neppure la volontà degli elettori e degli iscritti del Pd, i quali devono essere interpellati attraverso un referendum prima di fare una scelta che smentisce il congresso, la direzione regionale e la direzione nazionale". Poi, rivolta ancora una volta contro Lombardo: "Il problema non è che siamo tutti uguali, sono loro che sono diversi, nel senso che non rispettano la legge. Questa è la differenza [...] Mi sono dichiarata recentemente scandalizzata per il fatto che qualcuno ha fatto a Lombardo i complimenti perché il suo reato è stato derubricato da concorso in associazione mafiosa a voto di scambio".

Immediate le repliche e le critiche, anche dure nei confronti del vice presidente della Camera. "Rispetti il Pd siciliano, la stragrande maggioranza del partito e dei parlamentari regionali. Indietro non si torna: per noi governo politico non vuol dire occupare posizioni di potere nella giunta di governo, ma riformare, innovare, spazzare via il vecchio sistema", hanno commentato Antonello Cracolici e il senatore Beppe Lumia. "Bindi scenda dal trono. Noi deputati in Sicilia siamo stati eletti da migliaia di persone e non siamo stati nominati – ha aggiunto il deputato regionale Giovanni Panepinto, tra i firmatari della lettera – in Sicilia siamo riusciti a fare quello che lei non è stata in grado di fare a Roma: mandare i berlusconiani all’opposizione". Baldo Gucciardi, deputato regionale e segretario del Pd a Trapani, ha chiesto l'intervento di Bersani: "Venga in Sicilia e partecipi all’assemblea del partito alla luce del sole e guardandoci in faccia". Incalza Lillo Speziale, presidente dell'Antimafia regionale: "Ci aspettiamo un atteggiamento di maggiore sobrietà da Bindi nei confronti del travaglio di un gruppo dirigente, che nel corso di questi anni si è interrogato e ha agito di conseguenza per fare uscire il Pd dalla marginalità politica".

Il governatore Raffaele Lombardo, ha affidato ad una nota il commento alle parole di Rosy Bindi: "Non entro nel merito dei reprimenda della Bindi nei confronti del suo partito, non mi compete; ma certo non ambisco ad essere uguale all'onorevole Bindi che non per ragioni di rigore morale o di trasparenza, alle quali m'inchino, ma che per puro e meschino calcolo politico e con impareggiabile disonestà intellettuale osa offendere una persona, fingendo di scambiare un rinvio a giudizio per una sentenza inappellabile. Mi hanno insegnato che il rispetto della persona distingue gli uomini dai cani rabbiosi". "In quanto alla 'cattiva politica di cui la Sicilia non ha bisogno' - ha aggiunto - sappia l'onorevole Bindi che 'l'intreccio tra gli aspetti penali e la cattiva politica' si trova semmai da quella parte che ha prodotto, ad esempio, un sistema sanitario e un sistema dei rifiuti che stiamo cambiando, grazie all'apporto importante del Pd". "Spiace constatare - ha concluso - che da quella parte oggettivamente si schieri la Bindi".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]

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08 ottobre 2011

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