Se vuoi fare il deputato...

... devi essere indagato e condannato! La protesta dei cittadini contro l'impunita casta dell'Ars

05 luglio 2011

"Siamo indagati e condannati, vogliamo fare i deputati". E' questo il testo di alcuni striscioni appesi in alcune strade del centro a Palermo nei pressi dell’università, in via Libertà, in Via Notarbartolo, in via Autonomia Siciliana, e nella zona dello Stadio. I promotori dell’iniziativa danno appuntamento ad oggi pomeriggio per un presidio davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana dove è prevista in contemporanea la seduta d’aula. "La provocazione è da collegare al recente voto all’Ars – afferma una loro nota – che ha salvato il seggio di Santo Catalano, condannato per abusivismo edilizio" (LEGGI).
Ma non è questo l’unico caso al quale fanno riferimento gli ideatori della protesta. Il 28 giugno è stato arrestato il deputato regionale Cateno De Luca per tentata concussione e falso in atto pubblico (LEGGI). Con quest'ultimo arresto è salito a 27 (su 90) il numero dei deputati regionali finiti sotto inchiesta in Sicilia - tra questi anche il governatore Raffaele Lombardo - per una serie di reati che vanno dalla corruzione e concussione al peculato, dalla truffa all'abuso d'ufficio e falso.

Nella quindicesima legislatura gli ordini di custodia cautelare hanno raggiunto finora quattro deputati. Oltre a De Luca sono finiti in manette: il deputato del Pid Fausto Fagone, arrestato per concorso esterno, nell'ambito dell'inchiesta catanese "Iblis"; Gaspare Vitrano del Pd, accusato di avere intascato una tangente da un imprenditore del settore fotovoltaico. Ai domiciliari è finito anche il deputato ragusano del Mpa Riccardo Minardo per una truffa ai danni dello Stato e dell'Unione europea. Tra gli indagati c'è Franco Mineo, il deputato di Forza del Sud ritenuto prestanome dei boss del quartiere palermitano dell'Acquasanta, sul quale pende una richiesta di processo per intestazione fittizia di beni, usura, concussione e peculato.
Infine, il salvataggio approntato dall'Ars per Santo Catalano, il deputato del Pid che aveva patteggiato una condanna per falso e abuso d'ufficio nell'ambito di una vicenda di abuso edilizio. Con voto a scrutinio segreto e trasversale, è stata respinta la richiesta della commissione verifica poteri che aveva deliberato la decadenza del politico per "incandidabilità originaria". La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha fatto riversare in strada l'indignazione dei cittadini.

Intanto a Catania, undici partiti hanno siglato in prefettura il Codice di autoregolamentazione per le candidature, escludendo quindi sin dalle prossime tornate elettorali candidati coinvolti in procedimenti giudiziari riconducibili alla criminalità organizzata. Il protocollo "antimafia", uno dei primi in Italia del genere, è stato firmato da Pd, Pdl, Fli, Udc, Api, Mpa, Sel, Idv, Responsabili, Rifondazione Comunista, Comunisti italiani.
Il protocollo sulle 'liste pulite' impegna i partiti a non presentare e sostenere alle elezioni amministrative candidati nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, che siano stati condannati anche con sentenza non definitiva o per i quali sia stata emessa misura cautelare personale non revocata nè annullata. Il Codice, in particolare, esclude dalle liste candidati coinvolti in reati di mafia, estorsione, usura, riciclaggio, traffico illegale di rifiuti, reati patrimoniali come la turbativa nelle gare d'appalto o persone interdette dall'esercizio di pubbliche funzioni.
Il segretario provinciale etneo del partito La Destra, Ruggero Razza, che nelle note iniziali non era stato incluso fra i firmatari del documento, spiega con vena polemica che si è trattato di un errore (non del partito): "Anche il movimento politico La Destra ha sottoscritto il codice di autoregolamentazione dei partiti alla Prefettura di Catania. Nel corso della riunione proprio La Destra ha evidenziato alcune carenze del protocollo. Spiace che si sia data la presenza di un partito che non c'era e sia scomparso uno che era presente. Forse le nostre precisazioni e la richiesta ai soggetti politici di non ritenere sufficiente l'autocertificazione dei candidati hanno destato qualche fastidio".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica.it, Corriere del Mezzogiorno]

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05 luglio 2011

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