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Seconda ed ultima giornata elettorale

Nei 23 comuni siciliani affluenza in calo: ieri ha votato il 52,59% degli elettori, rispetto al 59,48% delle precedenti amministrative

30 maggio 2011

Chiusi dalle 15 i seggi anche Sicilia dove si è votato in 27 comuni, unico capoluogo di provincia Ragusa. Alle ore 22 ieri ieri, alla terza rilevazione sull'affluenza alle urne nei 27 comuni siciliani chiamati al rinnovo di sindaci e consigli comunali, ha votato il 52,59% degli aventi diritto. Alla stessa ora, nei 27 comuni, alle precedenti elezioni amministrative aveva votato, invece, il 59,48%, con un calo complessivo, quindi, dell'6,89%. Nell'unico capoluogo di provincia coinvolto, Ragusa, ha votato il 53,10%, con - 2,76% rispetto alle precedenti amministrative del 2006. I dati sono diffusi dal servizio elettorale regionale al quale vengono comunicati dai Comuni.
Il Comune con la percentuale di affluenza più alta è Antillo (Messina) con il 69,09%, quello con la più bassa, invece, San Biagio Platani (Agrigento) con il 36,71%. La Provincia con la percentuale di affluenza più alta è Messina, con il 58,56%, quella con la più bassa Caltanissetta con il 45,75%. Il Comune con il maggior incremento percentuale rispetto alle precedenti amministrative è Antillo (Messina) con un + 2,18%, quello con il maggior decremento Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) con un - 13,79%.
Le urne saranno aperte fino alle 15 di oggi, quando avverrà l'ultimo rilevamento dell'affluenza al voto. Lo spoglio delle schede per l'elezione dei sindaci e dei consigli comunali inizierà subito dopo.

Questi i dati di affluenza alle urne, rilevati alla chiusura delle urne alle ore 22, nei 27 comuni al voto:
Provincia di Agrigento (5 i comuni al voto): Canicattì (50,92%, alle precedenti elezioni 53,98%), Favara (50,04%, 55,74%), Montevago (58,85%, 64,95%), Porto Empedocle (51,74%, 53,08%) e San Biagio Platani (36,71%, 40,34%).
Provincia di Caltanissetta (1): Vallelunga Pratameno (45,75%, 59,54%).
Provincia di Catania (1): Ramacca (55,45%, 56,57%).
Provincia di Messina (10): Antillo (69,09%, 66,91%), Capo d'Orlando (57,81%, 61,15%), Caronia (59,69%, 64,70%), Falcone (49,88%, 53,45%), Ficarra (62,80%, 67,32%), Galati Mamertino (62,86%, 64,86%), Patti (60,44%, 63,89%), San Marco d'Alunzio (64,23%, 67,25%), Sant'Angelo di Brolo (50,25%, 54,95%) e Torregrotta (58,71%, 62,25%).
Provincia di Palermo (3): Bagheria (52,92%, 56,83%), Campofelice di Roccella (60,15%, 66,82%) e Terrasini (49,77%, 55,11%).
Provincia di Ragusa (2): Ragusa (53,10%, 55,86%) e Vittoria (50,19%, 55,46%).
Provincia di Siracusa (4): Ferla (62,86%, 63,29%), Lentini (48,26%, 46,84%), Noto (52,46%, 56,06%) e Sortino (58,06%, 60,02%).
Provincia di Trapani (1): Campobello di Mazara (53,78%, 54,06%).

ELEZIONI SICILIA: UN TEST INUTILE
di Agostino Spataro

Difficilmente, dal voto amministrativo di domenica e lunedì prossimi potranno venire indicazioni di conferma o di smentita dell'attuale, incerto quadro politico regionale.
Chi aspetta il voto per motivare richieste di verifica e/o di nuovo governo alla regione resterà deluso.
Basta vedere gli apparentamenti nei 27 comuni chiamati al voto, compresa Ragusa, tutti in difformità rispetto alle posizioni, di maggioranza o di opposizione, dei partiti all'Ars, per dedurne che sará un test sostanzialmente inutile che, invece di chiarezza, porterá altra confusione.
Il problema non nasce solo dall'esiguità del campione, ma soprattutto dalle vistose anomalie dei comportamenti elettorali locali, in taluni casi davvero clamorose.
Certo, in consultazioni locali è ammessa una qualche flessibilità, ma senza contraddire le linee strategiche e di alleanza dei partiti.
Purtroppo, tali contraddizioni sono evidenti anche in comuni importanti: da Vittoria a Favara, da Ragusa a Porto Empedocle dove - come vedremo - si è dato vita ad una vera ammucchiata.
I partiti, i loro più titolati esponenti sembrano allo sbando, non riescono a controllare, a orientare i gruppi dirigenti locali sempre piú insubordinati.
Diverse sono le cause che influiscono su tali comportamenti. L'esempio che più pesa proviene dalla regione, dallo scardinamento del sistema partitico che ha innescato una spinta ribaltonista, destrutturante che esalta i particolarismi e stuzzica gli appetiti a livello locale.

Il fenomeno riguarda un po' tutti, con maggiore o minore intensità. Si va dal Pd, che peró in alcuni comuni preferisce aggregazioni tipo Milano, all'on. Cateno de Luca il quale in diversi comuni si é alleato con i governativi del Mpa e del Pd salvo poi mettere in circolazione un video di propaganda dove li stramaldice, e da "siciliano vero" chiede un voto per "mannalli tutti a casa", s'intende i suoi alleati governanti.
Tuttavia, la palma del partito più incoerente spetta al MpA del governatore Lombardo il quale mentre denuncia il complotto, le rappresaglie degli ascari del Pdl, del Pid, di Forza del Sud contro la sua giunta e la Sicilia, benedice accordi elettorali e di governo con i rappresentanti locali di quest'ascarismo.
Fino al punto d'inviare i suoi assessori "tecnici" a sostenere, con inopportune dichiarazioni di disponibilità, candidature targate Mpa contro quelle del PD che si sta svenando per assicurare la sopravvivenza della giunta Lombardo.
E' successo a Vittoria, ma anche a Favara, dove il candidato sindaco Mpa, per altro ex dirigente storico del Pci e del Pds, è appoggiato da ben sei liste tutte di centro-destra: dal Pdl al Pid a Forza del Sud.
Anche per quanto riguarda il personale politico proposto, nulla di nuovo in questa tornata elettorale: riemergono, da oscuri meandri, personaggi riciclati, disponibili a tutte le infornate, provenienti dalle due principali tradizioni politiche italiane: la Dc e il Pci ossia due partiti morti che andrebbero piú rispettati almeno dai parenti piú intimi.
Evitando, cioé, queste piroette e cambi di casacca per vestire ambizioni frustrate, smodate che - si spera - non saranno premiate dagli elettori.

Intorno a questi aspiranti a sindaco preme un sfilza di liste zeppe di giovanissimi candidati a digiuno di politica e di amministrazione.
Una nuova primavera della politica? Parrebbe proprio di no.
La gran parte sono figli d'arte, di padri inquieti e previgenti i quali sanno che con un gruzzolo di preferenze potranno aspirare a un seggio in consiglio e sperare d'aprire una delle cento porte del potere.
Come detto, il culmine di questa pratica trasformistica è stato raggiunto a Porto Empedocle, città di Pirandello e di Andrea Camilleri il quale, saggiamente, ha rifiutato l'offerta di assessore propostagli dal sindaco Calogero Firetto che, anche nella veste di coordinatore provinciale dell'Udc, pensava di fare il pieno di voti e di celebrità. Infatti, a parte Camilleri e Idv, sono tutti con lui in questa facile battaglia, benedetta dall'Enel e sostenuta da ben otto liste (su nove): Pd, Fli, Forza del Sud, Udc, Sicilia Vera, MpA, più due civiche. Mancano il PdL, qui assorbito da Forza del Sud dell'on. Cimino, e il Pid mai nato nella città di Firetto.
Insomma, dopo Ribera, dove col sindaco Udc, Carmelo Paci, si sono schierate tutte le forze politiche, è la volta di Porto Empedocle, dove l'unica lista che si contrappone è quella di Idv.
Ma che succede? I partiti appaiono come estenuati, rinunciatari, esasperatamente consociativi. In entrambi i casi, l'Udc è riuscita a calamitarli verso il centro. Per la gioia di Firetto, sempre più smagliante di luce angelica, che vede qusta ampia confluenza come il calco per un futuro "accordo politico nazionale".

Una nuova tendenza o una grande ammucchiata?
Spero sia solo un'ammucchiata paesana, se fosse una tendenza saremo di frone a qualcosa di patologico che potrebbe preludere alla fine della politica.

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30 maggio 2011
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