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Secondo il N° 2 di Cosa nostra, Nino Giuffrè, la mafia appoggiò il governatore Totò Cuffaro

Secca la replica del presidente della Regione Sicilia: ''Sono solo porcherie!''

06 luglio 2004

Secondo il pentito Antonino Giuffrè (il N° 2 di Cosa Nostra e braccio destro del super latitante Bernardo Provenzano), in occasione delle elezioni regionali del 2001 i boss al vertice di Cosa nostra avrebbero deciso di appoggiare la candidatura di Salvatore Cuffaro, poi eletto presidente della Regione siciliana, e adesso indagato per concorso in associazione mafiosa.
Queste dichiarazioni sono contenute in un interrogatorio depositato agli atti del processo all'ex assessore comunale di Palermo dell'Udc, Domenico Miceli, in cella da giugno dello scorso anno per concorso in associazione mafiosa. Il processo a Miceli si è aperto oggi.

Giuffrè, pur avendo lanciato accuse gravi, non è stato tuttavia in grado di indicare episodi specifici, né ha parlato di contatti diretti tra il candidato ed esponenti delle cosche. Il collaboratore ha detto al pm Nino Di Matteo nell'interrogatorio reso il 6 marzo 2003 - e rimasto fino adesso secretato - , che l'appoggio a Cuffaro sarebbe stato deciso dai capimafia Bernardo Provenzano, Benedetto Spera, Giulio Gambino e Salvatore Fileccia, perché era ritenuto un politico ''affidabile''.

Rispondendo ad una domanda del sostituto Di Matteo, Giuffrè afferma di non essere a conoscenza di specifici episodi ''di pagamento di tangenti'', ma di aver saputo della ''affidabilità'' di Cuffaro da Nino e Franco Militello, persone che il pentito sostiene essere vicine a lui, ma che non fanno parte di Cosa nostra. I due amici di Giuffrè sarebbero stati impegnati nella compagna elettorale di Cuffaro. In questo modo, spiega il pentito, i boss erano informati in tempo reale degli incontri elettorali del candidato alla presidenza della Regione e di tutto quello che faceva.

Il pentito ricorda che Provenzano voleva che al governo della Regione ritornasse un democristiano, perché il capomafia latitante sarebbe stato legato alla Democrazia Cristiana ''non perché ne fosse innamorato - dice Giuffrè - ma perché quelle persone che ne facevano parte sapevano fare le cose, avevano una preparazione adatta''.
Ricordiamo che sempre Giuffrè, avrebbe indicato in una deposizione del 2002, la divisione partitica fra i due grandi boss siciliani, Provenzano e Riina, uno legato alla Dc, l'altro al Psi

''Già nell'ultimo periodo del 2000 - aggiunge il pentito - Provenzano sosteneva che non bisognava ancorarsi a Forza Italia e diceva che era meglio fidarsi dei vecchi conoscenti che non dei nuovi''. I mafiosi per le consultazioni regionali si sarebbero messi da parte durante la campagna elettorale, evitando ''pubbliche sponsorizzazioni'', tanto che Giuffrè e Provenzano, avevano deciso di vietare a boss e gregari di partecipare a incontri per evitare di ''bruciare'' i politici che venivano appoggiati. Il pentito sostiene che Cosa Nostra voleva restare dietro le quinte e, attraverso ''facce pulite'' controllare i ''loro candidati''. Rispondendo alle domande del pm Di Matteo, Giuffrè afferma infine che nell'ambiente di Cosa nostra si diceva con largo anticipo che Cuffaro avrebbe battuto Leoluca Orlando

Arriva immediata e secca la replica di Cuffaro: ''Di fronte a queste porcherie posso solo ribadire che non ho mai chiesto voti alla mafia né ho mai fatto favori alla mafia''. Il Governatore definisce inoltre la ricostruzione del pentito ''strana, suggestiva e sospetta''.
"Tra la parola del pentito Giuffrè e quella del governatore Cuffaro per me vale molto di più quella del presidente della Regione''. Così, il presidente della commissione regionale Antimafia della Sicilia, Carmelo Incardona commenta le accuse del pentito. ''Comunque -dice Incardona - sarà la magistratura che dovrà accertare alla fine dell'inchiesta la verità''.
Il presidente dell'Antimafia siciliana si dice, inoltre, ''stupito'' per il fatto che ''queste notizie vengano rese note e tirate fuori soltanto adesso alla vigilia del processo Miceli''.

Diversi i toni del vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, Angela Napoli: ''Purtroppo la buona parte dei cittadini siciliani ha dato al presidente della Regione Cuffaro dei suffragi tali da eleggerlo al Parlamento europeo''. L'esponente del partito di Gianfranco Fini, commentando le ultime accuse lanciate da Giuffrè al governatore della Sicilia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, ricorda il suo invito a Cuffaro dello scorso marzo ''a dimettersi'', proprio perché indagato per mafia.
''A questo punto – ha detto Angela Napoli - non può che essere lui stesso a fare le valutazioni e optare''. Poi spiega: ''dico che Cuffaro è stato purtroppo eletto, perché anche gli elettori siciliani non hanno privilegiato la questione morale. Io richiamo sempre la questione morale nei confronti dei partiti, ma gli elettori devono ricordare che l'unica arma che hanno è quella del voto. La soluzione ideale è quella di candidare delle persone dello stesso territorio che, però, abbiano il coraggio di lasciare fuori qualsiasi tipo di collusione''.

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06 luglio 2004
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