Segni come sogni

Licini, Melotti e Novelli fra astrazione e poesia alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania

14 febbraio 2011

SEGNI COME SOGNI
LICINI, MELOTTI E NOVELLI FRA ASTRAZIONE E POESIA

Catania, Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle
Fino al 12 giugno 2011
Mostra realizzata in collaborazione con: Mart- Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
A cura di: Gabriella Belli e Alessandra Tiddia

Accanto alla grande antologica dedicata a Carla Accardi, la Fondazione Puglisi Cosentino propone a Palazzo Valle un secondo, prezioso appuntamento espositivo. E' quello con le 27 selezionatissime opere di "Segni come sogni. Licini, Melotti e Novelli fra astrazione e poesia".
La mostra è curata da Gabriella Belli e Alessandra Tiddia e organizzata dalla Fondazione presieduta da Alfio Puglisi Cosentino in collaborazione con il MART - Museo di arte contemporanea di Trento.

Cosa accomuna due pittori come Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado (AP), 1894 - 1958) e Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano,1968), e uno scultore come Fausto Melotti (Rovereto, 1901 - Milano, 1986)? Non l'appartenenza a una medesima stagione artistica ma una comune vocazione lirica attraverso lo sviluppo di una dimensione anti-volumentrica, che potrebbe essere declinata nelle parole della leggerezza, del gioco, della fantasia.
Licini e Melotti appartengono a quella generazione che più direttamente ha desunto da Klee e Kandinsky i modi dell'astrazione lirica, ma condividono con il più giovane Novelli il rifiuto della solidità costruttivista in favore di una libertà espressiva che attinge alla fantasia e all'inconscio, e all'ironia come serbatoii di immagini e visioni.
Nelle Amalasunte di Licini come ad esempio nella piccola quanto straordinaria Amalasunta con trombetta su fondo giallo (1949) ritroviamo l'ironia surrealista che rende lo spazio luogo dello stupore analogamente a quanto rivelano le sculture di Melotti, come Nel deserto (1977) o Le contrade (1977), risultato di una creatività fluida e ricca di humor.
La leggiadria ironica che accomuna i lavori di questi due artisti qui esposti può essere letta come un'alternativa mediterranea alla lezione dell'astrattismo lirico che ha contraddistinto gran parte della produzione artistica italiana e internazionale dell'immediato dopoguerra, influenzando anche la generazione seguente a cui appartengono Carla Accardi ma anche Gastone Novelli, che proprio alla fine degli anni '50 esponeva insieme all'Accardi nelle mostre romane con opere come Paura clandestina (1959), qui presentata.
Il suo lavoro, rappresentato in mostra da un piccolo nucleo di dipinti di grande importanza, come La montagna degli Adepti (1962) o Guerra alla guerra (1968) che ha partecipato alla contestata Biennale del 1968, affidano al segno un sentimento che lo associa a Licini e Melotti: quell‘ironica allusione al mondo delle cose, all'universo di quegli oggetti divisi fra regola e astrazione.

Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, 1894 - Ascoli Piceno, 1958)

A soli quattordici anni si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Bologna, che frequenta fino al 1914, insieme ai compagni Morandi e Pozzati. Terminati gli studi si trasferisce a Firenze, dove si avvicina alle proposte culturali di Soffici e al pensiero politico di Papini. Animato dalla propaganda interventista, si arruola volontario, ma viene ferito a una gamba e ricoverato all'ospedale San Gallo di Firenze. Durante la degenza nel nosocomio intreccia una relazione con l'infermiera Beatrice Müller, dalla quale nasce il figlio Paolo. Al termine del conflitto si stabilisce a Parigi, dove vivono già la madre e la sorella, ballerina all'Opéra. Nella capitale francese partecipa alle esposizioni dei Salons d'Automne e dei Salons des Indépendants e conosce gli artisti che animano la vita cultura e parigina, come Picasso, Cocteau, Cendrars, Kisling e Modigliani, del quale diventa amico.
Nel 1926 torna in Italia e si stabilisce a Monte Vidon Corrado, cominciando una vita appartata e scandita secondo i lenti ritmi del paese e della vita familiare.
Espone raramente: nel 1926 prende parte alla I Mostra di Novecento a Milano e due anni più tardi alla prima esposizione de Les Italiens de Paris nella capitale francese. Negli anni Trenta abbandona la pittura figurativa per l'Astrattismo e, nel 1935, espone alla I Mostra collettiva di arte astratta italiana, che ha luogo nello studio torinese di Casorati e Paulucci. Pur non condividendo appieno le idee della guida del Futurismo, Licini partecipa alla conferenza tenuta da Marinetti al teatro delle Arti di Roma per la difesa dell'arte, in opposizione al concetto fascista di arte degenerata e, nel 1939, espone alla III Quadriennale di Roma a fianco dei futuristi.
Nel 1941 firma il manifesto Valori primordiali Milano Como con Munari e Nizzoli. Anche dopo la fine della seconda guerra mondiale l'artista si allontana raramente dal paese, nel quale ricopre pure la carica di sindaco. Continua la sua ricerca artistica con serietà e coerenza e, negli anni 1956 e 1957, dipinge le serie Amalasunte e degli Angeli, che rappresentano la sua produzione più felice.
Nel 1958, anno della sua morte, ottiene i più alti riconoscimenti per la carriera: il Centro Culturale Olivetti di Ivrea gli dedica una personale e durante la Biennale di Venezia ottiene il Gran Premio Internazionale di Pittura.


Fausto Melotti (Rovereto (TN), 1901 - Milano, 1986)

Frequenta la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto e nel 1915 si trasferisce con la famiglia a Firenze, fino al 1918. S'iscrive alla Facoltà di Fisica e Matematica presso l'Università di Pisa, si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1924 e, l'anno successivo, è a Torino. S'iscrive all'Accademia Albertina, che frequenta fino al 1927, anno in cui si trasferisce all'Accademia di Brera. Nel 1930 partecipa alla Triennale di Milano. Nel 1935 è presente alla "Prima mostra collettiva d'arte astratta italiana", che ha luogo nello studio torinese dei pittori Casorati e Paulucci, e in questa occasione firma il Manifesto per l'arte astratta. Nel maggio tiene la sua prima personale presso la Galleria Il Milione e aderisce al gruppo parigino di Abstraction-Création. Nel 1937 compie un viaggio a Parigi. Nel 1941 si trasferisce a Roma; fa ritorno a Milano due anni più tardi, dove trova il suo studio e tutte le sue opere distrutte dai bombardamenti; riprende in quel periodo la sua attività di ceramista. L'artista comincia a collaborare con alcuni architetti. Nel 1956 si dedica alla pittura e presenta le sue tele alla Galleria dell'Annunciata di Milano. Nel 1974 riceve il prestigioso Premio Rembrandt della Fondazione Goethe di Basilea e, nel 1977, il Premio Europeo Biancamano.

Gastone Novelli (Vienna, 1925- Milano 1968)

Compie gli studi superiori a Roma. Prende parte alla Resistenza e, condannato a morte, riesce a salvarsi per intervento della madre. Liberato dall'arrivo degli Alleati nel 1944, l'anno dopo si laurea a Firenze in scienze politiche e sociali. Nel 1947 inizia a dipingere. Soggiorna per un anno in Brasile. All'inizio del 1950 si tiene la sua prima personale a Roma presso il Teatro Sistina. Torna in Brasile e si stabilisce a San Paolo, dove resta fino al 1954. Partecipa alla fondazione del movimento ODA Arte per l'Architettura. Si trasferisce di nuovo a Roma e inizia ad adottare nuove tecniche. Nel 1957 ha modo di compiere diversi viaggi a Parigi. Con Perilli è il fondatore della rivista “L'Esperienza Moderna”. Nel 1961 partecipa alle mostre del gruppo Continuità e tiene la prima personale parigina alla Galerie du Fleur. Negli anni sessanta gli appuntamenti espositivi a cui partecipano le sue opere sono molti, anche negli Stati Uniti. Nel 1968, ottiene una sala personale alla Biennale di Venezia, dove, per protesta contro la presenza della polizia, si rifiuta di esporre le sue opere. Muore il 22 dicembre, a causa di un collasso dopo un intervento chirurgico.

-------------------------------------------------
"Segni come sogni" avrà gli stessi orari e la medesima durata della mostra su Carla Accardi, ovvero fino al 12 giugno, così come unico sarà il biglietto di ingresso.

Per informazioni e prenotazioni:
Fondazione Puglisi Cosentino
Tel. + 39 095 7152228, + 39 095 7152118
Email: info@fondazionepuglisicosentino.it
Web: www.fondazionepuglisicosentino.it

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

14 febbraio 2011

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia