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Sempre intense le indagini sulla scomparsa della piccola Denise, e le procure mettono in guardia i giornalisti

Continuano in tutte le direzioni le ricerche di Denise Pipitone. Privilegiata la ''pista privata''

12 maggio 2005

La Procura di Marsala è tornata a puntare il dito sui giornalisti, come già aveva fatto in passato, sempre nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento della piccola Denise Pipitone, scomparsa, ricordiamo, da Mazara del Vallo (TP) il primo settembre scorso.
I magistrati di Marsala con i colleghi della Procura per i Minorenni di Palermo hanno infatti stigmatizzato ''la recente campagna di 'gogna pubblica' cui è stata sottoposta una persona che non soltanto dovrebbe beneficiare della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna sancita dalla Costituzione, ma, secondo i principi dell'ordinamento giuridico italiano, merita particolare protezione e riguardo in ragione della giovane età''.
Il riferimento è alla sorellastra della bambina scomparsa che è indagata per concorso in sequestro di persona dalla procura per i minori. Le procure hanno ribadito che le ''indagini sono secretate, con la conseguenza che chiunque divulghi senza autorizzazione notizie sul contenuto di atti di indagine, o peggio ancora renda pubblici in tutto o in parte atti di indagine, risponde del reato di cui all'art. 684 c.p.''.
I magistrati hanno inoltre precisato che ''le notizie relative a presunti contrasti fra i due uffici inquirenti, divulgate da diversi organi di stampa e televisione, sulle modalità di conduzione delle indagini sono assolutamente infondate''.

Alla richiesta di un commento sulla presa di posizione dei magistrati, Piera Maggio, madre della piccola Denise ha risposto: ''Quello che è stato detto e scritto sulla mia vita privata aumenta il dolore per la scomparsa di mia figlia Denise. Non è bello essere giudicata dalla gente, leggendo i giornali le persone possono farsi un'idea sbagliata e comunque la mia vita privata non deve interferire nelle ricerche di Denise. Le indagini devono andare avanti, ma specificare determinate cose, che appartengono alla sfera privata, non aiuta a ritrovare Denise, si riduce tutto a gossip''.
''La mia vita - ha detto dice la donna - è stata messa in piazza, col risultato di distruggere me e la mia famiglia. Comunque io non esprimo giudizi sulla stampa, se i magistrati criticano il modo con cui i media hanno affrontato le ultime vicende avranno i loro buoni motivi''.

Intanto dai quotidiani si ha notizia dell'intensificazione delle indagini sulla ''pista privata'', che gli inquirenti hanno sempre dichiarato di privilegiare. La tesi secondo la quale a rapire Denise è stato qualcuno che voleva vendicarsi di sua madre, Piera Maggio.
Sono tre gli alibi che i magistrati siciliani stanno verificando per accertare se Denise Pipitone, possa essere stata portata via dalla sorellastra e chi eventualmente l'abbia potuta aiutare.
Gli investigatori sono tornati a controllare i movimenti di due giovani di Mazara che potrebbero aver avuto un ruolo nella sparizione della bambina.
  

La sorellastra di Denise aveva più di un motivo per odiare Piera Maggio. Per lei suo padre era andato via di casa, con lei - dicevano le chiacchiere di paese poi confermate - aveva avuto una figlia, Denise appunto. E dunque, è il sospetto degli inquirenti, la ragazza potrebbe aver preso la bimba per vendetta. Forse la sua intenzione era soltanto quella di spaventare la madre, ma poi la situazione potrebbe esserle sfuggita di mano. O forse potrebbe aver consegnato la bambina ad altre persone.
La ragazza indagata ha raccontato bugie circa i suoi spostamenti della mattina del primo settembre. I tabulati telefonici e i riscontri effettuati attraverso alcuni testimoni dicono che quella mattina potrebbe essere stata proprio nella zona dove abita la famiglia Pipitone. Ma non è l'unica ad aver mentito. Anche le dichiarazioni del suo fidanzato sono state smentite dai controlli effettuati attraverso i dati forniti esaminando il ''traffico'' del suo cellulare. Sulla scena sembra sia poi comparso un terzo uomo. Pure lui vive a Mazara ed è parente della sorellastra di Denise. Poco dopo la sparizione della bimba è stato interrogato e ha fatto dichiarazioni che sarebbero state sconfessate attraverso alcuni accertamenti tecnici. Accertamenti che adesso vengono estesi fino a Milano.

Durante questi sei mesi il lavoro degli inquirenti è stato alacre e complesso. Sono state più di cento le utenze intercettate, migliaia i tabulati acquisiti, decine le ''cimici'' piazzate, diverse le telecamere utilizzate per monitorare gli spostamenti dei sospettati. Un lavoro che portato molti indizi, ma nessuna prova decisiva. E infatti resta in piedi la pista che porta al sequestro effettuato da un gruppo di nomadi. L'ultimo accertamento disposto qualche settimana fa dai magistrati punta alla Lombardia, a quel filmino girato il 18 ottobre scorso da una guardia giurata davanti alla banca di via Ettore Ponti a Milano, che ritrae una bambina chiamata Danas mentre va in giro con una coppia di zingari. Gli investigatori stanno confrontando i numeri cellulari in funzione il primo settembre a Mazara del Vallo con quelli che il 18 ottobre erano presenti nella zona del capoluogo lombardo per scoprire se Denise possa essere stata ceduta dopo essere stata rapita e portata via dalla Sicilia.

www.cerchiamodenise.org

www.giornalistifreelance.it

- Il caso Denise, le intercettazioni (Corriere.it)

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12 maggio 2005
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