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Imponente operazione antimafia interforze nel Trapanese: arrestati i familiari di Matteo Messina Denaro

13 dicembre 2013

Il cerchio attorno all'"ultimo grande boss latitante" di Castelvetrano va stringendosi sempre di più. Un'imponente operazione antimafia interforze (denominata operazione Eden),da parte di Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e Direzione investigativa antimafia (Dia), ha colpito esponenti di spicco del clan di Matteo Messina Denaro. Tra le persone finite in manette ci sono anche cinque parenti del padrino di Castelvetrano: la sorella Anna Patrizia, il nipote Francesco Guttadauro e i cugini Giovanni Filardo, Lorenzo Cimarosa e Mario Messina Denaro.

Sono complessivamente 30 gli arresti. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo, hanno colpito in particolare le famiglie mafiose di Castelvetrano e Campobello di Mazara. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione.

Secondo gli inquirenti e gli investigatori, "esercitavano da anni un controllo capillare e con modalità riconducibili a Cosa Nostra sulle attività economiche ed imprenditoriali della provincia di Trapani, con ingenti interessi nel settore dell'edilizia". "Le indagini - precisa la polizia - hanno confermato il ruolo dirigenziale tuttora rivestito dal latitante Matteo Messina Denaro all'interno del mandamento e nella provincia mafiosa, accertandone la funzione di direzione tra le varie articolazioni dell'organizzazione e di collegamento con le altre strutture provinciali di Cosa nostra". Gli affari, però, venivano gestiti in gran parte direttamente dai parenti e, in particolare, "con riferimento all'attività di sostegno economico al circuito familiare del latitante, è emersa la contiguità e il ruolo di responsabilità decisionale raggiunto in seno al sodalizio mafioso da Patrizia Messina Denaro e da Francesco Guttadauro, rispettivamente sorella e nipote del ricercato".

Affari che consistevano soprattutto in "un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell'edilizia e relativo indotto, mediante la gestione e la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti. L'organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi ed elementi di spicco del sodalizio". A fianco di queste attività "è stata inoltre accertata la diffusa pressione estorsiva esercitata sul territorio anche ai danni di imprese concorrenti e perfino di privati cittadini che avevano ereditato una rilevante somma di denaro".

Nel quadro dell'operazione, la Guardia di finanza sta procedendo al sequestro preventivo di complessi aziendali riconducibili al latitante intestati a prestanome, costituiti da società operanti nel settore dell'edilizia, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.
Per il procuratore aggiunto Teresa Principato, che insieme ai sostituti Sabella e Guido coordina le ricerche di Matteo Messina Denaro, "questa indagine è un decisivo passo avanti verso il latitante". "L’operazione di questa notte - ha detto Pricipato, intervistata da Salvo Palazzolo - è la prosecuzione di un cammino iniziato nel 2009.  Ancora una volta sono stati colpiti i patrimoni dell’organizzazione, in particolare le aziende - ovvero la cosiddetta cassa comune dell’organizzazione - che consentivano di mantenere i detenuti e i loro familiari, ma anche lo stesso latitante. Non è un caso che in questa operazione siano stati contestati diversi reati di intestazione fittizia di beni, perché il principale interesse dei boss mafiosi, ancora prima della libertà, è la conversazione del proprio patrimonio".

- Blitz nella roccaforte di Messina Denaro di Salvo Palazzolo (Repubblica/Palermo)

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13 dicembre 2013

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