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Senza Terra

E' continuo il dramma dell'immigrazione. Nel Canale di Sicilia aumenta il numero dei morti

18 agosto 2005

Nel primo semestre di quest'anno sono sbarcate sulle coste siciliane 7.543 persone. E' uno dei dati del ''Rapporto sullo stato della Sicurezza in Italia'' presentato qualche giorno fa dal Ministero dell'Interno. ''L'immigrazione clandestina via mare è stata drasticamente ridimensionata - ha detto il Ministro dell'Interno Beppe Pisanu - con l'azzeramento dei flussi dall'Albania e dalla Turchia verso Puglia e Calabria. Pertanto il fenomeno interessa ora solo Lampedusa e le coste siciliane. Questi i dati che sintetizzano, in termini di clandestini sbarcati, la diminuzione dell'ultimo quadriennio: dai 23.719 del 2002 si è passati ai 14.331 del 2003 e ai 13.635 del 2004. Nel primo semestre di quest'anno - ha spiegato Pisanu - sono sbarcate 7.543 persone, nonostante il fortissimo aumento della pressione migratoria dall'Africa dovuto a calamità naturali e gravi eventi sociali e politici''.

Lampedusa, 16 agosto 2005
La lunga traversata nel Canale di Sicilia, poi lontano il baluginio delle luci della costa. Finalmente  la terra ferma.
Il barcone si avvicina e urta la scogliera e mentre gli immigrati si tuffano in mare per raggiungere precipitosamente la riva, uno di loro sarebbe rimasto impigliato per le gambe alla cima legata alla ''mazzara'', una grossa pietra che di solito si usa al posto dell'ancora.
L'uomo, morto annegato, sarebbe stato trascinato dalla corrente insieme alla barca fino a 2,5 miglia a nord di Punta Sottile, dove il suo corpo è stato ritrovato dalla Guardia costiera.

La vittima dell'ennesimo sbarco a Lampedusa è un giovane africano. L'ispezione cadaverica, effettuata dal medico del presidio sanitario dell'isola, ha accertato la presenza di acqua nei polmoni. Dalla bocca del giovane, presumibilmente di 25 anni, usciva anche schiuma, ''sintomo - dice il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Michele Niosi - di morte per annegamento''.
Per la Guardia costiera è plausibile che l'uomo sia rimasto impigliato nella cima nel tentativo di gettarsi in mare e raggiungere la costa, come avrebbero fatto gli altri immigrati.
Il vento che soffiava da nord-ovest e la corrente poi avrebbe trascinato l'imbarcazione al largo e il giovane africano sarebbe morto annegato.
Sul ritrovamento del cadavere e sullo sbarco degli immigrati la Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta.

Mentre veniva rinvenuto il cadavere da una  motovedetta della Guardia costiera, che già era in mare quando è stato raccolto l'Sos lanciato dal peschereccio Anteo che aveva segnalato una barca ''vuota'' alla deriva, i carabinieri bloccavano sulla terraferma 110 clandestini, ai quali qualche ora dopo se ne sono aggiunti altri 78, tra cui sei donne e tre bambini.
In tutto 188 extracomunitari sbarcati e intercettati, ai quali, all'interno di un Cpt, verrà dato come identità un numero per poi essere spediti indietro. Pacchi numerati che nessuno vuole.


Quando gli immigrati erano gli italiani
di Mario Lenzi ( ilPassaporto.it)

''In una officina di South Braintee - rapinatori italiani - uccidono il cassiere''. ''Inquietudine nel Bronx - basta con gli immigrati" - ''Italiani assassini - terrore a Chicago'' - ''Navi cariche di italiani: impedire gli sbarchi'' - ''Pena di morte contro i due delinquenti italiani''.
Sono alcuni titoli apparsi su giornali americani degli anni Venti. Un'ondata xenofoba percorre gli Stati Uniti. Da più parti si chiede che siano adottate misure straordinarie contro l'immigrazione che dall'Italia riversa nelle laboriose città americane milioni di disperati. Quasi tutti cercano un lavoro, anche se sottopagato.
Pochi fortunati riescono a mettere su qualche modesta attività commerciale, ma i loro negozi sono devastati dalle organizzazioni xenofobe, tanto che sono costretti a raggrupparsi, per difendersi, nel quartiere di Little Italy. Molti entrano nella malavita locale. Alcuni si organizzano in bande. Contro di loro l'opinione pubblica insorge. Le accuse sono sempre le stesse: sovversivi, anarchici, ma soprattutto camorristi e mafiosi. I giornali non fanno distinzione fra gli italiani onesti e i rapinatori assassini. Fra gli immigrati, ci sono gli uni e gli altri.

Oggi la comunità italo-americana (15 milioni e 700 mila, pari al 6 per cento della popolazione totale) è entrata nelle classi alte degli Stati Uniti: i candidati alla presidenza se ne contendono il voto. Fra loro, sono molti i nomi noti, anzi famosi, di politici, industriali, atleti sportivi, artisti fra i più celebrati del cinema e del teatro. Ma nella prima metà del secolo scorso, gli italiani erano ai livelli più bassi della società. Lasciarono il nostro paese dal 1869 al 1875 una media annua di 123.000 emigranti, e dal 1876 al 1915 dai 550.000 ai 650 mila l’anno: 25 milioni di italiani. L'emigrazione cessò dal 1915 al 1918. Il governo di Roma aveva trovato nella prima guerra mondiale il modo di impiegare le eccedenze. Un'intera classe anagrafica, quella del 1899, fu praticamente cancellata nelle trincee. L'emigrazione salì di nuovo di nuovo negli anni Venti e poi diminuì per la politica restrittiva del governo USA sotto le pressioni dell'opinione pubblica, fino a cessare nel secondo dopoguerra. Ora l'emigrazione di massa si rivolgeva soprattutto verso gli altri paesi europei: Germania, Francia, Belgio.

Le storie accadute negli anni della grande emigrazione negli Stati Uniti sono molte e diverse fra loro.

Sacco e Vanzetti
Nel 1920, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani immigrati vengono arrestati sotto l'accusa di avere ucciso per rapina un cassiere e una guardia dell'officina di South Braintee. E' una falsa accusa ma la polizia arresta i due perché la gente è esasperata con gli italiani. Sono, sottoposti a un processo montato senza prove e infine condannati a morte, da una Corte presieduta dal giudice Kazmann. Le proteste dell'opinione pubblica, negli Stati Uniti e in ogni paese dell'Occidente, sono enormi e il processo mobilita grandi masse popolari in Italia e anche in America. La magistratura è inesorabile e non vuole ascoltare ragioni. La sentenza viene eseguita nel 1927. Quando ormai i due sono stati giustiziati, si scoprono le prove della loro innocenza e anche il vero autore del delitto. Ma la giustizia americana impiega mezzo secolo per rivedere il processo e riconoscere l’errore. Nel 1977, Sacco e Vanzetti sono formalmente assolti. Ora le ultime parole di Bartolomeo Vanzetti alla Corte (''Le nostre parole, le nostre vite, non sono nulla. Prendetele. Sono le vite di un calzolaio e di un pescivendolo. Noi non abbiamo nient'altro da darvi'') sono riportate in molti libri di scuola negli Stati Uniti.

La strage di San Valentino
Il 14 febbraio 1929, festa di San Valentino, nell'autorimessa Heyer's, a Chicago, gli uomini di Al Capone, travestiti da poliziotti, trucidarono sette affiliati alla banda Moran. L'efferatezza del crimine, uno dei più gravi nella storia della criminalità americana, provocò un vero choc nella città americana. Alphonse - detto Al - Capone era un gangster napoletano. All'epoca del proibizionismo si era dato al traffico clandestino di alcool e in breve tempo era diventato il capo inafferrabile di una banda responsabile di numerosi crimini. La strage di San Valentino fu uno di questi. Ma Al Capone, che resta forse il più famoso fra i camorristi e i mafiosi italiani, ispiratori fra l'altro di romanzi e film famosi, era un uomo molto abile, con vaste aderenze ai piani alti della società e aveva alle sue dipendenze stuoli di avvocati molto esperti. Potè essere imprigionato solo nel 1932, ma solo per evasione fiscale: liberato nel '39, si ritirò nella sua ricca proprietà di Miami.

Da spazzino a poliziotto
Fra le associazioni criminali che agivano in Sicilia e negli Stati Uniti le più note furono ''Cosanostra'' (che si affermò, con Al Capone ai tempi del proibizionismo e poi si impose in varie attività illegali: estorsioni, giochi d'azzardo, sfruttamento della prostituzione, traffico di stupefacenti) e la ''Manonera'', contro la quale gli stessi emigrati italiani costituirono associazioni in appoggio alla polizia federale, che furono dette della ''Manobianca''. Nella lotta alla ''Manonera'' si distinse un poliziotto che diventò famoso in tutto il mondo: Giuseppe Petrosino. Figlio di contadini salernitani, era emigrato a New York e aveva trovato lavoro come spazzino dal Comune: con il suo intuito, sventò un complotto contro l'attorney general della metropoli e così fu assunto nella sezione italiana della polizia internazionale. Le sue imprese lo portarono in breve tempo a capo della sezione. Era famoso nella pubblicistica popolare. Incaricato di fermare i delitti della ''Manonera'' si recò a Palermo per indagare sui rapporti fra delinquenza americana e mafia. Fu ucciso per strada con quattro revolverate. I suoi funerali furono celebrati con grande solennità a New York. Un giornale del New Jersey titolò: ''Non solo ladri''.

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18 agosto 2005
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