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Sequestrato a Lampedusa lo yacht dell'ex presidente tunisino Ben Alì

La Guardia di Finanza ha sequestrato uno yacht di proprietà di Ben Alì, in esilio in Arabia Saudita dallo scorso mese di gennaio

03 giugno 2011

La Guardia di Finanza nei giorni scorsi ha sequestrato a Lampedusa un grande yacht risultato di proprietà dell'ex presidente della Repubblica di Tunisia Ben Ali, in esilio in Arabia Saudita dallo scorso mese di gennaio.
Il provvedimento di sequestro della lussuosa imbarcazione, ormeggiata nel porto dell'isola e formalmente di proprietà di un nipote dell'ex presidente tunisino, è stato emesso dalla Corte di Appello di Roma dopo complessi accertamenti patrimoniali svolti da finanzieri del nucleo di Polizia Tributaria di Roma.
L'attività delle Fiamme Gialle è derivata da una rogatoria internazionale, in base a una convenzione stipulata nel 1967 fra Italia e Tunisia, con la quale l'Autorità giudiziaria tunisina ha chiesto ai magistrati italiani di individuare e sequestrare i possedimenti dell'ex Capo dello Stato nordafricano e dei suoi familiari, in quanto ritenuti beni di proprietà del popolo tunisino. I militari sono così risaliti al natante, un 'Atlantique 43' lungo 14 metri e del valore di circa un milione di euro, al quale sono stati apposti i sigilli. Nel corso dell'operazione della Guardia di Finanza vi è stato un intenso scambio informativo con l'Interpol, che sta coordinando l'attività delle polizie di oltre 20 Paesi impegnate nella ricerca del patrimonio di Ben Alì e della sua famiglia.

Proprio in questi giorni il Qatar ha deciso di congelare i beni riconducibili al clan familiare di Ali, conti e proprietà dell'ex presidente tunisino, della moglie, Leila, e dei congiunti. Lo Stato petrolifero ha quindi dato risposta positiva alla richiesta in tal senso che era stata avanzata dalle autorità tunisine, che stanno cercando di poter fare rientrare nel Paese quanto Ben Alì e il suo entourage avevano accumulato, illegamente, in mezzo mondo, sia con conti correnti che con proprietà, soprattutto immobiliari. Ora la Tunisia aspetta che anche l'Arabia Saudita emetta provvedimenti come quelli del Qatar.

[Informazioni tratte da Ansa, Repubblica/Palermo, Corriere del Mezzogiorno, Lasiciliaweb.it]

 

 

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03 giugno 2011
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