Serve un piano anti-fame

Al convegno romano della FAO i potenti riconoscono i problemi ma litigano sul da farsi

04 giugno 2008

"La crisi alimentare è una battaglia che non possiamo perdere, il nemico è la fame che produce rivolte e instabilità [...] I leader del mondo lascino Roma con l'impegno preciso, con un senso di urgenza, di combattere la fame, perché la crisi alimentare a medio e lungo termine esige un impegno politico continuo". Queste le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, rivolte stamane ai leader mondiali presenti alla seconda giornata del vertice FAO che si sta tendendo a Roma e che si chiuderà domani.
"Il mondo non può assolutamente permettersi di fallire nella sfida alla crisi mondiale dei prezzi dei generi alimentari", ha detto Ban Ki-moon. "Centinaia di milioni di persone non aspettano altro: il nostro dovere è agire subito. Dobbiamo fare in modo che il sistema internazionale di scambi sia più efficiente affinché il cibo sia disponibile a prezzi ragionevoli".

Continua, dunque, il summit sulla sicurezza alimentare nel mondo, vertice dal quale nella prima giornata di ieri si è potuto appurare che tutti, capi di Stato e di governo, esperti, funzionari della Fao e militanti delle Organizzazioni non governative, concordano che la crisi alimentare è un'emergenza drammatica. La diversità nelle visioni del mondo viene fuori subito dopo, quando si devono individuare le cause e delineare una cura.
Insomma, al vertice dell'agenzia Onu per l'Alimentazione e l'agricoltura la totale condivisione esiste solo sull'allarme, e sulla fatto che serve un piano d'azione globale per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante che sottrae spazi all'agricoltura e provoca l'aumento dei prezzi.
Chiara, dunque, anche la sfida che la ''Fame nel Mondo'' lancia ai capi di stato e ai 4.749 rappresentanti dei 183 Paesi chiamati a Roma per il summit. Una sfida a cui si aggiunge la richiesta che viene dai paesi più poveri di poter garantire coltivazioni locali alle popolazioni.

Una piccola sintesi di numeri per fotografare la situazione che hanno davanti agli occhi i delegati... Nel 1996 erano 800 mila le persone affamate. Uno degli obiettivi del Millennio era quello di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con problemi legati al cibo. Ma nel 2006 quel numero è cresciuto (854 mila) e visto l'aumento dei prezzi alimentari dell'83 per cento negli ultimi tre anni, nei prossimi anni potrebbe essere un miliardo le persone che non riescono ad avere i livelli necessari di alimentazione. Insomma, non c'è più tempo da perdere.
Il grido d'allarme e la necessità "di passare dalle parole ai fatti", è stato ieri il senso di tutti gli interventi, da quello del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon a quello di Jacques Diouf, direttore generale della FAO.

"Passare dalle parole ai fatti" è stata la parola d'ordine utilizzata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ieri ha aperto i lavori parlando di "crisi drammatica" per superare la quale "non si può fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato". Quindi, meno parole e più fatti. Concetto ripreso anche dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha presieduto la prima parte della sessione. "Mi riconosco nella parole di Napolitano" ha detto il premier: "E' il tempo delle azioni rispetto a quello delle parole". La fame nel mondo è un "grave e terribile problema", una "situazione difficilissima", un "tragico momento" da affrontare mettendo "a disposizione risorse concrete". Berlusconi ha chiesto di "togliere i vincoli Ue per gli aiuti ai Paesi poveri".

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha proposto un piano strategico globale con misure a breve e a lungo termine per frenare l'impennata dei prezzi dei generi alimentari. Alla base, un aumento degli aiuti all'agricoltura per arrivare nel 2030 ad aumentare del 50 per cento la produzione di cibo. Ricetta rilanciata dal direttore generale della FAO, Jacques Diouf, per il quale "servono 30 miliardi di dollari l'anno". "I protezionismi distorcono il mercato" e per fronteggiare la crisi alimentare "serve produrre il 50% in più di derrate alimentari entro il 2030". "Come possiamo spiegare alla gente di buon senso - ha sottolineato con forza Diouf - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all'anno per riuscire a nutrire gli 862 milioni di affamati?". Immediata la replica di Ban Ki-Moon: "Occorre agire oggi e agire subito perchè la popolazione mondiale nel 2015 arriverà a 7,2 miliardi di persone".
Ban Ki Moon e Diouf hanno usato un linguaggio netto, senza mezzi termini, un linguaggio se vogliamo più da ong che da istituzioni. "E' incomprensibile - hanno detto - che nel 2006 siano stati impiegati sussidi per un ammontare di 11-12 miliardi di dollari per deviare dal consumo umano 100 milioni di tonnellate di cereali soprattutto per soddisfare la richiesta di combustibile per automezzi". Altro paradosso delle economie dei Paesi Ocse - ha detto ancora Diouf - è "l'aver sconvolto i mercati mondiali, spendendo 372 miliardi a sostegno della propria agricoltura, 20 miliardi di dollari per gli eccessi di consumi dovuti all'obesità, mentre il conto degli armamenti nel 2006 è arrivato a 1.200 miliardi di dollari".
FAO e Onu hanno dunque chiesto non solo interventi di carattere umanitario dovuti all'emergenza, ma anche misure strutturali a lungo termine (il microcredito ai piccoli produttori; mezzi di produzione, incluse sementi e fertilizzanti, per arrivare in tempo alla stagione della semina di quest'anno) perchè - ha sottolineato Diouf - "il problema della sicurezza alimentare è un problema politico, una questione di priorità tra i bisogni umani, e le scelte fatte dai governi determinano anche l'allocazione delle risorse".

Ma le parole di Ki-moon/Onu e di Diouf/FAO non sono riuscite ad armonizzare le voci degli altri
sulla questione biocarburanti e sussidi, due dei nodi più ingarbugliati tra i tanti (almeno sette) che le 183 delegazioni dovranno cercare di sciogliere nel documento finale di domani.
Deve essere trovato un modo condiviso per dare "nuova centralità all'agricoltura" visto che il 70 per cento dei poveri vivono in zone rurali e in venti anni gli aiuti sono scesi del 56 per cento. Vanno studiate, in maniera condivisa, "nuove sovvenzioni all'agricoltura" perchè la produzione agricola dei mercati domestici è "un fattore cruciale per la sicurezza alimentare". Sembra difficile trovare una soluzione sui biocarburanti: troppe posizioni divergenti, troppi interessi in ballo eppure è la causa prima delle crisi alimentare. Non c'è accordo neanche riguardo all'effettiva influenza dei biocarburanti sull'impennata dei prezzi delle materie prime agricole: il 3% secondo gli Stati Uniti, il 5% secondo la FAO che prevede un incremento della loro influenza fino al 15%. La raccomandazione della FAO è che "i singoli Stati tengano sempre ben presenti, insieme all'incremento delle superfici e delle produzioni, anche la sicurezza alimentare globale". Un po' debole, in effetti. Più facile invece l'accordo su "l'incremento della produzione agricola che passa dagli investimenti sulle infrastrutture dell'agricoltura". In Africa è coltivato solo il 4 per cento del territorio. Infine l'export: basta con dazi e blocchi nell'import e export e esportazioni che "inaspriscono la spirale dei prezzi".

Gli interventi di Franco Frattini e Nicolas Sarkozy
Frattini al summit Fao: "Serve una task force anti-fame" - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha portato al vertice FAO le proposte concrete dell'Italia: "All'Ue - ha detto il ministro - chiederemo di mettere a punto un meccanismo internazionale per creare scorte strategiche che facciano fronte alle urgenze. Questo - ha aggiunto - ridurrebbe le speculazioni".
Per Frattini ognuno deve fare la propria parte, "il governo italiano ha liberato il 50% di risorse in più e ha un impegno per il 2008 di 180 milioni di euro". Il ministro ha poi ricordato che il premier Berlusconi ha proposto all'Europa di liberare risorse adeguate per la lotta alla povertà, chiedendo di porre fuori dai vincoli di bilancio le erogazioni verso i Paesi poveri. Il capo della diplomazia italiana ha poi riferito di avere apprezzato la costituzione della task force "anti-fame" istituita dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, e ha richiamato la comunità internazionale a "un'azione globale in cui ognuno deve fare la propria parte".
L'Italia, che tra pochi mesi assumerà la presidenza del G8, si è impegna a riproporre "con forza" ai grandi del pianeta l'importanza di "impegnarsi per vincere insieme la sfida contro la più fondamentale e grande delle disuguaglianze che esiste", la fame. E' questo il solenne impegno assunto ieri dal ministro degli Esteri, Franco Frattini a trovare una comune strategia per affrontare l'attuale emergenza alimentare.

Nicolas Sarkozy: "La Francia raddoppierà gli aiuti'' - "La Francia raddoppierà quest'anno gli aiuti alimentari ai Paesi poveri, portandoli a 60 milioni di euro". Lo ha annunciato il presidente Sarkozy nel suo intervento al vertice della Fao. "Serve una risposta urgente" ha detto nel lanciare la proposta di un partenariato mondiale per l'alimentazione e per l'agricoltura e la creazione di una linea di credito per la sicurezza alimentare. Il partnerariato mondiale proposto da Sarkozy dovrà, come lui stesso ha spiegato, fondarsi su tre pilastri: il rafforzamento del coordinamento internazionale che avverrà con la creazione anche di un gruppo internazionale sulla sicurezza alimentare che dovrà avere scambi con le altre istituzioni internazionali, con le Ong e con la comunità scientifica e finanziaria. Il secondo pilastro sarà quello di una rete di conoscenze scientifiche sulla sicurezza alimentare attraverso la creazione di un gruppo di scienziati internazionali che dovrà analizzare la situazione e dare una "diagnosi obiettiva" della sicurezza alimentare mondiale. Infine il terzo pilastro, ha aggiunto il presidente francese, la mobilitazione finanziaria della comunità internazionale. In particolare Sarkozy ha proposto la creazione di una 'facility' mondiale per la sicurezza alimentare: una linea di credito per mettere a punto programmi settoriali agricoli e sostegno alle azioni innovative portate avanti dalle ong e dalle organizzazioni dei produttori. La linea di credito sarà tutelata dal Fida, l'organizzazione internazionale per gli aiuti allo sviluppo e sarà aperta a investitori istituzionali pubblici e privati.

[Informazioni tratte da Repubblica.it, Corriere.it, La Stampa, AGI]

- "Il mondo capovolto alla Fao" di Emanuele Giordana (www.lettera22.it)

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04 giugno 2008

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