Sgominata rete internazionale di pedofili online. Operazione congiuta tra le polizie tedesca e italiana e l'Interpol

18 ottobre 2007

La polizia italiana ha scoperto ieri una rete internazionale di pedofili on line. L'operazione, denominata ''Trinity'' ha visto coinvolta l'Interpool, la polizia tedesca e quella italiana: ''unico modo per affrontare un problema globale''.
Quarantatre le perquisizioni in 15 regioni italiane, sette le utenze intestate a enti pubblici e privati.
Gli accertamenti e le perquisizioni, finalizzati al sequestro di materiale pedopornografico, porteranno all'identificazione degli utenti che hanno scaricato il materiale. Il fine delle indagini è di trovare i bambini sfruttati e gli autori dei video che sono stati preventivamente sostituiti dalla polizia tedesca con dei file vuoti.

L'operazione ''Trinity'' trae origine da un'attività di intelligence della polizia tedesca iniziata 10 anni fa che, nell'ambito della collaborazione internazionale tramite l'intervento dell'Interpool, ha interessato la polizia italiana. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e dal sostituto Adriana Blasco, entrambi della Procura di Palermo.
L'indagine, nella quale sono stati impiego di centinaia di agenti, ha interessato la Sicilia, le Marche, la Puglia, l'Emilia Romagna, la Toscana, la Liguria, la Lombardia, la Campania, l'Umbria, la Calabria, il Lazio, il Piemonte, la Valle d'Aosta, il Friuli Venezia Giulia, e il Veneto.

Le indagini telematiche sono cominciate circa un anno fa, quando è stata individuata una bacheca elettronica a carattere pedofilo, i cui link indirizzavano a server ubicati in Germania.
Dalla bacheca era possibile scaricare i video illegali, per la visione dei quali era indispensabile l'utilizzo di uno specifico software. La polizia tedesca, tramite l'Interpool, ha girato la segnalazione alla polizia postale italiana. Gli investigatori hanno così identificato 43 utenti italiani, sette società e 36 privati, che avevano scaricato il materiale pedopornografico.
Quattro gli ''utenti'' siciliani coinvolti: uno a Palermo (che avrebbe scaricato il materiale da un pc di un ente pubblico), gli altri tre a Catania, Messina e Siracusa.
La difficoltà di queste tipo di indagini, secondo il compartimento della Polizia postale e delle comunicazioni di Palermo, è nel riuscire a individuare esattamente chi sono gli utenti che hanno scaricato il materiale, considerato anche il fatto che, in 7 dei 43 casi, le utenze sono intestate a degli enti che sono estranei a ipotesi di responsabilità. Diverso il caso delle utenze private dove, secondo l'esperienza maturata, solitamente sono gli stessi utilizzatori a farsi avanti di fronte alla perquisizione della polizia.

Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi computer, cellulari, videocamere, macchine fotografiche e migliaia di supporti informatici (Cd, Dvd, pen drive), ritenuti particolarmente utili non soltanto per confermare quanto già emerso nel corso delle indagini, ma anche per un ulteriore sviluppo investigativo da parte della polizia postale.
I soggetti coinvolti ''rischiano la denuncia in caso di detenzione o di tentativo di detenzione, il discorso è diverso se lo sviluppo delle indagini accerterà che il materiale è stato condiviso o trasmesso ad altre persone''.

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18 ottobre 2007

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