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Sì alla revisione del processo Contrada

La Corte d'appello di Caltanissetta ha ammesso la revisone del processo all'ex numero tre del Sisde condannato per associazione mafiosa

26 settembre 2011

Revisione del processo per Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato con sentenza definitiva a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha deciso la Corte d'appello di Caltanissetta. Il processo di revisione inizierà l'8 novembre.

Dunque, la sua speranza di "aver restituito l'onore" e la "rispettabilità del suo nome" si riaccende. La Procura generale di Caltanissetta, tuttavia, ha espresso parere negativo sulla richiesta di revisione del processo presentata dalla difesa. Secondo fonti della stessa Procura generale, ogni decisione finale sarà presa nell'udienza fissata per l'8 novembre. In quella sede le parti illustreranno le rispettive posizioni e la Corte deciderà definitivamente sul processo di revisione.
Quindi, non è conclusa la vicenda giudiziaria dell'ex numero tre del Sisde, per decenni ai vertici della polizia e delle squadre antimafia, cominciata la vigilia del Natale '92 col suo clamoroso arresto quando aveva 60 anni: ne ha compiuti 80 il 2 settembre scorso.

Contrada, per bocca del legale Giuseppe Lipera, che ha cominciato ad assisterlo dopo la condanna definitiva, si è detto "frastornato" da una notizia che "sembrava impossibile", ma "pessimista" per la storia della sua vicenda giudiziaria, anche se "la speranza è l'ultima a morire". "Sono sempre fermo - ha detto Contrada - al brocardo latino 'ad impossibilia nemo tenetur' (all'impossibile non si può fare alcunché) perchè dopo tutto quello che ho passato negli ultimi venti anni ho tutti i motivi per essere pessimista. Ora devo trovare il tempo e il tempo ormai per me stringe e la salute scarseggia. La speranza è l'ultima a morire; l'unica mia speranza è l'imprevisto".
L'avvocato Lipera ha detto di essere "felicissimo, perché è un risultato a cui credevamo tantissimo e per cui combattiamo da quattro anni. Sin da quando ho conosciuto Contrada mi sono reso conto di trovarmi davanti a un uomo meraviglioso, che con la mafia non aveva nulla a che spartire. Finalmente potremo dimostrare la sua estraneità ai fatti in un'aula giudiziaria e sarà possibile restituirgli giustizia".
Nella richiesta di revisione Lipera ha allegato agli atti il libro 'Nel labirinto degli dei' del pm Antonio Ingroia e una consulenza psicologica su Contrada. Nel ricorso l'avvocato chiede la citazione dei magistrati: Antonio Ingroia, Alfredo Morvillo e Giancarlo Caselli. Il legale sollecita la Corte a sentirli su un episodio riportato nel libro del procuratore aggiunto palermitano: il magistrato parla di Vincenzo Scarantino, il pentito che si era autoaccusato di avere organizzato il furto della Fiat 126 utilizzata come autobomba nella strage di via D'Amelio e che poi ha ritrattato. Il collaboratore aveva fatto "nuove accuse a carico di Bruno Contrada" e la Procura di Palermo "diede incarico alla polizia giudiziaria di fare indagini", ma "l'esito fu sconfortante". Così, si legge nel libro del pm, le sue dichiarazioni "non furono mai utilizzate".
Secondo l'avvocato Lipera, il mancato versamento dell'atto istruttorio nel fascicolo del pm avrebbe "impedito alla difesa di esercitare le azioni che avrebbero potuto chiarire il contesto in cui stava maturando tutta la vicenda giudiziaria e di usare ogni strumento utile per fare emergere la verità".
La perizia dello psicologo ritiene "non conciliabile con la disposizione caratteriale di Contrada" l'accusa contestata di "avere colluso con un sistema 'nemico' rispetto a quello a cui appartiene e che per tutta la sua carriera ha perseguitato".

L'avvocato Lipera ha infine reso noto il decreto di citazione (00073/2011), per l'udienza dell'8 novembre prossimo. La Corte avverte il legale di comparire alle 9 - è scritto nel decreto - "per essere presente alla relazione della causa, proporre i mezzi a difesa e udire la sentenza che starà per essere pronunciata...". "Il processo di revisione a Bruno Contrada si fa l'8 novembre - ha detto Lipera in una conferenza stampa a Catania - Chi dice che questo annuncio è un falso o è ignorante o è in malafede. In base al codice di procedura penale le possibilità che ha la corte di Appello che riceve la domanda di revisione di una sentenza sono due: non ammetterla o decidere di andare oltre emettendo decreto di citazione a giudizio".
"Qui abbiamo il decreto di citazione - ha proseguito - l'invito a Contrada a comparire, a sentire la relazione, a proporre i mezzi di prova e ad ascoltare la sentenza. Quindi siamo in attesa di una sentenza. Contrada potrà essere assolto potrà avere confermata la condanna: ma la revisione è certa". "Credo fermamente - ha continuato Lipera - nell'innocenza di quel galantuomo di Bruno Contrada e lotterò per la sua assoluzione. Per sapere cosa ha convinto i giudici a riaprire il processo dovrei essere nella mente dei giudici che hanno fatto questa sorta di predelibazione". "So solo - ha aggiunto - quello che ho scritto nella domanda di revisione, cioé della novità di un avvenimento che si sconosceva, cioé le accuse lanciate da Scarantino e le indagini fatte dalla polizia giudiziaria di Palermo, che avevano dato esito negativo, e la circostanza che tutto questo non era versato nel fascicolo del pubblico ministero. Sono circostanze che abbiamo appreso esclusivamente leggendo il libro di Antonio Ingroia 'Nel labirinto degli dei'". "A seguito di esposti e denunce varie - ha continuato Lipera - abbiamo il pronunciamento del Procuratore generale della Cassazione che, nel rigettare, cioé nell'archiviare un nostro esposto fatto per questa attività, che secondo noi non è corretta da parte dalla magistratura, ha comunque detto che sul piano della revisione questi sono argomenti certamente validi".
Rispondendo alla domanda di un cronista che gli ha chiesto se ritenesse che Contrada "rientri nella lotta fra le procure di Caltanissetta e Palermo", Lipera ha detto: "No assolutamente. Questo è un processo come un altro, non c'e nessun sconfitto e nessun vincitore. Speriamo che vinca la giustizia ma è un processo che si potrà concludere con una assoluzione o con una condanna, come tutti gli altri processi". "Questo elemento che vi ho dato è importante - ha concluso - perché in un processo da chiacchiericcio, perché il concorso esterno in associazione mafiosa non è previsto dalla legge come reato, senza accuse specifiche rimane un'accusa di tipo fumogeno".

Una vicenda giudiziaria che dura da 19 anni - Bruno Contrada, 80 anni, ex funzionario del Sisde che vedrà, dopo la decisione della Corte d'appello di Caltanissetta, celebrare la revisione del processo in cui è stato condannato a 10 anni per concorso alla mafia, era entrato in polizia nel 1958, è diventato investigatore di punta dell'antimafia, a più riprese è stato capo della squadra mobile di Palermo negli anni '70, poi dirigente della Criminalpol, capo di gabinetto dell'Alto commissariato antimafia e, infine, 'numero tre' del Sisde.
Dopo l'arresto, alla vigilia del Natale 1992, ha scontato 31 mesi e sette giorni di carcerazione preventiva. Era accusato da 'pentiti' di passare informazioni a Cosa nostra e di avere consentito la fuga di pericolosi latitanti, come il boss dei boss Totò Riina, ricevendo la 'copertura' di non identificati vertici istituzionali.
Uno dei primi ad accusarlo fu Gaspare Mutolo, del quale Contrada ricorderà di averlo più volte arrestato e sosterrà che la sua è una vendetta. Ma ci sono anche Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi e Giuseppe Marchese.
Contrada è stato assolto nel primo processo d'appello, il 4 maggio 2001, dopo la condanna a dieci anni inflittagli in primo grado il 5 aprile 1996. Poi è la Cassazione, il 12 dicembre 2002, ad annullare il verdetto assolutorio e a disporre un nuovo processo. Arriverà quindi la condanna a 10 anni di reclusione, il 25 febbraio 2006, che nel maggio del 2007 la Cassazione rende definitiva. Ora il nuovo passaggio di una vicenda giudiziaria che dura da 19 anni.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

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26 settembre 2011
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