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Si dilatano i tempi dell'italico sogno nucleare

Le centrali nucleari in Italia? Pronte ad essere costruite dal 2020... forse

30 maggio 2008

Averne paura per alcuni è solo uno sciocco ed inutile tabù; per altri invece è follia assoluta nonché un imperdonabile passo indietro. Fatto sta che l'affaire nucleare, recentemente riproposto dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, può diventare una bella "gatta da pelare" per il governo. Sicuramente i tempi annunciati dallo stesso ministro per iniziare a costruire nuove centrali nucleari ("Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione") sono destinati a dilatarsi. Anzi, una prima dilatazione la si è già avuta. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro Scajola parlando ai microfoni di Sky Tg24 ha già, diciamo così, allungato i tempi: "Se noi partiamo adesso con il nucleare, significa poter essere pronti, con il tempo di costruzione, la scelta della tecnologia, l'ubicazione dei siti e tutto ciò che serve per costruire un percorso virtuoso e non di divisioni nella nostra popolazione, nel 2018-2020". Saremmo pronti, ha aggiunto Scajola, "nel momento importante come scadenza a livello mondiale e europeo ad avere un'energia nucleare che possa coprire 1/4 della nostra esigenza".
"Oggi - ha continuato Scajola che ha dichiarato di aver votato a favore del referendum che obbligò il governo a chiudere le centrali nucleari esistenti nel nostro Paese - all'Italia serve un mix energetico che garantisca maggiore indipendenza", da qui la necessità dell'agognato ritorno al nucleare. Il problema dell'energia "è uno dei più grandi di questo Paese", ha proseguito, perchè "l'energia serve non solo per illuminare e riscaldare ma anche per le aziende e il commercio". Quindi "se le decisioni hanno una logica e una prospettiva non bisogna avere paura di spiegarlo ai cittadini e, se si fanno i conti, la gente capisce".

Ma come farà il governo a far accettare alle popolazioni dei siti prescelti la vicinanza con le centrali nucleari? Magari spiegandogli che quelle che si costuiranno (se si costruiranno), saranno centrali "d'avanguardia", centrali di III generazione avanzata, come quella che si sta costruendo in Finlandia.
E se ciò non bastasse a convicere chi dovrà (se mai dovrà) vedere fuori dalla propria finestra, "quasi dentro il proprio guiardino", una di queste costruzioni, come si fa? "Proponendo bollette più leggere per i cittadini dei comuni che ospiteranno impianti nucleari", questa la risposta  di Scajola. "Ci saranno grandi benefici per i cittadini che avranno il disturbo psicologico di ospitare un impianto nucleare: dovranno pagare molto meno e avere bollette più leggere".

All'orizzonte intanto, più che futuristiche centrali futuristiche si vedono manifestazioni anti-nucleari. Un orizzonte di cui si vedrà bene la linea sabato prossimo, giorno in cui è stata convocata una grande manifestazione unitaria a Milano, organizzata dalle associazioni ecologiste e dai sindacati (Acli, Wwf, Cgil, Confederazione italiana degli agricoltori, Cisl, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Uil e decine di altre organizzazioni) contro la scommessa nucleare del governo.
A dire la verità l'appuntamento del 7 giugno in piazza San Babila era stato già programmato da tempo, prima che Scajola pigiasse sull'acceleratore promettendo agli italiani e a Confindustria l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro la fine della legislatura.
In un primo momento, infatti, la manifestazione voleva essere un'occasione per premere a favore di scelte politiche coerenti con gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto, ma cambiare l'ordine del giorno della manifestazione, aggiungendo alla difesa del clima le parole d'ordine contro il nucleare, è stata questione di un attimo. "L'Italia - hanno affermato in una nota congiunta gli organizzatori - deve dimostrare di saper partecipare a un nuovo progresso. Che non è fatto né di fonti fossili, né tanto meno di nucleare. Le attuali tecnologie non hanno ancora risolto nessuno dei problemi legati al rischio d'incidenti, alla messa in sicurezza delle scorie e allo smantellamento dei vecchi impianti. L'atomo è una scelta antieconomica e insicura".

Accusati da sempre di saper solo opporre dei no, gli ambientalisti si presentano alla manifestazione con un articolato pacchetto di proposte. "La rivoluzione che vogliamo - dicono - ha degli obiettivi precisi: si propone subito, in tutta Europa e nel mondo, di ridurre in dieci anni del 20% il consumo complessivo di energia attraverso risparmio e maggiore efficienza, di far dipendere per almeno il 20% il fabbisogno energetico da fonti rinnovabili e di ridurre del 30% le emissioni di gas che alterano il clima sulla terra". "Sarà una grande marcia di cittadini - hanno affermato ancora gli organizzatori - che credono in un'alternativa energetica alle fonti fossili, respingono con forza ogni ipotesi nuclearista, credono in una gestione diversa e sostenibile del territorio e dell'agricoltura, propongono soluzioni concrete per la gestione dei rifiuti, promuovono la mobilità su ferro, non credono nelle grandi opere faraoniche panacea di tutti i mali, ma nelle infrastrutture utili e in un'opera capillare di ristrutturazione delle nostre aree urbane e del territorio".

Rubbia vs Veronesi
Il fisico: si occupi di oncologia. Il medico: non mi scontro con lui
di Franco Foresta Martin (Corriere.it, 26 maggio 2008)
Umberto Veronesi, diventato paladino del nucleare, non piace al Nobel Carlo Rubbia che lo zittisce pubblicamente: «Veronesi si occupi di oncologia, dove riesce benissimo, lasciando il nucleare a chi ne ha competenza». Un botta a risposta a distanza. Lo scontro fra l'oncologo, neo senatore Pd, e il premio Nobel per la Fisica si è consumato fra un convegno e l'altro, dopo l'annuncio del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, di voler procedere alla costruzione di nuove centrali nucleari entro cinque anni. Veronesi aveva esultato, dichiarando quello che ormai ripete da tempo: «Il nucleare è una scelta inevitabile e sicura, per tutto il mondo e per l'Italia in particolare».
Ma Rubbia, da anni impegnato a progettare una nuova generazione di centrali solari a concentrazione, non ha gradito: «Rispetto Veronesi come uomo e come scienziato, ma lasci il nucleare a chi ha passato anni a studiarlo». Veronesi non replica. Preferisce non alimentare una polemica fra big della ricerca scientifica. Lui, per l'esattezza, il nucleare ha tentato di rilanciarlo già un anno prima di Scajola. L'anno scorso, il 29 maggio, presentando con Marco Tronchetti Provera la "Conferenza mondiale sul futuro della scienza" di Venezia (dedicata all'energia), ha lanciato l'idea della costruzione in Italia di dieci centrali Epr (come quelle in costruzione in Francia e Finlandia) entro dieci anni. Rubbia invece pensa che questo nucleare, parente stretto della bomba atomica, sia da sostituire con uno più efficiente e sicuro, per esempio la fissione col torio. Nel frattempo? «Solare a go go».

Ma c'è, tra i competenti, chi scende in campo in difesa di Veronesi. L'ingegner Paolo Fornaciari, uno dei padri del "Progetto Unificato" Enel su cui si basava la filiera nucleare italiana degli Anni '80 sbotta: «Rubbia? Ma se non ha mai progettato nemmeno un chiodo di una centrale nucleare. Lui è un fisico delle particelle, di centrali nucleari non se ne intende affatto». E non perde l'occasione per presentare un suo progetto: «Ricostruire subito con 300 milioni di euro quelle parti di Caorso e Trino smantellate a caro prezzo da Bersani e fare ripartire queste due centrali entro appena dieci mesi!». Per il fisico Fabio Pistella, per anni direttore generale dell'Enea, oggi presidente del Centro informatico della pubblica amministrazione, Rubbia è troppo schematico: «Il nucleare è una terra di confine. E il cittadino si aspetta un contributo sia da Rubbia sia da Veronesi. Il primo è competente sui fenomeni della fissione, il secondo sulle conseguenze. Per valutare i pericoli della diffusione dei radionuclidi nell’ambiente, devo ascoltare Veronesi».

Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, spezza mezza lancia a favore del premio Nobel: «Sono d'accordo con Rubbia quando dice che devono pronunciarsi gli esperti; ma a rigore di termini nemmeno lui è un ingegnere nucleare. Per conto mio sono favorevole al ritorno delle centrali che però arriveranno fra dieci anni». Infine, il presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare Roberto Petronzio: «Polemica sterile. Per formarsi un'opinione corretta, valutare opportunità e rischi, è utile ascoltare tutti gli esperti con formazione scientifica». Rubbia vale Veronesi.

- Il premier albanese: "Siamo pronti a costruire le centrali nucleari per l'Italia" di Francesco Battistini

- Un governo ''nucleare'' (Guidasicilia.it, 23/05/08)

 

 

 

 

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30 maggio 2008
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