Si è concluso a Catania il 1° Convegno internazionale di Vulcanologia

Affrontati i temi della realtà geodinamica del territorio etneo e di quella turistica

06 maggio 2003

Due giornate di studio dedicate agli aspetti scientifico-vulcanologici e turistici dell'Etna, un dibattito che si è concluso sabato e che ha visto all'indomani l'inaugurazione del Museo Vulcanologico di Nicolosi, e un'escursione alle zone sommatali del Vulcano.

Così, tra relazioni scientifiche di vulcanologi e studiosi italiani, francesi e spagnoli, che hanno partecipato alla sessione dedicata agli aspetti geodinamici, e progetti per una nuova e più funzionale fruibilità turistica dell'Etna, si è concluso il 1° Convegno Internazionale di Vulcanologia organizzato dalla Provincia, dall'Azienda Turismo e dal Comune di Catania.

''L'Etna degli ultimi 2000 anni è essenzialmente costruito da prodotti che hanno riempito la Caldera del Piano (formata a seguito dell'eruzione del 122 a.c.) ai quali si sono aggiunti, via via, i materiali delle eruzioni periferiche distribuite più o meno omogeneamente lungo tutti i fianchi del Vulcano. Nell'ultimo millennio c'è stata una attività continua nelle zone sommatali dell'Etna. Questa attività è stata essenzialmente di tipo effusivo ed occasionalmente con formazione di coni di materiale piroclastico (di cui un esempio sono i Monti Rossi del 1669) di tipo esplosivo. Questi prodotti, emessi nel tempo, coprono tutta la superficie del Vulcano''. Questa la premessa che Renato Cristofolini, Ordinario di Vulcanologia presso l’Università di Catania, ha fatto al suo intervento.

''Considerata appunto la tipologia delle emissioni riscontrate, per quanto di nostra conoscenza, possiamo dire - ha aggiunto Cristofolini - che le ultime eruzioni a partire da quella del 1981 sono nel dettaglio abbastanza eterogenee tra di loro per quanto riguarda la durata, i volumi emessi, l'ubicazione delle bocche, il carattere di esplosività. Ma queste caratteristiche si riscontrano in modo omogeneo anche nelle eruzioni documentabili dei secoli precedenti. Tra tutte - ricorda, concludendo, Cristofolini - emerge l'evento del 1669 caratterizzato da una notevole esplosività (Cono dei Monti Rossi) con una colata di 15 chilometri che si è espansa su diversi rami, uno dei quali ha raggiunto la periferia occidentale di Catania, gettandosi in mare. Per questo non ci sono elementi, scientificamente validi, per ritenere che l'attività dell'Etna evolva in tempi brevi verso tipologie eruttive esplicitamente esplosive''.

Comunque l'Etna non deve essere considerato un orripilante mostro. ''Questi due giorni – ha detto Angelo Cavallaro, direttore dell'Apt- sono serviti ad attivare le sinergie necessarie che debbono consentirci di arrivare ad una progettualità complessiva, un legame fra l'attento studio scientifico e le possibilità di fruizione''. ''Occorre valorizzare il vulcano proprio nelle sue crisi eruttive - ha esortato Franco Brevini, direttore scientifico del progetto ''Montagne sicure'' - che non sono calamità ma opportunità di promozione''.


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06 maggio 2003

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