Si infittisce il mistero sulla presenza dei resti di Mauro De Mauro in un cimitero calabrese della 'ndrangheta

24 settembre 2007

A stabilire se nel piccolo cimitero di Confluenti (CZ), ci siano o meno i resti di Mauro De Mauro, giornalista del quotidiano ''L'Ora'' di Palermo (soppresso dalla criminalità organizzata nel 1970 con il metodo della lupara bianca), invece che quelli del boss locale Salvatore Belvedere affiliato alla 'ndrangheta (il cui cadavere carbonizzato fu trovato nel '71), sarà - s'è possibile - la comparazione con il Dna dei familiari di entrambi.
Intanto il macabro giallo diventa sempre più inquietanti dopo che, nelle operazioni di scavo della fossa dove secondo i registri comunali era stato sepolto Salvatore Belvedere, sono stati rinvenuti nella bara due teschi e due buste di cellofan con all'interno delle ossa. Ad aggiungere un'ulteriore pennellata di fosco colore, anche la scoperta tra le ossa di un lungo coltello a serramanico, segno di un tipico rituale della criminalità organizzata calabrese.
Mentre tutto questo non prova che De Mauro finì a Confluenti, spiega tuttavia che il cimitero di Confluenti era controllato dai boss della 'ndrangheta che se ne servivano per far sparire i corpi delle loro vittime.

I reperti sono stati portati presso l'Istituto di Medicina legale dell'Università ''Magna Grecia'' di Catanzaro. I periti, prima di tutto, dovranno stabilire se sia possibile recuperare a distanza di tanto tempo il Dna dalle ossa, e nel caso sia possibile procedere alla comparazione con il Dna dei familiari di Belvedere e con quello della famiglia De Mauro. A prescindere dalla prova del Dna - l'unica giudicamene valida -, De Mauro presentava una frattura del setto nasale, così profonda e devastante da essere accertata con una rapida ispezione del teschio (prima di approdare a Palermo, il cronista aveva militato infatti nella X Mas di Junio Valerio Borghese ed era sfuggito in modo rocambolesco ai partigiani, pur riportando gravissime ferite. Oltre ad un colpo di calcio di fucile al viso era segnato da esiti di fratture multiple che lo rendevano vistosamente claudicante).
I risultati dell'esame medico-legale si dovrebbero conoscere entro 60 giorni. Il termine è stato stabilito dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominjanni, titolare dell'inchiesta. Non è escluso che a causa della complessità dell'esame, il professor Giulio Di Mizio, che è il medico legale incaricato di effettuare l'esame, chieda una proroga del termine.

Intanto, la storia offerta al poliziotto Salvatore Mirante dal pentito Massimo De Stefano, un tempo affiliato alla cosca Torcasio, continua a convincere poco tanto la Procura di Palermo, quanto la famiglia di De Mauro che ha disertato le operazioni al cimitero, come del resto Paolo Procaccianti, direttore di Medicina Legale a Palermo, consulente di parte. I dubbi hanno composite radici, a partire dal fatto che De Stefano racconta ciò che dice essergli stato rivelato da un altro boss. Secondo la versione di De Stefano, il boss Salvatore Belvedere aveva interesse a farsi ritenere morto. Evaso dal carcere, dove scontava una condanna per sequestro di persona, sarebbe fuggito all'estero. Quando nel '71 furono trovati su monte Conflenti resti umani decomposti, il figlio del latitante li riconobbe per quelli paterni, ma in realtà quei resti, sempre secondo il racconto del pentito, sarebbero stati proprio di De Mauro, sepolto al posto di Belvedere.
A Palermo, dove è in corso il processo per l'uccisione di De Mauro, agli atti esistono le dichiarazioni convergenti di vari pentiti secondo i quali il giornalista fu sepolto su una sponda del fiume Oreto. Tre le ipotesi sul movente: la scoperta di un traffico di droga, dei retroscena del sabotaggio a Catania dell'aereo di Enrico Mattei (Presidente dell'Eni) precipitato a Bescapè, il coinvolgimento nel golpe progettato da Junio Valerio Borghese in combutta con mafiosi.

Gli inquirenti della Dda di Catanzaro, sono invece più ottimisti e parlano di ''ipotesi credibile''. ''L'ipotesi che Mauro De Mauro sia sepolto a Conflenti è credibile perché fondata su ipotesi investigative attendibili. Certezze, comunque, al momento non possiamo averne''. Ha detto il dirigente della Squadra mobile di Catanzaro, Francesco Rattà, parlando con i giornalisti. ''Si sta verificando concretamente la possibilità - ha aggiunto Rattà - che il cadavere sepolto qui a Conflenti non sia quello di Salvatore Belvedere, sulla base dell'identificazione fatta nel momento della sepoltura, nel 1971, bensì di un'altra persona sulla cui identità, però, al momento non abbiamo alcuna conferma. Siamo ancora sul piano delle ipotesi investigative''. ''Comunque, prendiamo in seria considerazione la testimonianza di Salvatore Mirante, il poliziotto in pensione che ha raccolto la confidenza secondo cui a Conflenti potrebbe essere sepolto Mauro De Mauro. Mirante, che è stato in servizio nella Squadra mobile di Catanzaro e che conosco bene, è una persona che ha sempre fatto seriamente il suo lavoro [...] Quando nei primi anni '90 presentò la sua informativa, la polizia giudiziaria non aveva ancora a disposizione i mezzi tecnici moderni per svolgere le sue attività d'indagine, e mi riferisco soprattutto all'esame del Dna. Oggi che possiamo avvalerci di questi strumenti abbiamo la possibilità di svolgere degli accertamenti, in questo senso, più approfonditi ed attendibili. E possiamo valutare con maggiore sicurezza se risponde al vero l'informazione secondo cui De Mauro si trova nel cimitero di Conflenti e sia stato sepolto nel 1971 al posto di Salvatore Belvedere, che in realtà all'epoca non era deceduto ma aveva interesse a spacciarsi per morto''.

- Continua il mistero sulla scomparsa di Mauro De Mauro (Guidasicilia, 21/09/07)

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24 settembre 2007

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