Si spacca il Movimento dei Forconi

Mariano Ferro, leader siciliano: "Non saremo a piazza del Popolo a Roma. Temiamo infiltrati violenti"

16 dicembre 2013

Si spacca il movimento dei Forconi. Il leader Mariano Ferro ha fatto sapere da Palermo che non parteciperà al raduno di mercoledì a Roma. "Mercoledì 18 dicembre non saremo a piazza del Popolo a Roma", ha detto il leader siciliano dei 'Forconi'. "Temiamo che possano esserci degli 'infiltrati' e che la manifestazione da pacifica si trasformi in qualcosa di lontano dalle nostre intenzioni". "Siamo convinti da quello che sta accadendo nelle ultime ore che organizzazioni trasversali potrebbero creare disordini. Noi - ha ribadito Ferro - non possiamo rischiare di farci coinvolgere in situazioni simili e anche un presidio potrebbe essere una miccia pericolosa. C'è una destra in questo Paese che vorrebbe strumentalizzare la protesta e noi non possiamo permetterlo né alla destra né alla sinistra".
Insomma, la protesta continua ma "non a Piazza del Popolo. Vogliamo fare pressione al governo in maniera pacifica, nei territori", conclude il leader dei 'Forconi' siciliani.

A piazza del Popolo a Roma "non ci saranno la maggior parte dei comitati del coordinamento 9 dicembre" ha quindi confermato il Veneto Lucio Chiavegato. "Ci dissociamo - ha sottolineato - anche da Danilo Calvani perché i suoi discorsi a noi non vanno bene". "La protesta è e deve rimanere sul piano democratico e pacifico. Se qualcuno vuole alimentare pensieri "strani" allora noi prendiamo le distanze". I presidi "continuano e cresceranno sul territorio".

Parlando con l'Adnkronos il leader di Latina Danilo Calvani, uno dei portavoce del Coordinamento 9 dicembre, assicura la sua presenza in piazza del Popolo. "Noi abbiamo sempre detto che non vogliamo trattare con il governo - ha sottolineato - evidentemente per loro non è più lo stesso. Avranno cambiato idea...". Mercoledì "io sarò in piazza anche per garantire che non ci siano disordini - replica Calvani - non sarà una protesta né violenta né incivile". Calvani chiarisce anche che a piazza del Popolo "non ci sarà nessun accampamento. Io non ho mai parlato di tendopoli, lo ha fatto qualcun altro. Le tende - assicura - restano nei presidi".

Sulla questione è nuovamente intervenuto il vicepremier Angelino Alfano: "Questa settimana, crediamo sia come quella appena trascorsa". "Faccio un appello ai manifestanti a rispettare le leggi dello Stato perché la loro protesta possa essere ascoltata - ha aggiunto Alfano -. Avendo due orecchie e una sola bocca siamo più pronti ad ascoltare, ma dentro la legge".

LA MISTERIOSA METAMORFOSI DI MARIANO FERRO, EX MASANIELLO DI AVOLA
Qualcosa è cambiato. Mariano Ferro, il Masaniello di Avola, inventore dei Forconi insieme a Martino Morsello, il comandante dei ribelli sul campo, risoluto e ribellista, ha subito una metamorfosi sorprendente: frena, rinvia, dialoga, tende la mano, in una parola preferisce ragionare.
Ed ha una paura matta delle infiltrazioni, personaggi e gruppi che inquinano i Forconi e li fanno apparire come degli eversori. E’ stato lui, infatti, a far saltare la manifestazione unitaria di mercoledì a Roma, che avrebbe dovuto far toccare con mano la solidità, la forza e la irriducibilità del movimento di protesta ormai ramificato in tutta Italia. E invece, Ferro ha detto no, "non ci sto", si corrono rischi troppo gravi, c’è chi sta preparandosi a fare azioni che potrebbero nuocere al Movimento. Noi, ha ribadito, rappresentiamo la protesta civile, niente da fare.
Questa posizione è prevalsa, ma c’è una fascia di Forconi che non vuole più chiamarsi così e preferisce "9 dicembre", che invece non si tira indietro. In testa a questa componente della protesta laziali e veneti.

Ferro, l’incendiario, ha fatto "di peggio". Ha accettato anche l’idea di incontrare i rappresentanti del governo per confrontarsi con loro e capire, queste le sue parole, che cosa stano facendo, come si muovono e che cosa "offrono" al Paese che boccheggia. La rottura con l’ala antagonista più dura si è consumata anche su questa strategia. I Forconi laziali e veneti non vogliono parlare con nessuno, non credono negli impegni e nelle promesse. La rivolta avrebbe un solo scopo, il tutti a casa. Nessuna piattaforma, nessuna vertenza. Ferro, invece, legittima il governo come controparte. Non è questione di poco conto, da una parte c’è il ribellismo senza sbocchi, dall’altra la protesta, la trattativa, gli obiettivi.
I Forconi siciliani hanno cominciato diversamente, però. Quando si affacciarono sulla scena, in Sicilia, due anni or sono, misero in ginocchio l’Isola: gli autostrasportatori fermarono le merci, il commercio, e durante le manifestazioni i negozianti che tenevano aperti i negozi nei giorni di protesta, subivano severe punizioni. Il Movimento era stato infiltrato, tanto da subire il sospetto che co fosse dietro la mafia e la camorra. Un danno per l’immagine dei Forconi e per la loro protesta, guardata malamente dalla Confindustria, in prima linea nella denuncia. Si fece, tuttavia, di tutta l’erba un fascio, perché i Forconi non erano affatto al servizio dei mafiosi, nè subivano la presenza, in qualche caso, al pari degli industriali ed altri settori della vita pubblica.
Deve essere stata questa "la lezione" che Ferro ha imparato a memoria.

Ora il movimentismo di Ferro, il tempreggiatore, è affiancato dal "Forcone pensiero", pillole di saggezza contadina che viaggiano attraverso il web con ammirevole velocità e continuità. E’ l’ideologo del Movimento, Martino Morsello, presidente dei Forconi, a elaborare la linea e distribuire le "pillole". "Il Forcone è pericoloso - scrive Morsello nella sua ultima missiva elettronica - resuscita antichi e sopiti sentimenti e grande voglia di giustizia. Solo chi l’ha inventato lo può fermare, conoscendone i segreti, i pregi, i difetti".
Capita l’antifona? Non s’illudano laziali e veneti di potere impadronirsi della protesta. Saranno infiltrati e finiranno male… [Fonte: SiciliaInformazioni.com]

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16 dicembre 2013

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