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Sic transit gloria mundi

Berlusconi accetta la sua sconfitta: "Il governo non ha più la maggioranza. Mi dimetterò dopo l'approvazione della legge di stabilità"

09 novembre 2011

Silvio Berlusconi si dimetterà. Questa volta a dirlo non sono voci di palazzo né di chi sta molto vicino al premier, ma è stato lui di persona a dirlo, il cavalier B. Una circostanza che lascia tutti senza parole, perché, se ha fatto l'unica cosa logica e ragionevole che c'era da fare, un po' tutti si aspettavano il solito colpo da teatro dell'assurdo, un Berlusconi contro tutto e tutti al di la di ogni logica. E invece... e invece alla fine Silvio Berlusconi ha accettato di fare un passo indietro. Certo, solo dopo l'approvazione della legge di stabilità e delle misure anticrisi inserite nella lettera inviata alla Ue. "Il governo non ha più quella maggioranza che noi credevamo di avere. E quindi, con realismo, dobbiamo prendere atto di questa situazione", ha spiegato il premier, parlando al Tg5, dopo la 'sfiducia di fatto' incassata alla Camera sul rendiconto (LEGGI) e il successivo incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Dopo il voto di oggi sul rendiconto sono andato dal presidente della Repubblica - ha riferito Berlusconi - dove ho esposto la mia visione e ho chiesto con una mia uscita in Parlamento all'opposizione di consentire il varo urgente delle misure inserite nella legge di stabilità". "Dobbiamo dare ai mercati la dimostrazione che facciamo sul serio - ha aggiunto -. E la prima cosa da fare è approvare le misure anti crisi presentate alla Ue". "Dopo l'approvazione della legge di stabilità - ha affermato -, darò le dimissioni, in modo che il capo dello Stato possa aprire le consultazioni. Sul futuro non sta a me decidere ma spetta al capo dello Stato, ma io vedo solo la possibilità di nuove elezioni". "Mi sembra che sia logico, perché questo Parlamento oggi è paralizzato almeno alla Camera - ha continuato -, mentre al Senato il centrodestra ha ancora una buona maggioranza". La "maggioranza probabilmente è sempre esistente - ha precisato poi - se noi ponessimo la fiducia, ma non possiamo porre la fiducia su tutti i provvedimenti". "Data la situazione di questo Parlamento - ha ribadito -, prevedo, ma questo è qualcosa che attiene alla responsabilità del capo dello Stato, che non si possa andare alla formazione di nessun altro governo successivo al nostro, ma che invece si andrà a nuove elezioni. Non è assolutamente pensabile che in una democrazia possono assumere responsabilità di governo le forze che hanno perso le elezioni".
Vedendo esponenti del Pdl che non hanno votato a favore del governo, "direi che non ho provato soltanto sorpresa - ha spiegato il presidente del Consiglio -, ho provato molta tristezza, addirittura dolore in certi casi, perché tutte le persone che hanno ritenuto di lasciare la nostra parte politica erano persone a cui ero anche legato personalmente da anni, erano tutte persone che avevano partecipato all'inizio di Forza Italia, verso le quali io avevo un rapporto che non era soltanto un rapporto di collaborazione politica, ma era anche un rapporto umano di amicizia e di forte amicizia".

Il Quirinale, in una nota diffusa dopo l'incontro tra il premier e Napolitano, ha riferito che "il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera" e "ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei". "Una volta compiuto tale adempimento - si legge nella nota -, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".

In serata, dopo l'annuncio delle dimissioni di Berlusconi, in via del Plebiscito si sono uditi i clacson di alcune auto davanti a Palazzo Grazioli. Un ragazzo passando in scooter davanti alla residenza romana del premier ha urlato: "Viva l'Italia libera".

In caso di elezioni a febbraio, qualcuno prenderà il posto di Berlusconi? - Chi sarà il candidato premier del centrodestra alle elezioni "saranno le consultazioni tra il milione e duecentomila iscritti al Popolo della libertà a stabilirlo. Penso che in pole position ci sia il nostro bravissimo Angelino Alfano e ci sarà quindi in tutta la politica nazionale finalmente un cambio generazionale". A dirlo è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato stamane da Maurizio Belpietro a 'La Telefonata' su Canale 5. "Io farò quello che il mio partito mi chiederà di fare - aggiunge - nell'interesse del Paese".
In mattinata il Cavaliere era intervenuto al GrAudio di Radio1. Sulla legge di stabilità "credo che non ci sia bisogno di porre la fiducia, dato che ho anticipato la mia disponibilità a dare le mie dimissioni dopo l'approvazione. Credo che basterà un appello che intendo rivolgere all'opposizione perché consenta il varo urgente di queste misure", ha detto il premieri. "Credo che sia chiaro che ho anteposto l'interesse del Paese a quello mio personale, del mio governo e della mia parte politica", aggiunge Berlusconi. "Ho dato garanzia, ho dato assicurazione - sottolinea ancora il premier - della mia decisione di dare le dimissioni dopo l'approvazione" della legge di stabilità. "Mi sono rivolto al Presidente Napolitano - dice ancora Berlusconi - perché con i presidenti del Senato e della Camera richiedesse anche lui un'accelerazione dei lavori in modo da poter arrivare nel tempo minore possibile all'approvazione" della legge di stabilità "e delle misure in essa contenute. Dopo di che il Presidente darà inizio alle consultazioni e vedremo quale sarà il finale di queste consultazioni. Personalmente - ribadisce il premier - ritengo che si andrà a nuove elezioni, ma questa naturalmente è una facoltà che compete al Presidente della Repubblica". "A noi piacerebbe" recuperare un rapporto con l'Udc, anche in vista di eventuali elezioni anticipate, "ma abbiamo chiesto più volte al Terzo Polo, a Casini, ai centristi di ricostituire il centrodestra e la risposta è sempre stata negativa. Oggi appare chiaro che ci siano degli accordi di Casini con la sinistra e quindi non credo che ci sia questa possibilità", ha concluso il Cavaliere.

Con le dimissioni di Silvio Berlusconi, la parola d'ordine per le opposizioni è 'accelerare'. Nessun ostruzionismo alle misure del ddl Stabilità. "E' una svolta. Adesso, considerando la grave situazione italiana bisogna aprire una nuova fase", dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Considerando la delicatissima situazione economica e finanziaria, è urgente che le dimissioni del presidente del Consiglio consentano di aprire una nuova fase. Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell'annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione", conclude.
L'annuncio delle dimissioni di Berlusconi non era affatto dato per scontato delle opposizioni che stavano già sul piede di guerra e pronte a presentare la mozione di sfiducia. Poi il colloquio al Colle e la presa d'atto del Cavaliere. "A questo punto Bossi deve aver staccato la spina. Bisogna vedere le carte e accelerare le misure", osserva Roberto Rao dell'Udc su twitter.

E dopo? Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini continua a premere sul governo di unità nazionale: "L'esito dell'incontro tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio dimostra che una via d'uscita dalla terribile crisi in cui versa l'Italia è possibile. La legge di stabilità può essere approvata rapidamente e sono convinto che il presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale".
Fare presto, dice anche il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. "Alla luce del comunicato del presidente della Repubblica i gruppi parlamentari hanno il dovere di favorire una rapidissima approvazione della legge di stabilità, pur nella permanenza delle diverse posizioni" e poi dalla consultazioni "auspichiamo emerga la volontà di dar vita a un governo di ricostruzione nazionale sostenuto da un'ampia maggioranza parlamentare".
Dalle dichiarazioni a favore di un governo di unità nazionale si distingue, oggi, solo Antonio Di Pietro che torna al cavallo di battaglia degli ultimi mesi ovvero il voto anticipato. Il Terzo Polo resta infatti per le larghe intese e pure il Pd come ha detto Bersani in aula chiedendo le dimissioni del Cavaliere subito dopo la batosta dei soli 308 voti per il centrodestra. Berlusconi si dimetta e "noi faremo la nostra parte per il Paese". Tuttavia, lo scetticismo verso la soluzione di unità nazionale è prevalente. In molti scommettono sul voto anticipato. Per Di Pietro è l'opzione preferibile. Per il leader dell'Idv l'ostacolo principale a un governo di larghe intese sarebbe quello di trovare un accordo tra tutti sulle cose da fare. "I numeri magari quelli arrivano, ma dopo che si fa? Noi dell'Italia dei Valori diciamo che sì vanno date risposte alle richieste dell'Ue ma diciamo no alla macelleria sociale".

Il "traditore" Calogero Mannino non ci sta! - "Il fatto è un fatto, come dice Voltaire e dunque sul voto di oggi non c'è da dire un granché. C'è solo da prendere atto di come stanno le cose e tutto dice che ora è maturo il tempo per un governo di larghe intese che realizzi quelle che sono le istanze che arrivano dall’Europa". Calogero Mannino ha commentato così con i cronisti il voto di ieri alla Camera che ha visto la maggioranza precipitare a quota 308.
"Vorrei dire a Berlusconi  - ha aggiunto - che con questo voto non è che sia cascato giù il mondo. Semplicemente sarebbe bene che il suo partito prendesse parte ad un governo 'allargato' per tirare fuori il Paese dalla crisi in cui è precipitato". E Berlusconi cosa dovrebbe fare? "Magari - ha risposto l'ex pluri-ministro - potrebbe fare il leader del suo partito. Ma al governo dovrebbe andarci qualcun altro capace di gestire un esecutivo di larghe intese". L’accusa di 'tradimento' però non gli va giù. E risponde alla domanda con un sorriso ironico: "Io traditore? A me Berlusconi deve dire solo grazie. Fui io infatti il 14 dicembre a votare a favore del governo benché fossi nell’Udc. Ora però la situazione è ben diversa e l’unica soluzione è un governo 'allargato' per uscire dal guado…".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Ansa]

 

 

 

 

 

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09 novembre 2011
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