Sindacati in allarme: la Fiat di Termini Imerese (PA) verso la chiusura

07 ottobre 2002
Il mercato italiano dell'auto presenta a settembre un'inversione di tendenza, ma per la Fiat Auto i numeri continuano a non essere confortanti (va meglio in Europa).

Nonostante gli incentivi in vigore fino al 31 dicembre, le immatricolazioni del gruppo hanno subito una flessione del 7,5% e la quota è scesa dal 30,2% di agosto al 28,72%.

Proprio i dati di settembre potrebbero avere spinto Paolo Fresco e Gabriele Galateri ad accelerare sulla linea del rigore e ad illustrare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro dell' Economia, Giulio Tremonti, i nuovi tagli all'occupazione allo studio.

"I vertici della Fiat - ha confermato il premier dopo l'incontro - mi hanno informato sull'opera di ristrutturazione che stanno progettando".

D'altra parte già una settimana fa, a Parigi, l'amministratore delegato della Fiat Auto, Giancarlo Boschetti, aveva sottolineato la necessità di ridurre del 20% la capacità produttiva anche con ulteriori tagli all'occupazione oltre ai 2.400 già previsti entro il 2003. "Tutti - ha detto Boschetti in quell'occasione - si aspettano che faremo qualcosa di severo in Italia e lo faremo".

Una linea che l'amministratore delegato persegue sin da quando ha preso le redini della società: da gennaio infatti la Fiat Auto ha ridotto la produzione di 130.000 vetture e ha chiuso lo stabilimento di Rivalta.
Forti le preoccupazioni tra i sindacati: la Fiom di Torino ha calcolato fra i 4.000 e i 5.000 i nuovi tagli che sarebbero concentrati negli stabilimenti di Termini Imerese, Arese e Mirafiori. "Entro ottobre - osserva il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che per il comizio del 18 ottobre (giorno dello sciopero generale Cgil) ha scelto proprio Torino - ci saranno decisioni pesanti per l'industria automobilistica, per la Fiat e per migliaia di lavoratori".

Per Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, "è chiaro che la Fiat sta preparando il taglio drammatico di migliaia di posti di lavoro e che è andata dal governo solo per concordare modalità e tempi politici dell'operazione. Le malelingue dicono che il governo chiederebbe alla Fiat di annunciarli dopo lo sciopero generale". Anche il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha espresso il timore che si profilino "ulteriori sacrifici": "I dati di settembre confermano che non siamo di fronte a una difficoltà del settore ma dell'azienda. L'accordo che abbiamo firmato a luglio era un buon accordo, tamponava una situazione difficile. È colpa dei vertici aziendali se le cose sono peggiorate".

Per lo stabilimento di Termini - sostengono i sindacati - si parla con insistenza di chiusura per ristrutturazione, mentre resta del tutto senza prospettive Arese per l'assenza di nuovi modelli. Su Torino le linee di produzione rischiano di passare da cinque a due per il trasferimento di alcuni modelli ai carrozzieri Pininfarina e Maggiora.
 
Fonte: GdS

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07 ottobre 2002

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