Sindaci metropolitani per Città metropolitane

L'Assemblea regionale siciliana ha approvato la "norma Delrio"

11 maggio 2016

Con 34 voti a favore, 27 contrari e un astenuto l'Assemblea regionale siciliana ha approvato la "norma Delrio", che prevede la automatica coincidenza del sindaco di capoluogo con la carica di sindaco metropolitano.
La norma è stata presentata come emendamento al "ddl omnibus". La votazione è avvenuta con voto segreto. I deputati del Movimento 5 stelle si sono astenuti dal voto.

In Sicilia le Città metropolitane, istituite con la recente riforma che ha dato vita anche ai Liberi consorzi, sono Palermo, Catania e Messina. Secondo la legge regionale di riforma, i sindaci metropolitani dovevano essere scelti per elezione, ma il testo è stato poi impugnato dal Governo nazionale. A velocizzare i tempi di adozione della "norma Delrio", ha inciso anche l'arrivo dei fondi destinati a Palermo e Catania e annunciati da Matteo Renzi, i quali senza l'approvazione delle città metropolitane rischiavano di non essere utilizzabili.

"Finalmente l'Aula ha approvato la legge sulle città metropolitane - ha detto la presidente della Commissione Ue all’Ars Concetta Raia -. E’ finito il teatrino di alcuni colleghi parlamentari ipocriti e ricattatori che da un lato dicevano di sostenere la legge Delrio, dall'altro si sono attivati per bocciare la norma stessa. Purtroppo per loro è andata male".
Una parte del Partito democratico si è infatti mostrata contraria alla norma, sostenendo il voto segreto. Tra questi Luca Sammartino e Valeria Sudano. "Il fatto che alcuni deputati del Pd abbiano sostenuto la richiesta di voto segreto apre un grave problema politico da discutere nel gruppo e nel partito - ha commentato il deputato Filippo Panarello -. Le opinioni sono tutte rispettabili, ma ci sono comportamenti scorretti che non possono passare sotto silenzio".

Il segretario del Pd in Sicilia, Fausto Raciti ha annunciato "un chiarimento politico" sulla vicenda. E in una nota congiunta con il presidente dell'Udc Gianpiero D'Alia, il segretario regionale del Pd ha posto la necessità di una "revisione del voto segreto": "Se non si vuole affossare definitivamente l'autonomia siciliana, la madre di tutte le riforme è la revisione del voto segreto all'Ars. Per troppo tempo, il ricorso al voto segreto è stato un espediente per affermare piccoli interessi a discapito del bene comune. La votazione odierna sul recepimento della 'norma Delrio' è stata l'ultima triste conferma di una pratica mortificante".

Gettano acqua sul fuoco Alice Anselmo e Giovanni Panepinto, presidente e vicepresidente del gruppo PD all’Ars. "Finalmente la riforma delle Province è completa: si chiuda una fase segnata da troppe incertezze, adesso inizia nuova stagione per i sei Liberi Consorzi e per le tre Città Metropolitane". "Un risultato - concludono Anselmo e Panepinto - al quale abbiamo lavorato da tempo e che assicura certezza amministrativa e garanzie per i dipendenti. Ora tocca allo Stato erogare le risorse destinate agli enti di area vasta".
Il vertice del gruppo parlamentare Pd ha preferito "glissare" sulla questione. Non una parola sulla baruffa fra parlamentari e sulle parole grosse volate prima e dopo il voto. L’episodio però, ha lasciato una traccia nella maggioranza, e ciò lo si evince dai propositi bellicosi di qualche deputato dem.

[Informazioni tratte da ANSA, dall’articolo di Anna Sampino - GdS.it e da SiciliaInformazioni.com]

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11 maggio 2016

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