Smantellato "l'esercito del pizzo"

63 arresti a Palermo: sgominata l'organizzazione guidata dal clan dei Lo Piccolo

13 dicembre 2010

L'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Palermo, denominata "Addio pizzo 5", sfociata stamani nell'esecuzione di 63 ordini di custodia cautelare, costituisce l'epilogo delle indagini connesse alla decriptazione dell'archivio scoperto nel covo dei boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo in occasione del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007 (LEGGI).
Gli investigatori della polizia hanno eseguito gli ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti delle famiglie di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi che ricadono nel mandamento mafioso controllato dai Lo Piccolo fino al momento del loro arresto. Per tutti le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, all'estorsione, all'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalla modalità mafiosa.

Uno degli affiliati si faceva chiamare 'Camion', un altro 'Pizza', un altro ancora semplicemente 'Y'. Ecco i nomi in codice dell'"esercito del pizzo" comandato dai Lo Piccolo. Il retroscena emerge dalla lettura dei numerosi 'pizzini' trovati tre anni fa nel covo di Giardinello. Una certosina attività di riscontro dei nomi in codice indicati nei pizzini ha consentito di decifrare i nomi e i cognomi degli affiliati alla cosca. In alcuni casi il personale specializzato della Polizia Scientifica è riuscito a ricostruire alcune trame mafiose della famiglia, estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina da scrivere utilizzata dai Lo Piccolo, reso apparentemente inservibile e gettato tra i rifiuti.
Quella di oggi è la quinta tranche dell'operazione 'Addiopizzo' che negli anni ha portato in carcere un centinaio di presunti affiliari a Cosa nostra, molti dei quali già condannati. L'attività di intelligence si è avvalsa anche del supporto dell'associazione antiracket Addiopizzo ma anche della collaborazione di numerosi commercianti, vittime delle richieste estorsive. Le estorsioni venivano imposte dagli esattori del pizzo, come documentato da video e intercettazioni ambientali e telefoniche, ad hotel, imprese edili, attività commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici e persino discoteche. Tra le vittime del pizzo della mafia, come ricostruito dalla Polizia, anche imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell'aeroporto 'Falcone e Borsellino' di Palermo e quelli impegnati nella realizzazione di una caserma militare e di un asilo materno.
Inoltre, nel corso delle indagini sfociate nell'operazione, gli investigatori hanno trovato ulteriori riscontri sull'omicidio del boss di Resuttana Giovanni Bonanno e al successivo occultamento del suo cadavere, sotterrato in un terreno destinato a lottizzazione nel territorio di Carini. E' stata fatta luce anche sul disegno dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano del traffico delle sostanze stupefacenti, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud America tramite i porti olandesi, come hanno confermato recenti indagini della Polizia a Milano (LEGGI).

L'inchiesta 'Addiopizzo' ha complessivamente portato all'arresto di 184 persone, all'individuazione dei responsabili di 87 estorsioni, alla escussione testimoniale di 232 persone sentite come parti offese o informate sui fatti, alla collaborazione di 61 operatori economici alle indagini di polizia, al sequestro di 15 società con fatturati di svariati milioni di euro.

Alla luce di questo ennesimo ed importantissimo successo delle forze dell'ordine, il senatore del Pd Giuseppe Lumia , componente della Commissione antimafia, ha così commentato: "Il lavoro prezioso svolto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine ha spinto molti imprenditori e commercianti a denunciare i loro estorsori. Gli operatori economici possono contare sull’azione repressiva dello Stato, sul sostegno delle istituzione e della società civile. Certo, c’è ancora molto da fare su tutti i fronti per rafforzare la portata liberatoria della lotta al racket e alla mafia". "L’operazione di oggi – aggiunge Lumia – ci dice che l’arresto dei capi, ovvero i boss Lo Piccolo, non basta a neutralizzare le cosche, perché la rete criminale da loro creata continua a delinquere anche in loro assenza. Per questo è indispensabile dare un impulso, introducendo la denuncia obbligatoria per chi subisce il pizzo e investendo sull’associazionismo antiracket".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno, www.giuseppelumia.it]

- I commercianti denunciano, 63 arresti di Salvo Palazzolo (Repubblica/Palermo.it)

 

 

 

 

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13 dicembre 2010

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