Birth - Io sono Sean

Nella pellicola di Jonathan Glazer (la sua seconda regia) la diva dei nostri tempi, Nicole Kidman, affronta un altro difficile ruolo

10 gennaio 2005








Noi vi segnaliamo...
BIRTH - IO SONO SEAN
di Jonathan Glazer

Innamorarsi di un bambino di 10 anni, del 'fantasma' del proprio marito: è ciò che accade a Nicole Kidman.
Approdato a Venezia in odor di scandalo, per via di una scena nella vasca da bagno, peraltro tutt'altro che bollente, tra l'attrice e il minorenne Cameron Bright, Birth è tutt'altro che 'trash'. E' un film molto serio, che in una perfetta cornice di thriller sentimentale solleva molto lucidamente e razionalmente problemi molto grandi. Dando delle risposte che spiazzano lo spettatore, senza rischiare, nemmeno per un momento, di cadere nella volgarità o peggio nella banalità.
Dieci anni prima Anna ha perso il suo amato Sean. Dieci anni dopo, il giorno del suo fidanzamento con Joseph (Danny Huston), un bambino sbuca dal nulla: si chiama Sean, ha dieci anni e afferma di essere la reincarnazione del suo defunto marito. Con calma e determinazione, il piccolo s'insinua nella vita di Anna, mandando a monte i preparativi per le seconde nozze e sconvolgendo amici e familiari della donna, dapprima scettici poi disorientati dalle informazioni private di cui è a conoscenza. I genitori di Sean, sconvolti, provano ad assecondare l'ossessione del figlio, accompagnandolo a frequenti incontri con Anna, nella speranza che possa abbandonare l'idea di esserne il marito. Ma tanto più Anna cerca una spiegazione razionale all'intera faccenda, tanto più si sente attratta dal bambino... Trattandosi di un thriller, il come va a finire, se Cameron Bright sia o meno il marito della Kidman, è argomento tabù. Come tabù è di per sé questa storia d'amore tra una signora dell'alta borghesia e un bambino.
Ma dietro lo squisito gusto del proibito, ecco disvelarsi le oscure leggi del desiderio. Il vero mistero è, dunque, l'amore. Innocente e morboso. Materno e, al contempo, sensuale. L'amore con la a maiuscola che non ammette facili certezze e che, anzi, tutto mette in discussione.
Il tutto inserito in una cornice stilizzata e fiabesca che assume le forme, reali, dell'Upper East Side di New York. Come al solito, anche coi capelli corti, Nicole Kidman dà il meglio di sé.

Distribuzione Eagle
Durata 100'
Regia Jonathan Glazer
Con Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Huston, Lauren Bacall
Genere Drammatico


La critica
"Molti film raccontano una storia ma ne nascondono un'altra. Inscenano personaggi, conflitti, sentimenti per alludere a qualcosa che non possono (non vogliono) raccontare apertamente. Fra questi film perversi, spesso molto interessanti, c'è 'Birth' di Jonathan Glazer, premiato regista inglese di videoclip all'opera seconda dopo il diversissimo 'Sexy Beast'. Esteriormente è la storia di un dilemma. (...) Lo spettatore sa e non sa, così la regia riesce abilmente a convincerlo che forse, chissà, chi può dirlo. O più semplicemente, come capiremo solo alla fine, qualche personaggio ha una vera vena di follia. Ma questa è solo la superficie di un film dal linguaggio sapiente che allude a pulsioni e inquietudini più oscure. In testa quelle che possono portare un bambino, per quanto intraprendente, verso una donna molto ricca (dettaglio non secondario) e più grande di lui. Ma anche viceversa. La bella Nicole inizia ad essere attratta dal piccolo Sean perché comincia a credergli, o viceversa? A seconda della risposta, il film cambia completamente prospettiva. Non è poco, a ben vedere."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2004

"Una favola americana, 'Birth'. L'ha diretta Jonathan Glazer che con le favole, finora non ha avuto molta dimestichezza (si ricordi il suo 'Sexy Beast'), però se l'è fatta scrivere da Jean-Claude Carrière, non solo sceneggiatore di molti film di Buñuel (che comunque, pur surreali, favole non erano), ma collaboratore tempo fa del Dalai Lama per un libro sul buddhismo che nel film ha spazi perché vi si dà rilievo ad una possibile reincarnazione. (...) Ci si diverte per l'ambiguità, all'inizio, della situazione, dosata anche con una certa furbizia, poi si guarda solo a Nicole Kidman. Perché è bella e brava più del solito."
Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 settembre 2004

"Il copione, scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, non pretende di far passare per autentico un evento incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione. (...) Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico. E Nicole Kidman, altro che fischi: meriterebbe un ulteriore premio da aggiungere alla sua collezione per il coraggio che la guida in una successione di sfide da Kubrick a von Trier."
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 settembre 2004

"Non è sempre vero che i festival aiutano i film. Vedi il caso di 'Birth - Io sono Sean', pellicola raffinata e difficile bastonata dalla critica alla Mostra del cinema di Venezia, da cui è uscita senza nessun premio. Penalizzando in particolare Nicole Kidman, diva dalle scelte intrepide che l'hanno portata da Jane Campion a Kubrick, da Luhrman a Lars von Trier e ad Amenábar, per citare solo alcuni dei suoi appuntamenti artistici più impegnativi. Tra i quali si inserisce di diritto quest'opera seconda (dopo il sorprendente 'Sexy Beast', 2000) dell'inglese Jonathan Blazer, un regista che ha maturato un perfetto magistero tecnico facendo della pubblicità e del quale capiterà sicuramente di occuparci nell'immediato futuro. (...) Scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, storico collaboratore di Buñuel, il copione non pretende di far passare per autentico un evento totalmente incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione quasi logica. Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico."
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 dicembre 2004

"Domina Nicole Kidman, ormai macchina celibe del cinema. Se intorno a lei - corpo stilizzato, capelli da monello - ci fosse il vuoto assoluto, il film sarebbe sempre film. Tutto nel suo viso, inquadrato minuto per minuto, tipo l'Empire State Building di Warhol. Una sequenza interminabile la vede senza espressione fino alle lacrime. (...) La fotografia misteriosa e solenne (del genio Harris Savides, 'Elephant', 'Gerry', che ha anche sceneggiato insieme a 'Finding Forrester', tutti di Gus Van Sant) costruisce un set magico, conturbante. Al centro la geometria di un altro mito, Central Park, dai lineamenti non meno espressivi di quelli di Nicole. Ponticelli, sottopassaggi, curve, spianate e cespugli, ogni angolo è una scheggia di altri set. Inoltre, la sceneggiatura è scritta da Jean Claude Carrière, penna storica a partire dagli anni '50 (da Tati all'Oscuro oggetto del desiderio). Un francese più un inglese artista di spot pubblicitari all'opera seconda, Jonathan Glazer ('Sexy Beast'), l'australiana Kidman e il figlio d'arte Danny Huston (figlio di John). Conclude il supercast, Lauren Bacall. (...) Il film si avvolge su se stesso, s'impantana, suona sempre lo stesso solco. Ma che importa. Ogni frammento canta per conto suo e dice di un film che avrebbe potuto essere, al di là del gioco 'Sean sì Sean no'. E Nicole Kidman nei suoi virtuosismi esasperati sa alla fine amare davvero qualcuno inadeguato, asimmetrico, non convenzionale, di più e oltre il marito banale alto-borghese, dedito allo jogging, alla buona tavola e alla moglie del suo migliore amico."
Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004

"Per essere un film noioso - e lo è - 'Birth' sortisce un effetto bizzarro: sembra corto, perché finisce senza che sia mai cominciato. Smarrito nella vaghezza della storia, ciascuno fa quel che può: Nicole Kidman si aggrappa nel suo premiato ruolo in 'The Others'; Lauren Bacall spande perle di cinismo; gli altri navigano a vista. La regia di Jonathan Blazer ce la mette tutta per mostrare che siamo in zona cinema drammatico d'autore."
Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 settembre 2004

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10 gennaio 2005

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