Midnight in Paris

Un Allen d'annata che riesce a dare vita ad una Parigi da sogno in una commedia esilarante e intelligente

02 dicembre 2011

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MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen

Gil, affermato autore di Hollywood alle prese con il suo primo romanzo, è in vacanza a Parigi con la fidanzata Inez e con i genitori di lei, John e Helen, arrivati nella Ville Lumière per affari. Il soggiorno parigino di Gil potrebbe trasformarsi in un incubo dopo l'incontro con Paul e Carol, una coppia di amici di Inez, ma un fantastico evento giunge in suo soccorso: una notte, infatti, sale a bordo di una misteriosa auto d'epoca che trasporta niente meno che Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda. Grazie a loro, Gil entrerà in contatto con l'affascinate universo artistico della Parigi anni Venti e soprattutto con Adriana, bellissima aspirante stilista che è stata l'amante e la musa ispiratrice di artisti come Modigliani e Picasso e scrittori come Ernest Hemingway. Grazie ai 'nuovi amici', Gil cambierà radicalmente la sua visione della vita...

Anno 2011
Nazione Usa, Spagna
Produzione Mediapro, Versàtil Cinema, Gravier Productions, PontChartrain
Distribuzione MEDUSA
Durata 94'
Regia e Sceneggiatura Woody Allen
Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Nina Arianda, Kathy Bates, Adrien Brody, Carla Bruni, Marion Cotillard, Corey Stoll
Genere Commedia


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Un Allen d'annata dà vita nella sua seconda patria cittadina alla più esilarante commedia degli ultimi anni. Per ridere tanto bisogna tornare nei tempi recenti almeno a 'Scoop', ma forse addirittura a 'Pallottole su Broadway' o agli esordi di comicità pura alla 'Prendi i soldi e scappa' e alla sceneggiatura di 'Ciao Pussycat', il film durante il quale Woody si è innamorato di Parigi. 'Midnight in Paris' gioca a scacchi con l'intelligenza e lo humour dello spettatore, spiazzandolo con un crescendo di mosse geniali e inattese, situazioni irresistibili e improvvisi cambi di prospettiva. Naturalmente si tratta di un gioco. Ma nulla, si sa, è più serio, complicato e difficile di un gioco. Il plot è meno di un pretesto, com'è negli ultimi Allen. E' appena un luogo comune, il rimpianto per un passato idealizzato. Ma allargato a dismisura, fino a diventare un paradosso surreale. (...) Lo humour e l'eros sono le forze trainanti di un divertimento assoluto. Tutto talmente scintillante da far quasi dimenticare la discreta presenza di Carla Bruni nella parte di una guida, che per mesi è stato il solo motivo di discussione e gossip intorno al film. Con tutto l'amore anche per le opere più cupe e pessimistiche degli ultimi anni, bisogna ammettere che si sentiva la mancanza dell'Allen più lieve e sfrenato."
Curzio Maltese, 'La Repubblica'

"I miracoli esistono ancora, anche se bisogna aspettare che il campanile suoni mezzanotte. Ce lo ricorda Woody Allen con 'Midnight in Paris' (appunto, 'Mezzanotte a Parigi'), che ha aperto in allegria questo 64 festival di Cannes. (...) L'abilità di Woody Allen come sceneggiatore assicura una serie di battute e gag a raffica, dalle 'lezioni' di vita e letteratura fatte da Hemingway allo scambio di idee tra Gertrud Stein e Picasso che discutono di un quadro ultra-astratto come se si trovassero davanti a un ritratto ultra-realista, dalle teorizzazioni di Dalí (Adrien Brody) allo stupore di Buñuel (Adrien de Van) di fronte al soggetto dell'Angelo sterminatore che Gil gli propone 'a futura memoria'. Ma il vero piacere del film è soprattutto in questa libertà assoluta che offre a Woody Allen la possibilità di 'giocare' con una serie di mostri sacri della cultura novecentesca (...) senza preoccuparsi di sembrare irriverente o pedante."
Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera'

"'Midnight in Paris' è un delizioso gioco della fantasia, una rêverie raccontata con indicibile grazia. Realizza un sogno che tutti coltiviamo di tanto in tanto: vi siete mai chiesti, anche a mo' di gioco di società, in quale epoca vorreste vivere? (...) Gli anni 20 a Parigi saranno anche stati straordinari, ma non c'era l'aria condizionata e se andavi dal dentista non ti facevano l'anestesia! (...) Kathy Bates è il solito genio, Michael Sheen e Rachel McAdams sono bravissimi, Marion Cotillard fa venir voglia di andarci davvero, negli anni '20. Ma il migliore in campo è Adrien Brody, che disegna un Salvador Dalì semplicemente gigantesco. Uscirete dal cinema declamando la parola 'rinoceronti!'. Non chiedeteci perché, lo capirete da soli."
Alberto Crespi, 'L'Unità'

"II vecchio Woody colpisce ancora. Sulla Croisette, in apertura del 64esimo Festival di Cannes, Allen ci regala un film romantico, divertente, che guarda con ironica lucidità al presente. Forse al futuro, a dispetto dell'età del suo autore. E chi si aspettava dal regista newyorkese una delle sue ultime, non certo entusiasmanti 'commedie turistiche' sulla scia di 'Vicky Cristina Barcelona', ha dovuto ricredersi perché 'Midnight in Paris', ambientato questa volta nella capitale francese (in Italia lo distribuirà Medusa tra novembre e dicembre), parte da uno spunto non originalissimo (...) per poi 'svoltare' con una sorta di imprevisto viaggio nel tempo."
Alessandra De Luca, 'Avvenire'

"C'è sempre un'età d'oro della vita e nessuno o quasi è mai contento di quella che ha avuto in sorte. E troverai sempre qualcuno pronto a dirti che anche tu eri meglio prima che non adesso, sei invecchiato male, ti sei inaridito e vuoi mettere con quello che hai già fatto?... Intorno a questa insoddisfazione, così umana e insieme troppo umana, comica se non fosse tragica, Woody Allen ha costruito 'Midnight in Paris' che, fuori concorso, ha inaugurato ieri la 64 edizione del Festival di Cannes. (...) Non è la prima volta che Allen mischia vivi e morti, con i secondi a dare consigli e indicazioni: da 'Provaci ancora Sam' a 'Annie Hall' c'è sempre un amato fantasma che arriva a rimetterci in carreggiata. Qui c'è anche il gioco opposto. (...) Al cliché della Parigi da cartolina turistica, Allen oppone un'altra Parigi da amanti della letteratura, altrettanto stereotipata e quindi sublimamente ridicola. I personaggi del passato ritratti soltanto attraverso le loro frasi più famose, strappano una risata: Hemingway che parla solo di coraggio di fronte alla morte e di onestà di fronte alla scrittura, Picasso con la sua ossessione delle donne, Man Ray con la sua ossessione per il surrealismo..."
Stenio Solinas, 'Il Giornale'

"Un sogno, una fantasticheria, un viaggio tra i fantasmi del Novecento, una visita tutta da ridere (ma non senza emozione) a quegli 'antenati' con cui non smettiamo di fare i conti. Perché come dice il protagonista con Faulkner, «il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato». (...) Ci voleva Woody Allen per fare dell'intramontabile viaggio nel tempo una metafora che mette in caricatura uno degli snodi decisivi della cultura di massa. Stretta fra la necessità di conoscere, frequentare, conservare il passato, e quella di liberarsi dall'eccesso di memoria e dai miti più imbalsamati. Se possibile, qui sta il punto, non prima di averli metabolizzati a dovere. Naturalmente Woody Allen ha affrontato molte altre volte queste figure riverite e ingombranti. In uno dei memorabili pastiches letterari pubblicati in gioventù, 'Memorie degli anni Venti', faceva già il verso alle colte ovvietà di Gertrude Stein, alla passione di Hemingway per la boxe (...), o alla pittura cubista. (...) Forse dietro il rimpianto per l'inconoscibile c'è la paura di vivere il presente. Ma pure questo in fondo è un cliché, che Allen usa e smonta al tempo stesso. Anche perché come ben sapeva un certo Marcel Proust, dopo una certa età il rapporto con ciò che è stato prima di noi, e non abbiamo mai conosciuto, diventa la chiave del rapporto con ciò che siamo stati, e non siamo più. Ma questo Allen lo suggerisce appena, senza mai smettere i panni del commediante. Con tutta la sorridente profondità dei suoi film migliori."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Incantevole. Non c'è altro aggettivo valido per suggerire questo 42mo film di Woody Allen, nella cinquina dei suoi capolavori, in cui il suo nuovo alter ego Owen Wilson, un Redford che ha preso un pugno sul naso, diventa, dopo un prologo di cartoline da Ville Lumière, l'altro americano a Parigi. Non tanto diverso da quello, singing and dancin' di Minnelli, che ricreava la pittura impressionista. (...) L'assedio della mediocrità del presente spinge Allen, attraverso uno dei tanti viaggi nel tempo del cinema, ad adorare nell'altare di ieri stereotipi di uomini di cultura senza più bisogno di attraversare lo schermo come nella 'Rosa purpurea del Cairo'. E si ride, ci si diverte con intelligenza, come poche altre volte, pur con un sottofondo malinconico per cui tutti attendiamo che arrivi l'ora dei vampiri, anche se nella Parigi di oggi ci sono la deliziosa Léa Seydoux e Carla Bruni in Sarkozy che fa la guida del museo Rodin. Nelle identificazioni mitiche, altro che motion capture, si distinguono Kathy (Gertrude) Bates, Marion Cotillard, Adrien Brody Dalí mentre il presente è nella banalità di Rachel McAdams e nel pedante e bravo Michael Sheen, cast perfetto al servizio di un magico ritorno al futuro. Ancora una volta, non ci resta che piangere, come dicevano Troisi e Benigni, anche dal ridere."
Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera'

Riprese effettuate a Parigi - Film d'apertura al 64mo Festival di Cannes (2011)

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02 dicembre 2011

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