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Stati di guerra

Come contrastare la minaccia terroristica senza stravolgere l'esistenza della popolazione

11 luglio 2005

Aumenta il numero delle vittime dell'attentato terroristico che il 7 luglio scorso ha messo in ginocchio Londra e l'Europa intera. Dalle lamiere contorte dei vagoni della metropolitana londinese sventrate dall'estremismo islamico, fuoriescono nuovi corpi ai quali verranno dati i nomi presi dall'elenco dei tanti ancora dispersi. In questo triste elenco anche un nome italiano, quello di Benedetta Ciaccia, da dieci anni in Gran Bretagna e che lavora come analista economico per la società editoriale internazionale Pearson Group nell'ufficio sullo Strand, nel centro di Londra.

Tanti i falsi allarmi di questi giorni, tanta l'apprensione negli aeroporti, nelle stazioni, nelle metropolitane, tanti i sospetti nei confronti di persone e cose, tanta la paura e la voglia di non lasciarsi sopraffare, perché soccombere alla paura sarebbe dare partita vinta ai terroristi.
La temuta guerra fra civiltà sembra pericolosamente prendere corpo sempre di più, e le nuove minacce insieme a quelle vecchie asfissiano l'animo di quei paesi che sanno di doversi aspettare il peggio, perché nulla è meno remoto dell'azione dell'odio estremista.
L'Italia è la prossima. L'Italia dovrà pagare il suo alto prezzo alla Jihad ed è per questo che il governo italiano deve trovare risposte che rassicurino i cittadini.  
E allora si è parlato di ''leggi speciali'', di ''Superprocura'', qualcuno nei giorni scorsi ha addirittura proposto un ''ministero Antiterrorismo''.
E' la paura ed è l'esigenza di non trovarsi impreparati di fronte al terrore.

C'è però chi alla paura - comprensibile -, vorrebbe rispondere con la paura, come il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, al quale tutte le ipotesi sopraelencate non bastano: ''Dobbiamo portare il Parlamento al voto sull'articolo 78 della Costituzione, quello che prevede lo stato di guerra'' [Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.]. Un modo per dare carta bianca al governo e ''consentirgli di prendere tutte le iniziative del caso''.
Il ragionamento di Calderoli parte dalle leggi eccezionali proposte da Pisanu, ''necessarie e opportune''. Il problema è che ''il Parlamento non le voterebbe mai. Perciò propongo di votare l'articolo 78, in modo da consentire al Governo di poter prendere tutte le iniziative del caso. Anche perché l'Islam integralista ci ha dichiarato guerra. Chi negherà il proprio appoggio negherà l'evidenza, creando i presupposti perché il prossimo bersaglio sia l'Italia''.

Le parole di Calderoli, accolte con sdegno dal centrosinistra, hanno provocato reazioni dure anche nei partiti del centrodestra. Il ministro Carlo Giovanardi (Udc): ''Lasciamo perdere. Purtroppo il terrorismo è un problema serio''. Fabrizio Cicchitto (Fi): ''Teniamo i nervi saldi''. Francesco Giro (Fi): ''È una proposta stravagante ed emotiva, il più grande favore al terrorismo sanguinario''.
L'altra proposta leghista, è stata lanciata dal direttore della Padania Gianluigi Paragone, che vorrebbe un ministero Antiterrorismo da affidare ''all'esperienza dell'ex pm di Milano, Stefano Dambruoso'': un nuovo dicastero che ''agisca nelle pieghe dei ministero dell'Interno, Difesa, Esteri e Giustizia, sottraendo alcune deleghe al sottosegretario Gianni Letta, competente sui servizi segreti''. Pochi i consensi anche in questo caso sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Ma persino nel Carroccio non si è segnalato grande entusiasmo. Il ministro Castelli, a differenza di Calderoli, non è entusiasta neanche delle ''leggi speciali'': ''Oggi mi preoccuperei più che altro di applicare quelle che ci sono''.

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11 luglio 2005
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