Stato ingrato

Contro Cosa nostra gli agenti della polizia di Stato hanno inanellato una serie di successi straordinari, eppure...

21 dicembre 2007

Oggi per lottare contro la mafia si chiede a gran voce un intervento dal basso. Lo si chiede ai cittadini, in particolare ai negozianti, agli imprenditori, ma più generalmente a tutti. Sì perché è indubbio che, parallelamente al lavoro delle istituzioni, è necessaria la collaborazione di tutti; bisogna attaccare la brutta bestia che è Cosa nostra da tutti i lati: c'è bisogno del cittadino che denuncia l'illegalità, i poliziotti o i carabinieri che la bloccano, i giudici che mettono sottochiave, e al di sopra di tutto, delle giuste, opportune,validi e funzionanti leggi fatte da una politica che pensa veramente ai cittadini... Già, sembra un discorsetto populista che a poco può servire è vero, ma è indiscutibilmente così che deve andare... che dovrebbe andare. Aspettando leggi migliori, infatti, spetta a noi cittadini combattere la battaglia culturale antimafia, ai magistrati fare le indagini e scompaginare - per poi farne magari un bel falò - le mappe del potere mafioso e ai carabinieri e agli agenti di polizia fare il lavoro più duro: pedinare, appostarsi, ascoltare e vedere senza essere visti ed, ovviamente, rischiare la vita. E sì, sarebbe bene non dimenticarselo - intendo ''noi'' non dovremmo dimenticarcelo, perché loro lo hanno presente costantemente quanto sia quotidianamente a rischio la loro esistenza. E che gran lavoro che hanno fatto negli ultimi due anni... uno appresso all'altro sono stati catturati i boss più pericolosi e lo scossone dato a Cosa nostra è stato devastante e il loro lavoro eccellente e continuo. Provenzano, Rotolo, Cinà, Franzese, Emmanuello, Santapaola, Lo Piccolo e fra poco - è nostra convinzione - sarà il turno di Messina Denaro.

Gran lavoro quello dei carabinieri e degli agenti della polizia di Stato. Peccato che questi ultimi da chi “dirige” quello Stato che difendono (altro appunto da non dimenticare: lo Stato siamo tutti Noi) vengono trattati a ''sfardare'' (come stracci, come robbe vecchie); attenzione, ministri e minestroni sono subito pronti a porgere i loro più sentiti complimentoni quando apprendono la notizia di questa o quell'operazione che ha portato in carcere questo o quel pericoloso criminale, e da parte di tutti c'è nei loro confronti un grande senso di gratitudine (tranne quello dei mafiosi ancora a piede libero), peccato che chi doverebbe dare loro il giusto compenso pecuniario troppo spesso li lascia senza benzina nelle macchine di servizio, sforniti dei mezzi di cui avrebbero necessità, financo degli straordinari che gli spetterebbero (quelli di due anni!)... Già, proprio così.
L'articolo che riportiamo sotto, scritto da Salvo Palazzolo per la Repubblica, ci illustra, appunto questa... vogliamo chiamarla ingratitudine? Sì, ingratitudine può andare bene.      

Presero Provenzano e Lo Piccolo e da due anni aspettano gli straordinari
di Salvo Palazzolo (Repubblica.it, 19 dicembre 2007)

Sono gli eroi senza volto dell'antimafia, i poliziotti della squadra mobile che da anni arrestano latitanti e conducono delicate inchieste assieme alla Procura distrettuale. Ma tanto impegno non è bastato per ottenere il pagamento degli straordinari, centinaia di ore passate in strada, anche nei giorni di festa.
I poliziotti più osannati d'Italia dopo ogni blitz aspettano ancora i soldi del 2006 e di tutto il 2007.

In prima linea ci sono i cinquanta della sezione Catturandi e i cento della sezione Criminalità Organizzata della mobile palermitana. Per un giorno, assieme al sindacato, hanno deciso di fare un gesto eclatante: la firma sotto un ricorso al Tribunale amministrativo regionale è la citazione in giudizio del loro datore di lavoro, lo Stato.
Così va l'antimafia in terra di Sicilia: "La stagione più ricca di successi è stata anche quella più avara per i poliziotti che l'hanno conseguita", è la denuncia di Vittorio Costantini, segretario di Palermo del sindacato Siulp. "Il 2006 è stato l'anno della cattura di Provenzano, poi dell'operazione Gotha, che ha disarticolato lo stato maggiore dell'organizzazione mafiosa. Infine, le indagini che hanno portato alla cattura di Lo Piccolo hanno suggellato l'impegno e il coraggio di questi uomini e di queste donne. Ma le istituzioni sembrano non accorgersene".

I poliziotti della squadra mobile di Palermo, diretti da Piero Angeloni, non si sono comunque fermati. Lunedì, assieme ai colleghi del servizio centrale operativo, hanno arrestato l'infermiere che aveva curato Provenzano. "Siamo certi - dice ancora Costantini - che i vertici dell'amministrazione sapranno valutare con obiettività l'impegno e la dedizione che tutti i colleghi della Catturandi hanno dimostrato".

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21 dicembre 2007

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