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Storie di calcio, intercettazioni e salumi tipici calabresi. I ''capocolli'' inchiodano Sculli

Continuano i guai giudiziari per l'attaccante del Messina Giuseppe Sculli

05 novembre 2005

Sembra che i guai giudiziari non finiscano più per Giuseppe Sculli, attaccante del Messina e nipote del boss della 'ndrangheta calabrese Giuseppe Morabito, detto 'Tiradritto', padre della madre.
Dopo che il pm Nicola Gratteri ha contestato a Sculli l'associazione mafiosa per i metodi che avrebbe usato nel convincere i suoi paesani di Bruzzano Zeffirio, centro dell'Aspromonte, a votare per chi diceva lui alle elezioni, adesso spunta un'intercettazione che proietta ombre inquietanti sulla regolarità di alcune partite.

La fidanzata di Sculli chiama l'attaccante sul cellulare e gli chiede: ''Perché l'hai battuta tu la punizione? La prima punizione della tua vita, voleva battere l'altro...''. La spiegazione di Sculli è la seguente: ''Eh sì amore, perché c'era un 'ventello'. Se batteva l'altro faceva gol amore e io perdevo... i venti... il ventello amore. Ti compro un bel telefonino''.
Questa chiaccherata tra Giuseppe Sculli e la fidanzata avviene due ore dopo Crotone-Messina (1-2, gol di Sculli per i calabresi, doppietta di Grabbi per i siciliani) del 2 giugno del 2002. Il Crotone, dove allora giocava Sculli, finisce in C, il Messina (attuale squadra di Sculli) si salva, grazie anche al 2-1 con cui il Bari batte e condanna alla serie C la Ternana.
Ed ecco un passaggio di un'altra intercettazione: dice il cugino Rocco a Sculli: ''Ma i 'capicolli' li hanno portati?''. Sculli risponde: ''Minchia se li hanno portati. Ne hanno portati quattro qua e sei glieli hanno dati a Bari e hanno affondato la Ternana''.

Questi alcuni dialoghi che figurano nelle intercettazioni telefoniche dell'inchiesta condotta dal pm antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, intercettazioni che si possono leggere pubblicate su ''L'Espresso'' in edicola da oggi.
''Nelle intercettazioni - scrive L'Espresso - si parla di capocolli che sarebbero partiti da Messina alla volta di Bari e Crotone. Per la procura non si tratta dei prelibati salumi calabresi, ma di soldi sonanti o regali di valore. Secondo i carabinieri, Sculli è il protagonista della combine, ma altre quattro persone avrebbero (il condizionale è d'obbligo - precisa L'Espresso - visto che non sono indagati) avuto un ruolo''.
''Sono - informa L'Espresso - il presidente del Crotone, Raffaele Vrenna, il calciatore del Messina, Leo Criaco, oggi in forza all'Avellino, e il direttore tecnico del Messina, Nicola Salerno, ora al Cagliari come pure il team manager del Messina, Ciccio La Rosa, citato in una telefonata''.

In quel periodo Sculli era intercettato non in qualità di calciatore, ma in qualità di nipote del boss della Calabria, Giuseppe Morabito, detto Tiradritto, il nonno di Sculli arrestato nel 2004 dopo 12 anni di latitanza. Comunque l'esito delle intercettazioni, per le indagini riguardanti il nonno di Sculli, ha indotto il gip a rimettere tutto alla procura ordinaria perché non vi sono prove che Sculli faccia parte di un gruppo mafioso ma le intercettazioni, riporta il periodico, configurano solo ''responsabilità di tipo disciplinare (di competenza degli organi sportivi) o anche penale di competenza di altra autorità giudiziaria''.

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05 novembre 2005
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