Strage di militari italiani in Afghanistan

Quattro morti e un ferito grave. Il gruppo di militari sarebbe stato vittima di un'imboscata

09 ottobre 2010

Quattro soldati italiani sono morti e un quinto è rimasto ferito nel corso di un'imboscata contro un'autocolonna di mezzi militari italiani che si stava recando nella valle del Gullistan, nella provincia di Farah. Le vittime sono tutte appartenenti al corpo degli alpini.
Le vittime sono: il caporalmaggiore Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero (Sassari); il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni di Gagliano del Capo (Lecce); il caporalmaggiore Sebastiano Ville, nato a Lentini (Siracusa) nel 1983; il caporalmaggiore Francesco Vannozzi, nato a Pisa nel 1984. Il militare ferito è invece Luca Cornacchia, 31 anni, originario di Pescina (L'Aquila). I militari erano di stanza al settimo reggimento alpini di Belluno, inquadrato nella brigata Julia.

Secondo quanto ha spiegato il generale Massimo Fogari, portavoce dello Stato maggiore della Difesa, l'imboscata è stata compiuta con l'esplosione di un ordigno improvvisato, un cosiddetto Ied, a cui è seguito un attacco a colpi di armi da fuoco da parte di guerriglieri. I cinque si trovavano a bordo di un veicolo blindato 'lince' che faceva parte del dispositivo di scorta a un convoglio di 70 camion civili che rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l'allestimento della base operativa avanzata di Gulistan, denominata 'Ice'. Le truppe che scortavano il convoglio hanno reagito all'attacco e messo in fuga gli attentatori. L'ordigno esplosivo improvvisato, ma potentissimo, ha investito in pieno un blindato, che questa volta - a differenza di molte altre - non ha retto all'urto. Il mezzo, sul quale sembra viaggiassero tutti e quattro i militari uccisi e il ferito, è andato distrutto.

Il distretto di Gulistan, a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l'Helmand è uno dei tre distretti di cui solo di recente è stata affidata la responsabilità ai militari italiani.
L'attacco di oggi avviene mentre è in corso l'avvicendamento tra la brigata Taurinense - che lascia l'Afghanistan dopo sei mesi - e la Julia. Il cambio di comando ufficiale tra le due brigate alpine - il cosiddetto Toa, ('Transfer of authority') - è in programma tra una decina di giorni. Le settimane dell'avvicendamento tra le brigate sono tradizionalmente molto delicate perché i nuovi arrivati devono prendere confidenza con il teatro delle operazioni.
In queste settimane è già arrivato dall'Italia il grosso dei militari della Julia. A guidarli è il generale Marcello Bellacicco, che prenderà il posto del generale Claudio Berto alla guida del Comando regionale Ovest, forte di un contingente di 7.000 militari provenienti da undici nazioni. L'Italia dà il maggiore contributo con oltre 3.500 uomini appartenenti in gran parte alle diverse armi e specialità dell'Esercito, ma anche alle altre forze armate e corpi dello Stato. La zona sotto responsabilità italiana, grande quanto il Nord Italia, si estende sulle quattro province occidentali di Herat, Badghis, Ghowr e Farah.
Nei giorni scorsi la Julia ha già preso il comando di alcune aree, come la responsabilità della Task force north a Bala Murghab e del team di ricostruzione provinciale (Prt) di Herat.

Con le quattro vittime di oggi, sale a 34 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan dall'inizio della missione Isaf, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni per malore e uno si è suicidato. Gli ultimi due sono stati gli anni più cruenti per gli italiani: già dodici le vittime in questo 2010, furono nove nel 2009.

Il 17 settembre viene ucciso in uno scontro a fuoco il tenente Alessandro Romani, incursore del nono regimento d'assalto Col Moschin, le forze speciali e un suo commilitone è rimasto ferito.

Il 28 luglio perdono la vita a una ventina chilometri da Herat, a seguito dell'esplosione di un ordigno rudimentale, il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporal maggiore Pierdavide De Cillis.

Il 25 luglio muore, forse suicida, un militare italiano. Si sarebbe sparato un colpo di arma da fuoco all'interno del suo ufficio, a Kabul. Sull'episodio indagano i carabinieri della polizia militare.

Il 23 giugno muore a Shindand, nell'ovest dell'Afghanistan, il caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano. Ha perso l'equilibrio ed è caduto da un mezzo blindato, riportando un forte trauma cranico. Apparteneva al 32esimo reggimento genio, della brigata alpina taurinense.

Il 17 maggio un veicolo blindato salta in aria per l'esplosione di un ordigno nella provincia di Herat. Muoiono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni. Le vittime appartenevano al 32esimo reggimento genio della brigata taurinense.

Il 26 febbraio viene ucciso Pietro Antonio Colazzo, un funzionario della Aise, l'agenzia di informazione e sicurezza esterna, nel corso di un attentato suicida compiuto dai talebani a Kabul contro due 'guest house'.

Il 15 ottobre 2009 il caporal maggiore Rosario Ponziano del quarto reggimento alpini paracadutisti muore in un incidente stradale avvenuto sulla strada che collega Herat e Shindad.

Il 17 settembre 2009 sei militari muoiono in un attentato suicida a Kabul, rivendicato dai talebani. Le vittime, del 186esimo reggimento paracadutisti folgore di stanza nella capitale, sono il tenente Antonio Fortunato, il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, il primo caporal maggiore Massimiliano Randino, il sergente maggiore Roberto Valente e il primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami.

Il 14 luglio 2009 muore in un attentato a 50 chilometri da Farah il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni. Paracadutista dell'ottavo genio guastatori della Folgore, faceva parte di un team specializzato nella bonifica delle strade.

Il 15 gennaio 2009 muore per arresto cardiocircolatorio Arnaldo Forcucci, maresciallo dell'aeronautica.

Il 21 settembre 2008 muore per un malore a Herat il caporal maggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, dell'ottavo reggimento bersaglieri di Caserta.

Il 13 febbraio 2008 muore in un attacco il maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, del Cimic Group South di Motta di Livenza. L'attentato avviene a una sessantina di chilometri da Kabul, nella valle di Uzeebin, mentre i militari italiani sono impegnati in attività di distribuzione di viveri e vestiario alla popolazione della zona. Rimane ferito il maresciallo Enrico Mercuri.

Il 24 novembre 2007 muore in un attentato suicida nei pressi di Kabul il maresciallo capo Daniele Paladini, 35 anni. Altri tre militari rimangono feriti.

Il 4 ottobre 2007 muore al Policlinico militare del Celio a Roma l'agente del Sismi Lorenzo D'Auria. Il militare era stato sequestrato il 22 settembre 2007 assieme a un altro sottufficiale del servizio di sicurezza e a un collaboratore afgano, ed era stato gravemente ferito due giorni dopo, durante un'operazione delle forze speciali 13 britanniche per cercare di liberarlo.

Il 26 settembre 2006 perdono la vita i caporal maggiori Giorgio Langella, 31 anni, e Vincenzo Cardella 15, in seguito all'esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul. I due militari appartenevano alla 21esima compagnia del secondo reggimento alpini di Cuneo.

Il 20 settembre 2006 muore in un incidente stradale, a sud di Kabul, il caporal maggiore Giuseppe Orlando, 28 anni. Faceva parte della 22esima compagnia del secondo reggimento alpini di Cuneo.

Il 2 luglio 2006 il tenente colonnello Carlo Liguori, 41 anni, è stroncato da un attacco cardiaco a Herat.

Il 5 maggio 2006 in seguito all'esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul, muoiono il tenente Manuel Fiorito, 27 anni, e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni, entrambi del secondo reggimento alpini. I due soldati si trovavano a bordo di due veicoli blindati "puma", a sud-est della capitale afgana, quando sono stati investiti dall'esplosione.

L'11 ottobre 2005 muore il caporal maggiore Michele Sanfilippo, 34 anni. Sanfilippo, effettivo al quarto reggimento genio guastatori di Palermo, viene ferito con un colpo alla testa, partito accidentalmente, nella camerata del battaglione genio a Kabul. Muore poco dopo il ricovero in ospedale.

Il 3 febbraio 2005 l'ufficiale di marina Bruno Vianini perde la vita nello schianto di un aereo civile sul quale viaggiava, tra Herat e Kabul. Il capitano di fregata aveva 42 anni.

Il 3 ottobre 2004 il caporal maggiore Giovanni Bruno, 23 anni, del terzo reggimento alpini, è vittima di un incidente stradale mentre si trova a bordo di un mezzo dell'esercito nel territorio di Sorobi, a 70 chilometri da Kabul. Nell'incidente rimangono feriti altri quattro militari.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Corriere.it, Repubblica.it]

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09 ottobre 2010

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