Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

Studenti e insegnanti siciliani in alto mare

Gli studenti siciliani atterriti dalle possibili scelte, mentre migliaia di insegnanti perderanno il posto

26 luglio 2011

Parliamo di studenti e parliamo di insegnanti. I due elementi cardine della Scuola. Parliamo di studenti e insegnanti siciliani, e dei loro problemi e delle loro difficoltà, causate dall'incertezza sociale e politica e vittime in egual maniera dell'opprimente paura di guardare al futuro con uno sguardo sicuro.

Gli studenti... dopo la scuola: cosa fare? - Guardano al futuro lavorativo con preoccupazione, i giovani siciliani che hanno sostenuto nei giorni scorsi gli esami di Stato: pesa l'assenza percepita di concrete prospettive occupazionali. Alla vigilia del conseguimento del Diploma ed a poche settimane dall'eventuale immatricolazione universitaria, la maggioranza assoluta degli studenti non ha ancora deciso cosa fare. È questo uno dei dati più significativi che emergono da una indagine realizzata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis tra gli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori dell'Isola.
In molti intendono proseguire gli studi, ma solo il 27% ha già scelto la Facoltà o il corso di laurea. Gli altri, pur manifestando una generica preferenza, appaiono ancora perplessi dinanzi alle centinaia di corsi che compongono l'offerta universitaria. Meno di un quinto degli intervistati guarda al mondo del lavoro, anche se teme già un lungo "parcheggio" in lavori per lo più precari ed instabili. Un quarto non ha proprio deciso cosa fare.
"Il 58% degli studenti - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis, Pietro Vento - appare profondamente disorientato, poco informato sul mondo del lavoro e sui percorsi formativi più coerenti con i concreti sbocchi occupazionali nell'Isola: emerge chiara la necessità di un orientamento meno episodico e più mirato per le nuove generazioni poste di fronte alla scelta del futuro dopo la scuola".
Il 75% confessa ai ricercatori di Demopolis di non avere alcuna idea di quali siano i settori con maggiori spazi occupazionali in Sicilia: solo un quarto si ritiene, sia pur genericamente, informato. Pesa anche, sulle motivazioni dei giovani intervistati, la convinzione diffusa che non saranno lo studio e le capacità acquisite ad influenzare le chances di vita: quasi i due terzi ritengono che, per l'ingresso nel mercato del lavoro, siano oggi determinanti le conoscenze politiche e personali, l'appartenenza familiare; per il 47%, disponibilità e flessibilità negli orari e nella retribuzione, per il 43% motivazione personale e determinazione. Solo in coda, al quarto posto, la preparazione e le competenze professionali.
La ricerca sui giovani siciliani, condotta nell'ambito dell'Osservatorio Demopolis sulle nuove generazioni in Italia, rivela una preoccupante percezione del futuro da parte di chi oggi studia. Il 67% dei giovani ritiene che occuperà in futuro una posizione sociale ed economica decisamente peggiore rispetto a quella della precedente generazione. Un convincimento, quello registrato dall'Istituto diretto da Pietro Vento, cresciuto negli ultimi anni in Sicilia e nelle regioni del Sud, dove la precarietà nel mondo del lavoro sta divenendo sempre più, per le nuove generazioni, assoluta precarietà esistenziale. Appare significativo il fatto che il 51% di chi oggi studia nell'Isola ritiene che andare via, al Centro Nord o all'estero, possa rappresentare l'unica opportunità di futuro e di realizzazione nel mondo del lavoro. Emerge chiara la consapevolezza dello scarto tra aspettative personali e reali opportunità di realizzazione in Sicilia.
Ma chi tutela, oggi, i giovani? Resta fondamentale, in Sicilia il ruolo di sostegno e di ammortizzatore sociale svolto dalla famiglia: una convinzione espressa dal 61% dei ragazzi intervistati dall'Istituto. Ricorrenti sono alcune forme di sostegno intra-familiare (nonni, zii, genitori), che permettono di mantenere accettabile il tenore di vita di chi studia o svolge saltuariamente lavori precari. Appena il 2% cita partiti e sindacati, il 7% le altre istituzioni politiche. Il 30% dei giovani non si sente oggi tutelato da nessuno. [Lasiciliaweb.it]

Licei, l'ecatombe delle cattedre: mille professori perdono il posto - Nelle scuole superiori siciliane più di mille professori perdono il posto. Per un docente su venti, anche se di ruolo da tanti anni, si profila un futuro di disagi e riconversioni forzate. Da quando il governo Berlusconi ha messo mano alla riforma dei licei, il fenomeno dei docenti in esubero nell'Isola ha subito un'improvvisa impennata. In appena due anni i prof rimasti senza cattedra sono quasi raddoppiati: per loro comincia adesso una vita da tappabuchi nella propria scuola o in cerca di un'altra sistemazione, possibilmente non troppo disagiata.
L'anno scorso, dopo i trasferimenti nelle scuole superiori, rimasero appiedati 829 docenti. Quest'anno il loro numero ha toccato quota 1.005. Nel 2009-2010, quando ancora la riforma Gelmini non era partita, in Sicilia se ne contavano 513. In ventiquattro mesi il loro numero è cresciuto del 96 per cento. "Il fenomeno dei docenti in esubero - dice Giusto Scozzaro, segretario regionale della Flc Cgil - è dovuto essenzialmente a tre fattori: al naturale calo degli alunni, al taglio di ore di lezione e cattedre determinato dalla riforma Gelmini e all'aumento del numero di alunni per classe".
Che la diminuzione degli studenti sia soltanto una delle cause lo dimostrano i numeri forniti dai tecnici dell'Ufficio scolastico regionale ai sindacati, durante l'ultima informativa sugli organici. A fronte di un calo degli alunni del 2,3 per cento, l'organico dei docenti è stato alleggerito del 6 per cento: 1.218 cattedre.
Quale sarà il destino dei cosiddetti sovrannumerari? "Verranno utilizzati dai capi d'istituto per tappare i buchi lasciati dai colleghi o verranno trasferiti d'ufficio dal provveditorato".
In questo caso, a partire dal 1° settembre, potrebbero essere spediti a decine di chilometri di distanza dalla scuola di attuale servizio. Ma c'è un'altra possibilità: "Potrebbero insegnare materie di cui non hanno l'abilitazione, ma soltanto il titolo di accesso per il concorso", continua il sindacalista. Un docente di materie tecniche all'industriale, rimasto senza cattedra, potrebbe insegnare per un anno matematica allo scientifico anche senza abilitazione.
Ma questo, secondo Scozzaro, "si tradurrebbe in uno scadimento della qualità dell'offerta formativa che pagherebbero in primo luogo gli studenti. Queste sono misure che vanno accompagnate, non si possono improvvisare. In Sicilia, per esempio, si potrebbero utilizzare i docenti in esubero per la lotta alla dispersione scolastica, che è in crescita". [Articolo di Salvo Intravaia, Repubblica/Palermo]

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

26 luglio 2011
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia