Stupri e torture sulla tratta della morte

Arrestato un somalo 34enne, sarebbe uno degli organizzatori del viaggio verso Lampedusa che si è trasformato in tragedia

08 novembre 2013

Si chiama Mouhamud Elmi Muhidin, è un somalo  di 34 anni ed è accusato di avere organizzato la traversata del barcone naufragato davanti alle coste di Lampedusa lo scorso 3 ottobre. Gli uomini delle Squadre Mobili di Palermo e Agrigento e del Servizio Centrale Operativo di Roma, lo hanno arrestato questa mattina.
Si tratta di una delle prime occasioni in cui gli investigatori sono riusciti a risalire alla identità di uno dei capi dell'organizzazione criminale transnazionale che gestisce, tra il corno d'Africa, il Sahara e la Libia, gli imponenti flussi migratori illegali dal nord-Africa verso la Sicilia occidentale.

A carico dell'indagato, appartenente ad un gruppo di miliziani armati, la Direzione Distrettuale Antimafia ha emesso un provvedimento restrittivo per gravissimi reati, dal sequestro di persona a scopo di estorsione all'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, dalla tratta di persone alla violenza sessuale. Il somalo è stato individuato perché era stato riconosciuto nel Cpa di Lampedusa dai migranti sopravvissuti che hanno tentato di linciarlo.
Nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, elementi di colpevolezza a carico di un palestinese, Attour Abdalmenem, 47 anni, in ordine alla sua partecipazione alla organizzazione di un altro sbarco, questa volta di cittadini siriani, recentemente verificatosi sulle coste lampedusane; anche lui è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto.

"È una delle poche volte che si arresta uno dei capi della struttura", ha confermato il dirigente dello Sco Enzo Nicolì riferendosi al somalo. Il palestinese, invece, sarebbe uno degli scafisti dei tanti viaggi della speranza. Entrambi, fermati, si trovano ora a Palermo. Non è ancora chiaro perché i due abbiano fatto il viaggio per Lampedusa. "Forse hanno avuto contrasti con l'organizzazione forse cercavano solo contatti con altri soggetti criminali", hanno spiegato gli investigatori. L'associazione criminale, secondo le indagini, ha incassi elevatissimi. Ogni migrante frutta circa 5 mila dollari.

Dai racconti dei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre è emerso che "le donne venivano tutte violentate dai componenti dell'organizzazione criminale che gestiva la tratta dei migranti". A dirlo, nel corso di una conferenza stampa in cui è stata illustrata l'indagine, è il capo della mobile di Agrigento, Corrado Empoli. In particolare venti extracomunitarie sarebbero state stuprate sia dal cittadino somalo fermato sia da alcuni miliziani libici nel periodo in cui i migranti erano tenuti prigionieri in un centro di raccolta a Sheba, in Libia. I migranti hanno raccontato anche di avere subito torture con scosse elettriche e percosse.

Come ricostruito dalla Dda di Palermo, carovane di migranti disperati vengono intercettate da organizzazioni paramilitari nel deserto tra Sudan e Libia. Gli extracomunitari, in viaggio verso le coste libiche, vengono sequestrati, portati in veri e propri centri di tortura, come quello di Sheba, sottoposti a sevizie e tenuti prigionieri sino a quando le loro famiglie mandano ai rapitori il riscatto. Poi vengono portati sulle coste e imbarcati per l'Italia; per il viaggio pagano altro denaro.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it]

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08 novembre 2013

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