Sula Caso De Mauro - In un libro di Badolati il mistero dello scambio [La Sicilia]

21 settembre 2007

Il libro del giornalista Arcangelo Badolati. E' un intero capitolo quello che Arcangelo Badolati dedica nel suo libro al mistero dei resti su cui oggi si è aperto un nuovo scenario. Badolati scrive che in una sala riservata della Questura di Catanzaro, nell'agosto del 1971, si legge del ritrovamento e del riconoscimento di resti umani, identificati come appartenenti ad un pregiudicato di Sambiase (oggi Lamezia Terme) di cui gli investigatori indicano nome e cognome: Salvatore Belvedere, nato il 18 gennaio del 1914. Il corpo dell'uomo fu ritrovato in una buca scavata sulle montagne di Conflenti (Catanzaro).

Il latitante Belvedere e i dubbi della Questura di Catanzaro. L'anno prima del rinvenimento, esattamente la notte tra il 2 e il 3 giugno del 1970, Belvedere, all'epoca cinquantaseienne, era evaso dal carcere di Lamezia insieme con tre pregiudicati: Michele Montalto, 23 anni, di Siderno; Carmelo Filleti, 28, di Sinopoli, e Giuseppe Scriva, di 24, di Rosarno. Un componente del quartetto aveva finto, in piena notte, un attacco di cuore in cella determinando l'immediato intervento di una guardia e dell'appuntato responsabile del braccio carcerario. I due poliziotti penitenziari erano stati subito presi prigionieri, legati e imbavagliati. Scriva, Filleti, Montalto e Belvedere avevano aperto, usando le chiavi delle guardie, i cancelli e, dopo aver scavalcato il muro di cinta interno, si erano avventurati sul tetto della vicina chiesa di San Francesco da dove, usando delle lenzuola annodate, si erano poi calati nel cortile della canonica guadagnando così la libertà.
Il cadavere ritrovato, l'anno successivo, sfigurato e ormai quasi scheletrito tra i boschi di Conflenti, venne riconosciuto - prosegue il giornalista calabrese nel suo libro - da Federico Belvedere, figlio di Salvatore. L'evaso fu identificato perchè aveva un alluce sovrapposto alle altre dita del piede destro. Il 7 aprile del 1978, però, la Procura generale catanzarese inviò alle Questure di tutta Italia una comunicazione che avanzava dubbi sull'affidabilità di quella identificazione, accompagnata da una foto segnaletica del ricercato. E ripartì così la caccia a Belvedere, ufficialmente morto ma, di fatto, ancora latitante. L'uomo, comunicarono i giudici, ''deve scontare una condanna definitiva per sequestro di persona''.

Le rivelazioni del boss Antonio De Sensi. Ancora qualche anno ed ecco - scrive Badolati - la bomba. Un boss della 'ndrangheta, probabilmente Antonio De Sensi, poi ucciso a Lamezia Terme nel 1984, rivelò ad un investigatore che il corpo ritrovato a Conflenti, contrariamente a quanto risultava dagli atti, non era quello dello 'ndranghetista lametino ma, invece, quello del giornalista palermitano Mauro De Mauro. La sostituzione del cadavere - secondo il confidente - aveva avuto una doppia finalità: da una parte era stata sfruttata dal fuggiasco per confondere le acque e rifugiarsi tranquillamente all'estero, dall'altra aveva risolto il problema della definitiva sparizione del corpo di De Mauro. Una doppia operazione decisa dai vertici di 'ndrangheta e Cosa nostra. Una tesi tutt'altro che campata in aria se è vero che nel 1995 è stata addirittura accreditata dalla Squadra mobile di Catanzaro, con una nota ufficiale inviata alla magistratura.

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21 settembre 2007

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