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Sulla P3 Marcello Dell'Utri non risponde

"Sono un indagato 'provveduto'. A Palermo ho imparato la lezione"

28 luglio 2010

Ieri, dopo l'interrogatorio fiume di Denis Verdini, in procura a Roma è stato il turno di Marcello Dell'Utri. L'interrogatorio del senatore del Pdl è stato però molto più breve. Meno di un'ora. Dell'Utri, indagato assieme allo stesso Verdini e a Flavio Carboni nell'inchiesta sulla cosiddetta P3 (LEGGI), si è avvalso, infatti, della facoltà di non rispondere.
All'uscita dalla procura, Dell'Utri ha spiegato così il suo "silenzio" davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al sostituto Rodolfo Sabelli: "A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base delle mie dichiarazioni. Ho imparato da allora". "Sono un indagato provveduto", ha continuato il senatore del Pdl, "mi sono avvalso della facoltà di non rispondere che reputo una regola fondamentale dell'indagato provveduto. È una mia regola fissa, non avendo parlato con i procuratori non mi sembra il caso di farlo con la stampa. Consiglio a tutti gli altri di fare come me".

Secondo quanto scritto dall'agenzia Ansa, i pm romani ritengono dopo gli interrogatori che il ruolo di Dell'Utri, sotto il profilo politico, sarebbe stato superiore a quello di Verdini. Sempre secondo quanto trapela da Piazzale Clodio, nonostante le nove ore di interrogatorio, le spiegazioni fornite dal coordinatore del Pdl non avrebbero convinto i magistrati, che le avrebbero trovate generiche. Tra le argomentazioni del coordinatore che non avrebbero persuaso i pm ci sono le spiegazioni sui 2,6 milioni pagati dalla Società Toscana Edizione (della quale Verdini è socio) allo stesso coordinatore, alla moglie Simonetta Fossombroni ed al coordinatore toscano del partito Massimo Parisi. Altro punto poco chiaro, le cene a palazzo Pecci Blunt, la casa romana di Verdini, che per i pm sarebbero servite tra l'altro, a stabilire interventi sulla Consulta per il lodo Alfano. In merito al dossier a luci rosse per screditare la candidatura a governatore della Campania di Stefano Caldoro, Verdini avrebbe ammesso di esserne stato a conoscenza, ma di non avere preso parte al complotto. Ai pm romani, tra l'altro, l’onorevole Verdini ha detto: "Non conoscevo né Lombardi (Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc campana, ndr), né Martino (il costruttore Arcangelo Martino, ndr). Fu Marcello Dell’Utri a portarli a pranzo a casa mia. Con lui siamo amici da una vita, è una persona carismatica. Se lui viene con qualcuno che cosa dovrei fare? Non posso certo chiedere i documenti alle persone che lo accompagnano".

Intanto anche il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo è stato iscritto nel registro degli indagati per violazione degli art. 1 e 2 della legge Anselmi. L'iscrizione di Caliendo nelle liste degli indagati è stata decisa secondo quanto si è appreso, ieri, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo al termine di un esame della posizione delle persone che la sera del 23 settembre 2009 si riunirono presso l'abitazione romana di Denis Verdini a Palazzo Pecci Blunt in Piazza dell'Ara Coeli. In base alle intercettazioni telefoniche disposte dal magistrato, che per questa vicenda, lo ricordiamo, ha ottenuto l'arresto di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, parteciparono a quella riunione i tre arrestati, il senatore Marcello Dell'Utri, Giacomo Caliendo e i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller. La loro posizione è ancora all'esame del magistrato perché deve valutare se anche nei loro riguardi debbano essere adottati provvedimenti.

E sono quattro...
Sono quattro i procedimenti giudiziari tuttora aperti a carico del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri:
Concorso esterno in associazione mafiosa - Il 29 giugno scorso la Corte d'appello di Palermo ha condannato Dell'Utri a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto Dell'Utri limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992 perchè "il fatto non sussiste". In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione. Il Pg aveva chiesto la condanna di Dell'Utri a 11 anni. A settembre sono previste le motivazioni della sentenza per capire i tempi di prescrizione. I difensori del senatore hanno comunque annunciato un riscorso in Cassazione.
Associazione a delinquere e violazione della Legge Anselmi - Il senatore Dell'Utri è indagato a Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3, nata da uno stralcio dell'indagine degli appalti sull'eolico in Sardegna. Dell'Utri è accusato di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete. Nell'ambito dell'inchiesta, l'8 luglio i carabinieri avevano arrestato l'imprenditore Flavio Carboni, l'ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e l'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino. Per il gip i tre avevano messo su una organizzazione caratterizzata "dalla segretezza degli scopi" volta "a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonchè degli apparati della pubblica amministrazione".
Processo per calunnia per screditare dei pentiti - Il 21 luglio scorso gli avvocati di Dell'Utri hanno sollevato istanza di rimessione, per legittimo sospetto, del processo d'appello, in corso a Palermo, in cui il senatore è imputato di calunnia. Nella stessa giornata la corte d'appello ha rinviato il processo al 20 settembre in attesa di conoscere le decisioni della Suprema Corte, organo deputato a decidere sulla remissione. Dell'Utri è imputato di avere ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l'avevano accusato nel dibattimento in cui era imputato di concorso in associazione mafiosa. Per lo scopo Dell'Utri si sarebbe servito di un esponente della Sacra Corona Unita, ora deceduto, che assieme a lui fu rinviato a giudizio per calunnia.
Pallacanestro Trapani, tentata estorsione - Il 28 maggio scorso la Cassazione ha stabilito che alla Corte d'appello di Milano ci sarà un nuovo processo per il senatore Dell'Utri, coinvolto con il boss Vincenzo Virga nella vicenda di minacce ai danni dell'imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa, ex patron della Pallacanestro Trapani. La Suprema Corte ha così annullato con rinvio la sentenza della Corte di Milano del 2009 con la quale i giudici avevano riqualificato la precedente accusa di tentata estorsione in minacce gravi e avevano dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Repubblica.it, La Siciliaweb.it]

 

 

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28 luglio 2010
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