Sulle tracce di Matteo Messina Denaro

Arrestato Giuseppe Grigoli il ''Re dei supermarket'', interfaccia economico del boss latitante di Trapani

20 dicembre 2007













Nelle prime ore di oggi, agenti di Polizia appartenenti alle Squadre Mobili di Trapani, Palermo, Agrigento ed allo S.C.O. di Roma, hanno dato luogo all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Grigoli e del pregiudicato mafioso latitante Matteo Messina Denaro. L'ordinanza è stata emessa dal Gip di Palermo, Donatella Puleo, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Roberto Piscitello, Michele Prestipino, Marzia Sabella e Costantino De Robbio, coordinati dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Roberto Scarpinato

Grigoli, 58enne originario di Castelvetrano (Tp), è uno dei maggiori imprenditori siciliani della distribuzione alimentare ed è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione: gli inquirenti sostengono che Grigoli fosse legato al latitante Messina Denaro da un indiscutibile legame fiduciario che farebbe riferimento alla gestione di rilevantissimi interessi economici di cui avrebbe beneficiato Cosa nostra. L'uomo è il gestore esclusivo del marchio Despar per tutti i comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. Per gli inquirenti ha messo a disposizione di Cosa nostra trapanese i propri mezzi e le risorse nel settore della grande distribuzione alimentare in cui opera attraverso la società “Gruppo 6 G.D.O. s.r.l.”, per la quale il gip ha ordinato il sequestro preventivo, eseguito dalla Dia. Il "cassiere" di Messina Denaro è stato bloccato a Castelvetrano nel corso di un'operazione in cui sono stati sequestrati beni a lui riconducibili per un valore di 200 milioni di euro.

Le indagini che hanno portato alle accuse nei confronti dell'imprenditore di Castelvetrano, si basano in particolare sul contenuto di alcuni “pizzini” trovati nell'ultimo covo di Bernardo Provenzano, la masseria di Montagna dei Cavalli nelle campagne di Corleone. Questi erano stati inviati al padrino corleonese da Matteo Messina Denaro e Giuseppe Falsone, entrambi ricercati, rispettivamente rappresentanti della provincia di Trapani e Agrigento. Nel messaggio i due boss chiariscono al vertice di Cosa nostra i motivi per i quali nel territorio agrigentino e corleonese sono stati aperti i supermercati con il marchio Despar.
Secondo le dichiarazioni rese di recente dal collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, “Grigoli e Messina Denaro erano la stessa cosa”.

E perquisizioni sono ancora in corso negli uffici dei supermercati con il marchio Despar che sono stati sequestrati stamani, nell'operazione denominata "Mida".
“La vicenda evidenzia - ha spiegato il capo della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares, che ha seguito l'inchiesta insieme ai colleghi di Palermo e Agrigento - come la mafia abbia gestito i supermercati Despar a Trapani e Agrigento. Al di là di ogni accertamento di responsabilità penale, così come è stata letta dagli investigatori attraverso i pizzini trovati a Provenzano, ci dà il modello imprenditoriale criminale che la Confindustria deve contrastare in Sicilia”.

Si stringe il cerchio su Messina Denaro - “Con l'arresto di Giuseppe Grigoli si continua a stringere il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro e si mette in difficoltà tutta la sua rete di protezione”. Lo dice il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, che ha fatto i complimenti alla Dda di Palermo, alla Dia ed alla Polizia di Stato per l'operazione portata a termine oggi a Trapani. “E' così che si fa una moderna lotta alla mafia - aggiunge - dando la caccia senza scampo ai latitanti e rintracciando tutti i loro fiancheggiatori, soprattutto quelli che agiscono ripulendo il denaro sporco. Con il sequestro delle attività nel settore della grande distribuzione, un esempio di attività investigativa coordinata ed efficace, si da anche spazio all'imprenditoria pulita, a chi subisce la concorrenza sleale delle imprese create e mantenute con i soldi del traffico di droga e del racket, a chi vuole una Sicilia diversa”.

Chi è Matteo Messina Denaro -
“Matteo Messina Denaro è stato ed è il leader di Cosa nostra nella provincia di Trapani e in più occasioni ha manifestato le sue capacità di gestione del sodalizio criminale”. Questa la sintetica descrizione che Massimo Russo, magistrato della Dda di Palermo, fa del boss trapanese latitante dal 1993.
Dai 'pizzini' trovati dagli investigatori nell'ultimo covo di Bernardo Provenzano emerge il legame tra Messina Denaro e il boss corleonese; bigliettini in cui Messina Denaro si rivolge al capo della Cupola con toni di rispetto e devozione. Una tecnica, quella dei biglietti, utilizzata dallo stesso Matteo Messina Denaro per comunicare con i suoi uomini e per dare ordini, come dimostrano alcune indagini di mafia nel trapanese, tra cui quella che nel 2004 portò all'arresto di Salvatore Messina Denaro, 55 anni, fratello del latitante, ed ex impiegato della Banca Sicula, istituto di credito rilevato qualche anno fa dalla Banca Commerciale (Comit). La polizia accertò che Salvatore Messina Denaro comunicava, attraverso una fitta rete di gregari, con il fratello tramite i foglietti per scambi di notizie su appalti ed estorsioni.

Come Provenzano che durante la latitanza si fece curare e operare a Marsiglia, anche Matteo Messina Denaro si sarebbe recato all'estero nel '94 per motivi di salute. Di lui ci sarebbero tracce nella clinica oculistica, Barraquer in carrer de Muntaner, a Barcellona, dove si sarebbe sottoposto a una visita agli occhi. Il boss fin dalla nascita è affetto da strabismo di venere. Col tempo la malattia avrebbe determinato un forte deficit visivo, da qui la necessità di rivolgersi ai medici. Il boss avrebbe fornito alla recepition del centro oftalmico la sua vera data di nascita, e rivelato la città di origine: Castelevetrano nel Trapanese. Ma avrebbe detto di chiamarsi: Matteo Messina, omettendo, dunque, il secondo cognome, Denaro.
Fu il pentito, Vincenzo Sinacori, a dire per primo agli inquirenti che Matteo Messina Denaro soffriva di una malattia agli occhi. Il boss gli aveva rivelato che aveva intenzione di andare in Spagna per farsi visitare. Rispetto a Provenzano, di cui dopo l'arresto comincia a emergere un profilo di 'uomo d'onore' vecchio stampo nascosto in una masseria tra formaggio, pecore e cicoria, Matteo Messina Denaro, soprannominato Diabolik (per la passione per il famoso personaggio dei fumetti di cui si dice volesse copiare le celebri mitragliatrici sul cofano dell'auto) è descritto come un uomo amante della bella vita, delle donne, di oggetti di marca. Un boss che fa affari con le estorsioni e con gli appalti, legato alla sua terra d'origine Castelvetrano, roccaforte mafiosa del trapanese, indicata come crocevia di grossi business, traffico di droga e operazioni imprenditoriali e finanziarie.

 

 

 

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20 dicembre 2007

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