Talebani dello Stretto o salvatori dell'ambiente?

La Stretto di Messina Spa, messa in piedi per una priorità... non prioritaria, non esiste più

22 ottobre 2007

L'approvazione (data giovedì 18 ottobre 2007) in Commissione bilancio dell'emendamento del decreto che accompagna la Finanziaria che ha soppresso la Stretto di Messina Spa equivale alla distruzione dei Buddha giganti operata dai talebani in Afghanistan...
Con questo paragone il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, mentre si trovava a Napoli per la conferenza nazionale sulle opere pubbliche, ha stigmatizzato la cancellazione della società. ''Non possiamo comportarci come i talebani cui non piaceva il Buddha''. Decidendo lo scioglimento della società per legge, ha detto Di Pietro, ''abbiamo buttato circa 450 milioni di euro. Per legge la società ha già avuto e speso 150 milioni per fare il progetto preliminare. Anzi - ha aggiunto - hanno fatto anche tre gare. I vincitori di quelle gare hanno brindato a champagne perché senza spostare un muratore né una cazzuola di cemento dobbiamo pagare loro una penale del 10% per violazione contrattuale e senza pagarci nemmeno le tasse. Ormai nelle imprese edili funzionano più gli uffici legali che il resto''.

Di Pietro ha ricordato che il Ponte sullo Stretto non si sarebbe fatto perché questo era nel programma della coalizione, ''ma non c'era scritto che si sarebbe cancellata per legge la società. Abbiamo detto non lo facciamo e utilizziamo intanto i soldi per fare altre cose, cioè un pezzo della strada statale Jonica, tre metropolitane in Sicilia e un pezzo di autostrada a Catania. Non consideriamo il ponte di Messina come i talebani i Buddha - ha ripetuto - che a qualcuno al mondo potevano interessare. Anche il ponte a qualcuno poteva interessare. Allora la furbizia di non poterlo più realizzare dopo aver buttato via 450 milioni di euro, perché sarà dura ricominciare, mi pare una furbizia e basta''. Insomma, ''basta con il furore antagonista che blocca la realizzazione delle opere pubbliche, basta agli schieramenti ideologici in tema di infrastrutture che vanno solo contro l'interesse della collettività''.

E' facile capire chi sono per Di Pietro i talebani del governo: persone dei Verdi e della Sinistra radicale (Di Pietro lo ha specificato: ''...persone, non schieramenti, ma all'interno della mia maggioranza'') che non hanno mai digerito la costruzione del ponte e nello stesso tempo non hanno mai nascosto la volontà di voler che si sopprimesse in qualche modo la Stretto di Messina Spa, visto che, cessata la foga prioritaristica sulla costruzione del colosso sullo stretto, a nulla sarebbe servito continuare a foraggiare con soldi pubblici un entità che ha perso la sua ragion d'essere. Solo nelle scorse settimane il senatore di Sinistra democratica Paolo Brutti aveva chiaramente chiesto ''l'immediata chiusura di una società che continua ad avere costi vertiginosi ma una mission oramai inesistente''. Il senatore Brutti aveva inoltre puntato l'indice contro l'amministratore delegato della Stretto di Messina Spa: ''Da quando Pietro Ciucci ha assunto anche la qualifica di amministratore delegato della società le spese di questa hanno subito un notevole incremento con oscillazioni nel quadriennio 2003/2006 dal 50% al 1000%, passando addirittura a spendere per le spese di propaganda dagli 11.000 euro del 2002 al 1.480.000 nel 2004''. ''Aumenti rilevanti - segnalava Brutti - anche alla voce 'emolumenti e gettoni di presenza amministratori', che passano dai 526.000 euro del 2002 al 1.626.000 euro del 2006 con un incrementi del 200%, comprensivi dei 700 mila euro annui che percepisce Ciucci attraverso una partita di giro tra Fintecna e la società''.

Attaccato dal senatore Brutti, dal canto suo Pietro Ciucci ha criticato l'emendamento: ''E' scritto male e non raggiunge l'obiettivo di un risparmio sui costi'', ha detto.
Mentre di diverso avviso, ovviamente, è il titolare dei Trasporti Alessandro Bianchi (PdCi), secondo il quale quelli del suo collega Di Pietro sarebbero ''timori infondati''. ''Finora - ha detto Bianchi - gli unici impegni si sono limitati alla progettazione preliminare del ponte. Ci siamo fermati in tempo e lo scioglimento della società Stretto di Messina è un'ulteriore ottima notizia. Accantonato finalmente il progetto dell'inutile ponte, la società non ha più ragione di essere''. ''E tuttavia - ha però aggiunto il ministro - ritengo che sia indispensabile recuperare il patrimonio di conoscenze e tecnologie della società dedicando l'impegno di tante qualificate intelligenze e professionalità alla progettazione delle mille opere, queste sì veramente utili, per migliorare le comunicazioni nell'area dello Stretto. Penso alle infrastrutture portuali, alle strade, alle ferrovie, ai centri intermodali. Per questo - ha spiegato - condivido anche l'idea, anzi, la sostengo da almeno 15 anni, di far nascere, sulle ceneri della società, un'agenzia apposita''.

''Il 10% di penale di cui parla Di Pietro non esiste perché non c'è il progetto definitivo del ponte sullo Stretto, mancano l'approvazione Cipe e la verifica di ottemperanza''. Questo il commento del capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, che ha aggiunto: ''Inoltre sul ponte vi è una procedura d'infrazione da parte dell'Ue. Di Pietro, che è il ministro vigilante sull'opera, deve spiegare come mai l'Anas, proprietaria all'80% della società Stretto di Messina, possa arrivare a chiedere una penale per un progetto non approvato. Se così fosse - secondo il deputato verde - il presidente Anas dovrebbe dimettersi immediatamente [...] Il ponte di Messina - ha infine detto Bonelli - avrebbe avuto un costo di 6 miliardi di euro, che sarebbero lievitati ulteriormente con l'inizio dei lavori. Soldi che nell'ultima finanziaria è stato deciso di utilizzare per le ferrovie della Sicilia, la realizzazione di strade e la difesa del suolo''.

I commenti dall'opposizione - ''La società 'Stretto di Messina Spa' - ha detto Renato Schifani, capogruppo di Fi in Senato - ha stipulato con Impregilo, consorziata con altre imprese, un contratto per la realizzazione del ponte per un valore di 4 miliardi di euro. Ciò in esecuzione dell'appalto aggiudicato a queste ultime, tra le quali vi sono anche grandi gruppi internazionali. Soltanto un governo a cui non sta a cuore l'affidabilità del nostro Paese all'estero ed il rispetto delle norme vigenti in campo di appalti può immaginare che la società committente possa sottrarsi attraverso un atto legislativo agli impegni assunti''.
Il senatore di An Alfredo Mantovano ha parlato di ''cinquecento milioni di euro persi in ossequio all'ideologia. Se qualcuno ha dubbi sulla natura ideologica delle scelte del governo Prodi - ha detto Mantovano - può scioglierli in base alle informazioni degli ultimi giorni: non è stato sufficiente dilapidare 8,5 miliardi di euro di tesoretto col dl di distribuzione clientelare dello stesso; non è sufficiente il parallelo taglio di 821 milioni di euro al bilancio del ministero dell'Interno, in aggiunta al taglio di un miliardo di euro disposto dalla Finanziaria 2007, in odio sinistro a tutto ciò che chiama in causa la sicurezza. E' necessario andare oltre, e buttare dalla finestra 500 milioni di euro per l'annullamento del progetto del ponte sullo Stretto''.

Secondo il senatore Giovanni Pistorio, del Movimento per l'autonomia, ''le dichiarazioni del ministro Di Pietro sullo scioglimento della società Stretto di Messina, incaricata della realizzazione del Ponte, deciso in commissione Bilancio al Senato sono francamente sconcertanti visto che sono riferite alla maggioranza che sostiene il suo governo''. ''A questo punto - ha aggiunto Pistorio - il ministro ha solo due alternative: dimettersi dal governo visto che una regalia di 500 milioni a privati a carico del pubblico erario è insopportabile per chiunque ma ancor di più per un ex magistrato che ha fatto del rigore morale la sua bandiera; oppure, dare indicazione ai suoi senatori di appoggiare i miei emendamenti che saranno ripresentati in Aula e che impediscono lo scioglimento della Società o quanto meno la sua trasformazione in società di diritto pubblico partecipato dall'Anas e dalle regioni interessate. In caso contrario Di Pietro è soltanto uno dei tanti chiacchieroni di questo governo''.
Altrettanto severo il leader del Mpa, Raffaele Lombardo: ''Il governo Prodi brucia centinaia di milioni di euro pur di non realizzare il Ponte sullo Stretto, come ammette lo stesso ministro Di Pietro, e con esso perde quel residuo di dignità verso siciliani e calabresi''. Lombardo, che è anche che presidente dell'Unione delle Province Siciliane, ha ricordato che i presidenti delle nove province siciliane all'unanimità, senza distinzioni di schieramento politico, hanno deciso di manifestare a Roma il 7 novembre, ed ha sottolineato ''l'incredibile farsa dei fondi alle strade provinciali che secondo il comma 1152 della finanziaria sarebbero già dovuti arrivare e di cui non c'è traccia. Siamo di fronte a gravissimi comportamenti ambigui del governo. Il Presidente del Consiglio, lo scorso mese di Luglio si era impegnato a realizzare infrastrutture in Sicilia e Calabria e invece solo chiacchiere e spreco di denaro, accanendosi a fare nuovi gravi torti tanto che oramai non ne possiamo più''.

''Spero che la chiusura della società Stretto di Messina non sia il sintomo di un disinteresse del Governo nei confronti della Sicilia e del suo grande bisogno di infrastrutture. E' necessario ancora una volta ribadire che la Sicilia deve essere messa in condizione di percorrere la strada dello sviluppo economico. E per fare ciò è necessario continuare in quegli investimenti per le opere che il Governo Berlusconi aveva iniziato a realizzare''. Questo il commento del presidente della Provincia di Palermo, Francesco Musotto.
Per Angelino Alfano, coordinatore regionale di Forza Italia: ''Lo scacco matto alla Sicilia ha un prezzo esorbitante che il Governo nazionale non esita a pagare, pur di estromettere la regione dai circuiti di sviluppo europei e internazionali''. ''Il governo Prodi - ha detto Alfano - apre le casse dello Stato, pagando profumatamente il danno e la beffa che ricadono sulla Sicilia che, in un sol colpo, perde credibilità, investitori dalla portata internazionale e un'opera strategica in un contesto europeo dalle dinamiche in continuo movimento''.

- Gli ultimi complicati ed infruttuosi 5 anni del ponte che non c'è...

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22 ottobre 2007

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