Teheran minaccia la chiusura dello Stretto di Hormuz

Ue e Usa: "Il blocco sarebbe intollerabile". Ma da Teheran fanno sapere che sarebbe un "suicidio economico"

29 dicembre 2011

Pesa sullo scacchiere internazionale la minaccia iraniana di passare dalle parole ai fatti e chiudere Hormuz, dopo l'avvio delle manovre per bloccare lo Stretto da cui passa gran parte del petrolio prodotto dagli Stati che si affacciano sul Golfo. L'Unione Europea ha subito fatto sapere di non lasciarsi intimorire dalle minacce di Teheran e ha confermato che andrà avanti con una nuova tornata di sanzioni. Gli Usa parlano di una mossa che sarebbe intollerabile.

Martedì è stato il vice presidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi, a minacciare la chiusura di Hormuz se dovessero essere adottate misure restrittive contro le esportazioni di greggio della Repubblica Islamica. "Se venissero adottate sanzioni contro il petrolio iraniano, nessuna goccia di greggio passerebbe più dallo Stretto di Hormuz - aveva affermato il vice presidente - Non abbiamo alcun desiderio di ostilità, ma l'Occidente non vuole desistere dal suo piano" di imporre sanzioni. Ieri, il comandante della Marina di Teheran, ammiraglio Habibollah Sayyari, ha ribadito che "chiudere lo Stretto di Hormuz per le Forze Armate iraniane è più facile che bere un bicchiere d'acqua, ma ora non è necessario dal momento che controlliamo il mar dell'Oman e il transito" delle petroliere.
Così, l'Ue ha ribadito - tramite Michael Mann, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton - di avere in programma "un'altra serie di sanzioni contro l'Iran" per il suo controverso programma nucleare e di non "rinunciare a questa idea". Una decisione in proposito, e che potrebbe prevedere anche un embargo petrolifero (esclusa in passato per farebbe schizzare alle stelle i prezzi dell'oro nero), potrebbe essere presa alla prossima riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue in calendario il 30 gennaio.
Gli Stati Uniti hanno preso la minaccia sul serio: un portavoce della quinta flotta, di base nel Bahrain, ha detto che non sarà tollerata alcun interruzione "del libero flusso di beni e servizi attraverso lo stretto di Hormuz, vitale per la prosperità della regione e globale". "Chiunque minacci di interrompere la libertà di navigazione di uno stretto internazionale, è chiaramente fuori dalla comunità delle Nazioni".

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo - quindi Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati - all'Oceano Indiano e da questo braccio di mare passa il 40% del traffico marittimo petrolifero. Secondo gli esperti, la Repubblica Islamica difficilmente deciderà per il blocco dello Stretto perché così facendo danneggerebbe anche se stessa. L'Iran ha invece bisogno dei petroldollari, soprattutto ora che, dopo i profitti record degli ultimi anni, sta assistendo a una netta diminuizione del numero degli acquirenti, pur continuando a contare sulla Cina, sempre affamata di risorse. Per una fonte del ministero del Petrolio iraniano, citata dal Washington Post, la chiusura dello Stretto sarebbe un vero e proprio "suicidio economico". "Sarebbe un suicidio economico chiudere lo stretto di Hormuz - ha dichiarato un funzionario del ministero iraniano del Petrolio, parlando naturalmente protetto dall'anonimato - i proventi del petrolio sono le nostre uniche entrate, quindi chiudendolo ci spareremo da soli sui piedi in modo spettacolare". Ancora più esplicito nello scoprire il gioco di Teheran è Ahmad Bakhshayesh Ardestani, politologo che si candida al Parlamento con le forze clericali opposte al presidente Ahmadinejad, che ha apprezzato come "buona politica" quella di rispondere alle minacce con minacce. "Ma le nostre minacce non devono essere realizzate - ha detto - stiamo solo rispondendo agli americani".

Di fronte alle ripetute minacce arrivate negli anni dall'Iran riguardo la chiusura dell'unico corridoio regionale per il trasporto energetico, i Paesi produttori di petrolio non sono rimasti inerti. Gli Emirati Arabi Uniti hanno quasi completato un oleodotto che circumnaviga il Golfo Persico in grado di trasportate 2,5 milioni di barili di greggio al giorno, l'Abu Dhabi Crude Oil Pipeline Project, la cui importanza viene considerata strategica in caso di blocco di Hormuz.</p><p>Dall'altro lato, con l'intensificarsi delle indiscrezioni su un possibile attacco contro l'Iran, le manovre militari di Teheran sono divenute sempre più frequenti. La scorsa settimana Leon Panetta, che finora aveva rilasciato sempre dichiarazioni sempre molto caute - se non apertamente contrarie a un'eventuale azione militare contro la Repubblica Islamica - in un'intervista alla Cbs, ha chiaramente detto, che gli Usa sono pronti a usare la forza contro l'Iran per impedire al Paese di costruire la bomba atomica. Stando al sito Politico, che cita un articolo del Daily Beast, l'Amministrazione Obama sta lavorando con il governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu per stabilire le "linee rosse" che, una volta superate dall'Iran, potrebbero far scattare un attacco preventivo per impedire a Teheran di ottenere la bomba atomica. Il sito, in particolare, riferisce di "un intensificarsi nelle ultime settimane dei contatti segreti per permettere ai due alleati di essere sulle stesse posizioni".[Adnkronos/Aki]

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29 dicembre 2011

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