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Terre di clonazione

Dopo le cellule ''su misura'' della Corea del Sud, per la prima volta in Gran Bretagna hanno clonato un embrione umano

21 maggio 2005

Alla vigilia del referendum italiano sulla fecondazione medicalmente assistita, le notizie che arrivano dalla Corea del Sud e dalla Gran Bretagna, confondono ulteriormente le scelte della popolazione che sarà chiamata ad esprimersi il 12 e il 13 giugno.
Intanto, a prescindere dai ragionamenti e dalle scelte degli italiani, la ricerca sugli embrioni umani nel giro di due giorni ha subito dei passi avanti ragguardevoli.
Due giorni fa la notizia clamorosa è arrivata dalla Corea del Sud, dove per la prima volta sono state clonate cellule staminali tratte da embrioni clonati, come dire ''cellule su misura''.
Ieri, un'altra notizia riguardante le ultime frontiere della genetica, e arrivata dall'Inghilterra, dove un'equipe di ricercatori dell'università di Newcastle hanno creato in laboratorio il primo embrione umano clonato in Gran Bretagna.
Obiettivo della ricerca, mettere a punto embrioni ''fotocopia'' le cui cellule possano essere impiegate per curare diverse malattie degenerative come il morbo di Parkinson e l'Alzheimer.

L'equipe dell'università di Newcastle, guidata dal professor Alison Murdoch e dal dottor Miodrag Stojkovic, era stata lo scorso anno la prima a ottenere l'autorizzazione a lavorare alla clonazione terapeutica dall'autorità britannica competente, la Human Fertilitisation and Embryology Authority. La squadra di ricercatori è riuscita a creare tre blastociti, cioè embrioni al primo stadio.
Gli scienziati hanno lavorato su 36 ovuli donati da undici donne sottoposte a fertilizzazione in vitro. Il nucleo di ogni ovulo è stato sostituito da un'intera cellula staminale umana. Gli ovuli sono stati trattati con un piccola scossa elettrica per avviare il processo di crescita.
Da dieci degli ovuli, i ricercatori sono stati in grado di creare i tre blastociti.
Il tentativo di estrarre cellule staminali dai blastociti tuttavia non è riuscito perché il clone che è sopravvissuto più a lungo non ha superato i cinque giorni di esistenza.
''L'esperimento - hanno spiegato gli scienziati - è stato fatto per provare che ovuli raccolti da donne sottoposte a fecondazione in vitro sono adatti a produrre cloni''.Le ''cellule bambine'' hanno la capacità di dare origine virtualmente a quelle di ogni tipo di tessuto e, in teoria, possono essere impiegate per rimpiazzare le cellule danneggiate da malattie come Parkinson e diabete. Per Murdoch, però, la strada della clonazione terapeutica è ancora lunga: ''Stiamo parlando di questo da tempo, ma prima di poter avere a disposizione una terapia a base di staminali per curare i pazienti passeranno anni''.

Gli esperimenti, comunque, non hanno niente a che vedere con la clonazione riproduttiva, sottolineano i ricercatori, una pratica fuori legge nel Regno Unito dal 2001
.
Ma questa sottolineatura fatta dai ricercatori non ha minimamente evitato le polemiche che sono subito scoppiate, e non soltanto in Gran Bretagna.
Ad esempio, commentando lo studio britannico (pubblicato su Reproductive and Biomedicine Online) Julia Millington della ''Prolife Alliance'' ha dichiarato che la clonazione e la creazione ex novo di embrioni a scopo di ricerca è ''profondamente non etica''.
Durissimo il giudizio del mondo cattolico che riferendosi all'esperimento coreano non lascia margini di interpretazione possibili: ''Abominevole e ancora più grave perché inutile''.
E a chi sostiene le ragioni ''terapeutiche'' dei due esperimenti, i cattolici rispondono con ragioni non solo etiche ma pratiche: ''Le staminali adulte hanno già dimostrato un'efficacia che qui comunque non si intravede. E fare a pezzi una vita per salvarne un'altra resterà sempre un'aberrazione inaccettabile''.
Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, alle notizie arrivate sia dalla Corea che dall'Inghilterra, non si scompone né si sorprende: ''Stando alle sintetiche notizie riportate dalle agenzie, mi pare che ancora una volta siamo di fronte a quella che viene chiamata clonazione terapeutica multipla. È una tecnica che in fin dei conti consiste sempre nel trasferimento di nucleo di cellule somatiche in ovuli, e che poi comporta la soppressione di questi embrioni clonati allo stadio di blastocisti per poterne prelevare le cellule. In altre parole la soppressione di un essere umano si può esprimere solo un giudizio: inaccettabile''.

Le dichiarazioni di Roberto Colombo, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana dell'Università Cattolica di Milano, sono state ancora più dure: ''L'esperimento condotto a Seul in collaborazione con ricercatori americani di Pittsburgh è umanamente abominevole, e nessuna ragione scientifica o clinica può giustificarlo''. ''L'uomo all'inizio della sua vita è stato strumentalizzato e distrutto sull'altare di certa scienza biomedica che pretende di possedere e manipolare la vita umana. Come anche altri e numerosi studiosi di genetica e di biologia molecolare non mi riconosco in questo modo irresponsabile e disumano di fare ricerca, e mi auguro che nel nostro Paese ciò non sia mai consentito''.

Rimane comunque l'obbligo di dare una risposta ai malati che anche da ricerche come questa si attendono comunque una speranza. Secondo Luigi Bobba, presidente delle Acli, una possibile risposta è quella di ''Dire loro con chiarezza che una speranza vera qui non c'è. Questo è lo stesso gruppo che un anno fa aveva clonato l'uomo: ma il fatto è che allo stato, con le staminali embrionali, gli scienziati non sono in grado di far niente. Diverso il discorso per le staminali adulte, o tratte dai cordoni ombelicali, con cui si possono già curare decine di malattie: perché non investire tutto su questo? La scienza ha come obiettivo di proteggere la vita, se decide di farne a pezzi una per salvarne altre non è scienza ma scientismo. E infine: siamo già diffidenti sugli Ogm per un chicco di grano, possibile che si ritenga accettabile toccare un embrione?''.

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21 maggio 2005
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