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Terrore in India: almeno 100 i morti

Morto anche un italiano. I terroristi hanno preso di mira i luoghi più frequentati da stranieri

27 novembre 2008

Strage a Mumbai, cuore finanziario e turistico dell'India. C'è anche un italiano, Antonio de Lorenzo, tra le oltre cento vittime (di cui almeno nove straniere) degli attacchi terroristici nella capitale economica dell'India colpita mercoledì sera da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. La Farnesina ha reso noto il decesso del connazionale attraverso un comunicato. Il connazionale, un businessman di passaggio nella città indiana, è morto all'interno dell'hotel Oberoi, secondo quanto riferito dal console Rugge. Il ministro degli Esteri Frattini ha spiegato che probabilmente il connazionale è stato ucciso da una granata.

In mattinata, secondo quanto riferito dall'emittente indiana Ndtv, è scattato il blitz dei commandos dell'esercito e dei corpi antiterrorismo indiani negli alberghi Taj Mahal e Oberoi di Mumbai. La polizia è riuscita a riprendere il controllo dell'albergo Taj Mahal e tutti gli ostaggi presenti nella struttura, stando a quanto riporta il sito web del Times of India, sono stati liberati. Ci sono ancora ostaggi invece nell'altro albergo assaltato dai terroristi, l'Oberoi. Mercoledì sera i terroristi hanno preso in ostaggio decine di occidentali, soprattutto americani ed inglesi. Gli attacchi sono stati rivendicati dai Deccan Mujahideen, un gruppo estremista finora sconosciuto.

PRESI DI MIRA DUE ALBERGHI DI LUSSO - Gli attentati hanno preso di mira gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che hanno invaso la hall dell'hotel più famoso della città, il Taj Mahal. Due europarlamentari sono riusciti a fuggire dall'albergo: si tratta della tedesca Erika Mann, che per ore era rimasta nascosta nelle cucine dell'hotel e del polacco Jan Tadeusz Masiel. Insieme a loro è riuscito ad allontanarsi dall'hotel anche un funzionario, che fa parte della delegazione dell'Europarlamento. Vi sono state anche sparatorie vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano gli alberghi e altri luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market.
Da ore continuano a susseguirsi sparatorie ed esplosioni nella città indiana. Le esplosioni, per le quali non è stata fornita alcuna spiegazione da parte della polizia, si sono prodotte all'hotel Taj Mahal, all'hotel Oberoi/Trident e alla Nariman House, dove un rabbino, Gavriel Holtzberg, è tenuto in ostaggio. Il premier indiano Manmohan Singh è atteso a Mumbai, dove terrà un discorso alla nazione.

GLI ITALIANI - Gli italiani al momento bloccati negli alberghi di Mumbai sarebbero 10-15, ha spiegato il ministro Frattini. Tra loro c'è anche una donna con la figlia di sei mesi. "Siamo di fronte - ha aggiunto il titolare della Farnesina - a un strategia meticolosa che non può che appartenere ad Al Qaeda». «Un italiano manca ancora all'appello a Mumbai» ha detto a Sky Tg24 il sottosegretario Vincenzo Scotti. Da parte sua il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto sapere di seguire con preoccupazione, attenzione costante e apprensione per la sorte degli italiani coinvolti, la vicenda degli attentati a Mumbai.

IL TESTIMONE - Nell'albergo Oberoi - a cui ha dato l'assalto la polizia indiana dopo che vi si erano asserragliati i terroristi - ci sono anche due italiane chiuse nella loro camera: una donna e una bambina di sei mesi. Stanno bene e la «bambina è tranquilla», ha assicurato il console italiano a Mumbai. Un testimone britannico ha riferito mercoledì sera che i terroristi cercano chiunque abbia un passaporto britannico o statunitense. Il cittadino inglese che si trovava all'hotel Oberoi quando hanno fatto irruzione uomini armati, ha riferito alla televisione Sky News che un italiano è stato lasciato andare dopo che i terroristi erano venuti a conoscenza della sua nazionalità. Al momento nella città indiana sono presenti circa 200 italiani. [Corriere.it]

Una coppia italiana: ''Da ieri asseragliati in albergo'' -
E' da oltre 17 ore che vivono nell'incubo. Diciassette ore di terrore, appesi ad un unico contatto con il mondo esterno attraverso il cellulare. Patrizio Amore e Carmela Zappalà tutto potevano pensare della loro vacanza in India, ma non certo di finire alla vigilia della partenza per l'Italia asserragliati al quindicesimo piano di un grande albergo di Mumbai, al buio, con il cuore in gola ad ogni tonfo, esplosione, raffica di mitragliatrice. Non è finita, per loro. Per loro e per altri connazionali l'incubo infatti continua.
L'Adnkronos è in grado di raccontare la storia di Patrizio Amore, napoletano di 64 anni, e Carmela Zappalà, romana di 50 anni, i due coniugi che per primi hanno dato l'allarme in Italia di quanto stava avvenendo a Mumbai. Proprio così: si deve a questa coppia la notizia, in tempo reale, di quanto stava avvenendo nella città indiana messa a ferro e fuoco dai terroristi con più azioni coordinate e l'assalto agli hotel. Patrizio Amore e Carmela Zappalà, infatti, hanno un figlio. Non uno qualsiasi: è un poliziotto. E' Massimiliano Assini, assistente della Polizia di Stato, in forza all'Interpol di Roma dal 2001.

Sono le 18.20 di ieri pomeriggio quando il cellulare di Assini, in quel momento nel suo ufficio al Palazzo dell'Anagnina di Roma, la sede della Direzione Centrale della Polizia Criminale, si mette a squillare e sul display appare la scritta 'Papà'. Il poliziotto pensa alla solita chiamata di routine prima che i genitori si congedino per la notte. "Ciao Papà, tutto bene?", domanda Assini. Di sottofondo, il poliziotto sente una serie di rumori strani, sembrano esplosioni, raffiche. "Massimiliano, aiutaci!!!", è il grido disperato del padre. Lì per lì Massimiliano non capisce. "Papà, papà, ma che sta accadendo?", grida. A migliaia di chilometri di distanza, il padre urla: "Massimiliano, qui è l'inferno. Io e mamma stiamo bene, ma è l'inferno. Stanno scoppiando le bombe... sparano... siamo chiusi...". Il poliziotto non crede a quel che sente: "Papà, calmati, che sta succedendo?". "I terroristi hanno attaccato l'albergo!", gli replica il padre. Assini ha capito. "Papà, cerca di chiuderti in camera con mamma...". "Sì,sì, ci hanno detto di non lasciare l'albergo perché ci sono i terroristi, siamo al 15° piano, in un sgabuzzino". "Papà, richiamami tra 10 minuti", taglia corto il figlio.
Il poliziotto non perde un attimo. Lui, che lavora nel 'cuore' della Polizia, dà l'allarme ai suoi superiori. L'Interpol, a sua volta, avvisa il ministero degli Esteri di quel che sta avvenendo a Mumbai. Le istituzioni italiane si mettono in moto. Il ministero degli Esteri contatta il console a Mumbai mentre Assini ricontatta i genitori.

Marito e moglie sono nell'Hotel New Oberoi. Con loro, altri due italiani, che fortunatamente riescono a mettersi in salvo durante la notte. Chiusi in uno sgabuzzino utilizzato dagli addetti alle pulizie restano i genitori di Massimiliano. Il loro albergo è uno di quelli presi di mira dai terroristi nella notte più lunga di Mumbai. "Massimiliano, ci hanno detto di chiuderci qui dentro e non uscire perché i terroristi potrebbero essere ancora nell'albergo" racconta la madre al poliziotto. "Stanno scoppiando bombe, sparano. Non finisce mai", urla al cellulare Carmela Zappalà. Così, per ore, attraverso il cellulare di Assini, si svolge la cronaca in diretta dei tragici eventi di Mumbai. "Papà, cercate di usare un solo cellulare", raccomanda il poliziotto ai genitori, che sono al buio, dal momento che l'impianto elettrico è stato disattivato nell'hotel.
Una notte lunga, con l'alba che non arriva mai. Gli spari, le raffiche, continuano anche al mattino. I due italiani sono ancora lì, asserragliati nello sgabuzzino. Le batterie non dureranno a lungo. Le ultime esplosioni questa mattina alle 9.34. Assistito costantemente dai suoi superiori, che da ieri pomeriggio seguono minuto per minuto la situazione di Mumbai dalla sala operativa dell'Interpol, Massimiliano Assini continua dall'Anagnina a contattare il padre e la madre. [Adnkrono/Ing]

- "C'era un italiano, l'hanno liberato" (Repubblica.it)

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27 novembre 2008
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