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WikiLeaks svela qual'è stata la 'vera' storia della guerra Usa in Afganistan

28 luglio 2010

Sembra che la storia militare americana non aveva mai subìto una così cospicua fuga di notizie! E si parla di notizie veramente scottanti e compromettenti: civili morti e di cui non si è saputo nulla, di un'unità segreta incaricata di 'uccidere o fermare' qualsiasi talebano anche senza processo, delle basi di partenza in Nevada dei droni Reaper (aerei senza piloti), della collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani.
Questo e molto di più, sugli archivi segreti della guerra in Afghanistan, è stato svelato da WikiLeaks - il portale Internet creato per pubblicare documenti riservati - al New York Times, al Guardian e al Der Spiegel.
La Casa Bianca ha subito espresso una 'dura condanna' per la diffusione di informazioni che possono minacciare la sicurezza del Paese e degli alleati. I tre organi di stampa che hanno accettato di pubblicare le informazioni lo hanno fatto, hanno spiegato, perché i dati sarebbero stati diffusi su Internet: "La maggior parte delle relazioni è rappresentata da documenti di routine banali, ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni", ha detto il New York Times, mentre il britannico Guardian afferma che i documenti, che rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani, "danno un'immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan".

Una guerra, quella "segnata" nei documenti di WikiLeaks, che va dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l'amministrazione Bush che quella Obama per un totale di 92 mila rapporti del Pentagono. Documenti da cui emerge un'immagine devastante di quello che è realmente successo in Afghanistan: le truppe che hanno ucciso centinaia di civili in scontri che non sono mai emersi, gli attacchi dei talebani che hanno rafforzato la Nato e stanno alimentando la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. E la conclusione è amara: "Dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001".
La reazione della Casa Bianca è stata dura: "Possono mettere a rischio - ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, il generale James Jones - la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale". La Casa Bianca ha anche dichiarato che la diffusione da parte di Wikileaks dei 92mila documenti è una violazione delle leggi federali e rischia di danneggiare le forze armate statunitensi. Il portavoce Robert Gibbs ha spiegato che il presidente Barack Obama è stato avvertito la scorsa settimana dell'imminente pubblicazione dei documenti, dopo che funzionari del governo erano entrati in contratto con alcuni membri di Wikileaks. Il fondatore del portale, Julian Assange, ha fatto sapere che la sua organizzazione è in possesso di ulteriore materiale riservato (migliaia di documenti) sulla guerra americana in Afghanistan.
Alla condanna della Casa Bianca si sono uniti Gran Bretagna e Pakistan e lo stesso ha fatto il presidente afghano Hamid Karzai, aggiungendo tuttavia che gran parte delle informazioni contenute nei documenti non sono nuove.

Può anche darsi, ma dai documenti emerge, tra l'altro, che "il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani". Ma c'è di più: nei documenti si legge che "l'intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di al Qaeda per progettare attacchi" e "faceva il doppio gioco".
E Washington, stando a quanto emerge, sembra voler ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l'amministrazione Obama, malgrado le roboanti minacce di "intervento diretto" dell'allora candidato democratico alla presidenza, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton ha annunciato "altri 500 milioni di dollari" in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan "partner uniti da una causa comune".

Julian Assange, fondatore del portale WikiLeaks, ha dichiarato che le reazioni, le accuse e le polemiche scaturite dopo la diffusione dei file segreti sulla guerra in Afghanistan mostrano come il sito di informazioni stia svolgendo in maniera adeguata la sua missione giornalistica. "È compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere, e quando gli abusi di potere sono messi in luce c'è sempre una reazione contraria".  Nei documenti, ha aggiunto, "potrebbero esserci prove di crimini di guerra. Starà a un tribunale decidere se qualcosa è un crimine", ha dichiarato. "Detto questo, nel materiale sembrano esserci prove di crimini di guerra".
WikiLeaks ha acquisito fama internazionale nel 2009 quando pubblicò i documenti interni della multinazionale Trafigura coinvolta in uno scandalo di rifiuti tossici in Costa d'Avorio. Prima del dossier afgano, lo scoop più sconcertante di Wikileaks è stato un video diffuso ad aprile di quest'anno che mostra un elicottero americano Apache mentre effettua un raid a Baghdad nel 2007. Una decina di civili furono uccisi in quell'attacco, che costò la vita anche a due reporter della Reuters.

Comunque, seppur deflagranti le rivelazioni di WikiLeaks non fanno cambiare idea agli Stati Uniti sulla strategia decisa per l'Afghanistan e sulle relazioni con il Pakistan. A precisarlo è stato il capo di Stato maggiore Mike Mullen.
Il Pentagono ha aperto un'inchiesta penale sulla fuga di notizie. La notizia è stata data dal portavoce del ministero della Difesa, colonnello Dave Lapan. La divisione investigativa penale dell'esercito ha guidato l'indagine su Bradley Manning, uno specialista di intelligence militare accusato di aver fornito a Wikileaks altri documenti segreti.
Il capo di Stato Maggiore Mullen si è detto "inorridito" per il contenuto dei dossier, ma ha sottolineato che le informazioni sulle attività del Pakistan e altri dettagli erano stati presi in considerazione nella revisione della strategia di guerra dello scorso anno. L'ammiraglio ha detto di aver visto "passi molto positivi" da parte del Pakistan negli ultimi tempi, ma ha ammesso che Washington resta preoccupata per l'attività dell'intelligence di Islamabad.
Dal canto suo, il presidente Usa, Barack Obama, commentando la fuga di notizie ha detto che il dossier di WikiLeaks "non rivela nulla di cui già non fossimo a conoscenza". Il presidente ha comunque definito "preoccupante" la fuga di informazioni: "Anche se mi preoccupa la diffusione di informazioni così riservate sulle nostre operazioni militari, il fatto è che questi documenti non rivelano nulla di nuovo, nulla di cui l'opinione pubblica non fosse già stata informata", ha detto Obama. [Informazioni tratte da Repubblica.it]

- "Nei documenti lo squallore della guerra" (Corriere.it)

 

 

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28 luglio 2010

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