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The Saddam Horror Show

Ieri la prima udienza di uno dei processi più importanti di tutta la Storia: il processo a Saddam Hussein

20 ottobre 2005

Esiste solo un modo per liberasene veramente, definitivamente e assolutamente, ed è la condanna a morte. Sono in tanti in Iraq che vorrebbero la cancellazione dalla faccia della terra di Saddam Hussein.
Pur nelle segrete di una fetida prigione sconosciuta, finché respira l'ex raìs costituirà un pericolo. Lo dicono non pochi iracheni. L'eliminazione fisica di Saddam dissolverebbe la sempre possibile e minacciosa insurrezione armata, da parte di quei guerriglieri e terroristi che considerano Hussein ancora il loro raìs e sperano di rivederlo un giorno al potere.

Ieri è stato il giorno della prima udienza, dopo quasi due anni di detenzione che Saddam ha trascorso mangiando patatine fritte e leggendo il Corano in una base Usa segreta.
L'udienza isolata, trasmessa in diretta alla televisione ha un obiettivo preciso: mostrare l'ex raìs prigioniero, inoffensivo, sottoposto a giudizio, come un criminale comune.
Un raìs sconfitto, messo davanti alle sue colpe. Dissacrato ma in vita, come non capita mai da queste parti, dove i raìs esautorati finiscono subito sotto terra.
Nella Green Zone, la cittadella fortificata del potere, ieri è cominciato uno dei grandi processi di tutta la Storia. Alla sbarra con l'ex dittatore, altri 7 coimputati per la strage di Dujail, compreso il fratellastro Barzan. Una prima udienza breve, il tempo di leggere i capi d'accusa, quelli riguardanti uno dei primi grandi misfatti, in ordine cronologico, di Saddam (il massacro nel villaggio sciita di Dujail nel 1982, con 143 morti). Un ''inizio'' nell'attesa di giudicare una serie di altri crimini, assai più gravi (le associazioni umanitarie gli attribuiscono trecentomila vittime: sciiti decimati, curdi gasati, oppositori seviziati e assassinati, anche di suo pugno), per i quali saranno necessari almeno dodici processi, da istruire con quintali di documenti.
Tutto l'Iraq si è fermato per guardare in televisione l'uomo che per tanti anni ha deciso della vita degli iracheni.

Lo ''show'' - in mondovisione - ha avuto inizio intorno alle nove. Il presidente del tribunale è Rizgar Mohammed Amin (un curdo), a capo di altri quattro giudici che non sono apparsi per motivi di sicurezza. Ai giornalisti è stata consegnata copia del piano del processo, in cui saranno presenti tredici avvocati in difesa degli otto imputati. Cinque sono gli stenografi, tutti iracheni, mentre i testimoni dell'accusa non appariranno per motivi di sicurezza, come anche i cinque rappresentanti della pubblica accusa a eccezione del Pubblico ministero: Jaafar Al Mousawi, uno sciita.
Al centro del tribunale sono state posizionate 8 gabbie, la prima delle quali è stata occupata da Saddam Hussein. Le altre sono state predisposte per l'ex vice presidente Taha Yassin Ramadan; il fratellastro di Saddam ed ex capo dei servizi segreti Barzan al-Tikriti; l'ex procuratore capo del tribunale rivoluzionario del deposto regime Awad al-Bander; e quattro dirigenti del disciolto partito Baath: Abdallah e Mizar Rueid, Ali e Mohammed al-Ali.

Saddam è entrato in aula camminando molto lentamente e portando in mano una copia del Corano.
''Non risponderò a nessuna domanda di questo tribunale di cui non riconosco nessuna legittimità. Per rispetto al glorioso popolo iracheno, rifiuto di rispondere, perché questo tribunale è illegale''.
Sono state queste le prime parole di Saddam, replicando al presidente Amin che gli aveva chiesto di declinare le proprie generalità (''Io sono il presidente della Repubblica dell'Iraq, tu mi conosci bene'').
Gli altri sette imputati, forti delle parole del loro raìs, hanno rifiutato di dire la propria identità e poi si sono rimessi i vestiti tradizionali iracheni.
Dopo un breve dibattimento, Saddam e gli altri sette si sono dichiarati innocenti dei crimini contro l'umanità loro imputati. ''Ho detto quello che ho detto, non sono colpevole, sono innocente'', ha detto Saddam Hussein dopo la lettura dei capi d'accusa da parte della corte.
Subito dopo le prime schermaglie procedurali il processo è stato rinviato al 28 novembre. Un rinvio atteso, dopo che l'avvocato dell'ex dittatore iracheno, Khalil al Dulaimi, aveva affermato di non aver avuto il tempo necessario per leggere gli incartamenti del processo.
Alla fine il colpo di teatro: Saddam è venuto alle mani con le guardie che lo portavano fuori dell'aula. Quando il giudice ha dichiarato l'aggiornamento del processo, le guardie hanno fatto per prendere il braccio dell'imputato, ma lui ha opposto resistenza gridando ''Sono il vostro presidente''.

Lontano dal tribunale, gli abitanti del villaggio sciita di Dujail con una manifestazione hanno chiesto la pena di morte per Saddam Hussein. A Tikrit, città natale di Saddam, invece un'altra manifestazione inneggiava in suo favore.
L'Iraq aspetta il risultato del referendum che farà formalmente dell'Iraq ''uno stato federale democratico''. Per voltare pagina molti vorrebbero che la giustizia li aiutasse, eliminando quell'uomo che incarna il terribile passato.

- La trascrizione dei principali passi dell'udienza (Corriere.it)

- ''Alla sbarra Saddam, ma non i Paesi suoi complici'' di Paola Mirenda (Osservatorio Iraq)

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20 ottobre 2005
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