This is The End

Azzerata la cosca mafiosa di Partinico (PA): arrestati 23 presunti uomini d'onore accusati di mafia ed estorsione

30 novembre 2010

E' scattata alle prime luci dell'alba a Partinico, in provincia di Palermo, una vasta operazione antimafia dei carabinieri del Gruppo di Monreale, che hanno agito su ordine della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, che ha portato all'arresto di 23 persone. Gli indagati sono a vario titolo accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Francesco Del Bene e dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia.
L'operazione, denominata "The End", scaturisce da un'attività investigativa che ha azzerato il mandamento mafioso di Partinico, importante crocevia tra le province di Palermo e Trapani, negli ultimi anni al centro di una vera e propria faida tra famiglie mafiose rivali.
In carcere sono finiti presunti uomini d'onore della cosca locale. In manette anche Giovanni Vitale, figlio minore del boss mafioso Vito Vitale, l'ex capomandamento di Partinico, e Francesco Tagliavia, che era stato scarcerato un anno fa dopo avere scontato una condanna per tentato omicidio e associazione per delinquere. Tagliavia temeva di essere ucciso dagli uomini della cosca avversaria del boss Vitale. Attualmente aveva l'obbligo di soggiorno a Partinico. In carcere, con Francesco Tagliavia, solo omonimo del boss di Brancaccio, unico imputato per strage mafiosa di Firenze del 1993, è finito anche il giovane figlio, Giovambattista Tagliavia.
All'operazione hanno preso parte 200 Carabinieri del Gruppo di Monreale supportati da unità cinofile ed un elicottero del 9° Elinucleo di Palermo Boccadifalco.

Giovanni Vitale, 28 anni, era stato scarcerato a marzo scorso. Una nuova ordinanza di custodia cautelare è stata notificata anche al fratello Leonardo (24 anni) che è però detenuto. Secondo gli investigatori Leonardo e Giovanni Vitale avrebbero sostituito il padre alla guida del mandamento mafioso. Dall'indagine è emerso che i due fratelli avevano il controllo capillare delle estorsioni, e delle attività illecite della cosca. Il taglieggiamento, nei confronti degli imprenditori edili, veniva realizzato attraverso l'imposizione della fornitura del cemento da parte di un'impresa compiacente: la Edil Village srl. I costruttori venivano costretti a rifornirsi da ditte compiacenti come la Edil Village di cemento e di materiale edile.
Raccogliendo la pesante eredità lasciata dal padre, da anni detenuto al 41 bis, i due giovanissimi fratelli , hanno assunto la reggenza del mandamento mafioso del comune di Partinico, attraversato da anni da intense fibrillazioni tra gruppi nemici che si sono contesi il controllo del territorio. Dall'inchiesta è emersa la storia dell'escalation criminale dei due rampolli. Dopo l'arresto del padre, Leonardo Vitale, con l'appoggio del capomafia allora latitante, Mimmo Raccuglia, è riuscito ad azzerare la concorrenza della cosca nemica nella guerra per il controllo del territorio. La sua "effervescenza criminale" preoccupava anche Raccuglia che tentò di affiancargli suoi uomini per controllarlo. Dopo l'arresto di Leonardo, lo scettro del comando è passato al fratello Giovanni. Tra i due, secondo gli investigatori, sono sorti anche contrasti nell'organizzazione delle attività illecite. Giovanni sarebbe tornato alla vecchia gestione del mandamento imponendo le sue imprese di riferimento nella fornitura del cemento ai costruttori della zona e cambiando alcune decisioni prese dal fratello.

Non solo rampolli di storiche famiglie mafiose, ma anche professionisti insospettabili sono rimasti coinvolti nella maxi indagine dei carabinieri. Un architetto incensurato, Antonino Lu Vito, 55 anni, è finito in cella con l'accusa di mafia: dalle intercettazioni è emerso che fungeva da intermediario tra diversi mafiosi che volevano accaparrarsi la gestione di un bar di nuova apertura nel centro commerciale Poseidon di Carini. L'inchiesta, oltre ad evidenziare il ritorno al comando del mandamento di una storica famiglia mafiosa, quella dei Vitale, decimata dagli arresti, ma ancora potente, ha confermato la diffusione e la forza del fenomeno delle estorsioni. Otto i taglieggiamenti contestati agli indagati nei confronti di 4 vittime, per lo più imprenditori edili costretti o a pagare il pizzo o a rifornirsi si cemento e materiale edile da imprese vicine ai Vitale. Le vittime reticenti a pagare subivano attentati incendiari e danneggiamenti: come è accaduto, ad esempio, alla rivendita di imbarcazioni e auto "Megauto srl" di Alfonso Scalici, mafioso di Balestrate che non voleva piegarsi all'autorità dei Vitale. L'inchiesta ha messo in luce che oltre alle estorsioni, una fonte di reddito per la cosca era rappresentata dallo spaccio di droga: il settore degli stupefacenti era gestito da Daniele Salvaggio, tra gli arrestati. Solo nell'ultimo anno i carabinieri hanno sequestrato oltre 50 chili tra cocaina, hashish e marijuana.

"L'indagine che oggi ha portato all'arresto di 23 persone a Partinico (Pa) mette in luce il comportamento deprecabile delle vittime del racket della cosca azzerata che, non solo non hanno fornito alcuna collaborazione agli inquirenti, ma in alcuni casi si sono spontaneamente sottomessi ai taglieggiatori". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo alla conferenza stampa in cui sono stati illustrati i risultati dell'operazione antimafia "The End". "A questo punto della lotta alla mafia - ha aggiunto - non ci si può più nascondere dietro l'alibi che lo Stato è assente".
"L'indagine dei carabinieri, che hanno sgominato la cosca mafiosa di Partinico, ci fa capire che abbiamo di fronte un nemico ancora capace di rinnovare i suoi quadri e di imporre  nuovi vertici con grande vitalità e pieno controllo del territorio. Si sbaglia chi pensa che Cosa nostra sia agonizzante" ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia alla conferenza stampa.
Ingroia ha sottolineato, ancora una volta, l'importanza delle intercettazioni in indagini come questa in cui ha detto "il contesto ambientale è estremamente difficile e la collaborazione della società civile è praticamente nulla".

Queste le persone colpite da ordine di custodia cautelare in carcere: Francesco Alfano, 49 anni, Alessandro Arcabascio, 37 anni, Alfonso Bommarito, 46 anni, Gianfranco Brolo, 40 anni, Carmelo Culcasi, 60 anni, Francesco Paolo Di Giuseppe, 52 anni, Antonino Giambrone, 32 anni, Gioacchino Guida, 33 anni, Salvatore Lamberti, 69 anni, Antonio Lo Biundo, 30 anni (fa il compleanno fra 5 giorni), Lorenzo Lupo, 58 anni, Antonino Lu Vito, 55 anni, Pietro Orlando, 53 anni, Elviro Paradiso, 40 anni, Roberto Rizzo, 36 anni, Santo Daniele Salvaggio, 30 anni, Alfonso Scalici, 59 anni, Francesco Tagliavia, 38 anni, Giovanni Battista Tagliavia, 27 anni, Giovanni Vitale, 28 anni, Leonardo Vitale, 24 anni (attualmente detenuto), Ambrogio Corrao, 51 anni, Roberto Pitarresi, 42 anni.

Ma le forze dell'ordine oggi, oltre ad aver colpito Cosa nostra, ha inferto un duro colpo anche alla Camorra. Nella notte, infatti, a Napoli i carabinieri del nucleo investigativo del capoluogo partenopeo hanno arrestato 21 persone notificando un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda. Gli arrestati, affiliati al clan camorristico ritenuto ormai in estinzione dei "Misso", già operante nel quartiere Sanità, sono ritenuti a vario titolo responsabili di omicidi, tentati omicidi e di detenzione e porto illegali di armi da fuoco aggravati dal metodo mafioso. Nel corso dell'indagine sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza a carico delle persone che tra il 1999 ed il 2006 hanno dato vita a una delle più sanguinose guerre di camorra scoppiate a Napoli causata, in un primo momento, dalla contrapposizione armata tra il clan "Misso" e il cartello camorristico della "Alleanza di Secondigliano" e successivamente, all'interno dello stesso clan "Misso" contro la frangia scissionista creata da Salvatore Torino.

[Informazioni tratte da Apcom, Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it, Corriere del Mezzogiorno]

- La morale del male (Guidasicilia.it, 11/04/05)

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30 novembre 2010

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