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Tickets

Tre maestri del cinema per un film girato su un treno. Il Tickets del titolo allude a un biglietto per una vita migliore

29 marzo 2005

Noi vi segnaliamo...
TICKETS
di Abbas Kiarostami, Ken Loach, Ermanno Olmi

Tre registi di culto dirigono insieme un unico film girato su un treno. L'idea è dell'iraniano Abbas Kiarostami. Inizialmente pensato come una trilogia di documentari, Tickets è diventato una storia unica sviluppata a staffetta. Ermanno Olmi ha scritto la storia di un vecchio scienziato che viaggia in treno, Kiarostami ha seguito le vicende di alcuni personaggi creati da Olmi e alla fine Ken Loach (con lo sceneggiatore Paul Laverty) ha introdotto nuovi personaggi e nuove storie concludendo lo spunto iniziale di Olmi. Si parte dal centro Europa e si arriva a Roma. Incontri casuali: una famiglia di clandestini, una donna arrogante, un gruppo di ragazzi, una storia d'amore eterea e improbabile. Piccoli incidenti che possono cambiare il corso dell'esistenza. Un film sul privilegio e l'esclusione. Il titolo Tickets allude al biglietto per una vita migliore


Distribuzione
Medusa
Durata 115'
Regia Abbas Kiarostami, Ken Loach, Ermanno Olmi
Con Valeria Bruni Tedeschi, Carlo Delle Piane, Filippo Trojano, Klajdi Qorrai, William Ruane
Genere Commedia
 

La critica
''Tre registi salgono sullo stesso treno, percorrono 5000 km. a testa, girano ognuno un piccolo film che unito agli Abbas Kiarostamialtri forma un percorso spezzato ma coerente. E' 'Tickets', curioso esperimento a sei mani targato Fandango, che cambia pelle strada facendo. Perché Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach hanno lavorato insieme, coordinando storie e figure-guida. 'Ma fare film è un mestiere solitario', ricorda Kiarostami, così ognuno è andato per la sua strada e il risultato si nutre proprio del contrasto fra tre culture, tre stili, tre visioni del mondo. E del cinema: che semplificando possiamo dire mentale per Olmi, metafisico per Kiarostami, sociale per Loach. (...) Quanto ai tre diversi stili, Olmi finisce per credere anzitutto a quanto vuole dirci lui, usando il vecchio professore Carlo Delle Piane, la segretaria di cui è invaghito e gli altri passeggeri per comporre un allarmato apologo sul presente, percorso da segnali inquietanti e da venti di guerra. Kiarostami, viceversa, approfitta di ogni personaggio per aprire una serie di linee di fuga, spezzando la sua cronaca comico-amara con impennate liriche e rivelando dimensioni nascoste dietro ogni figura. Mentre Loach si ostina a credere nei suoi personaggi, nella loro coscienza, nel sogno/dovere di cambiare il mondo. Più diversi di così si muore, insomma. Ma è questo, al di là di tutto, a rendere 'Tickets' così interessante e coraggioso''.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 febbraio 2005

Ermanno Olmi''I raccontini commissionati da Domenico Procacci a partire dall'esile spunto ideato da tre autori di qualità come Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, che lo hanno poi sviluppato nell'unità di tempo e di luogo (un treno in viaggio dalla Svizzera a Roma), intendono battere il ferro caldo del tema di chi può permettersi un ticket e chi non potrà mai averlo a disposizione. Olmi parte per la tangente, trasformandosi in un Avati a passo ridotto e commuovendosi per il canuto professore Carletto Delle Piane folgorato da un fugace e improbabile sogno d'amore: un'elegia che lascia il tempo che trova, mentre il ruolo del cattivo viene grossolanamente affibbiato a un militare in stile Rambo che impone il silenzio e non desidera seccature. Kiarostami è molto più accorto nel ricamare sulla ribellione di un ragazzo impegnato come attendente nel servizio civile, stanco di subire le angherie della vedova di un generale e più allegramente impegnato a flirtare con la deliziosa compaesana quattordicenne incontrata nel viavai dei vagoni. Loach risulta nettamente migliore dettagliando le peripezie di tre minorenni tifosi del Celtic, partiti per sostenere la squadra di Glasgow nella sfida di Champions League all'Olimpico con la Roma: peccato che la freschezza delle recitazioni venga ficcata nell'imbuto di un pistolotto in gloria dei poveri clandestini albanesi sottoposti al calvario dell'esclusione europea. Dall'insieme, in definitiva, non scaturisce un'idea forte di cinema, a meno che i critici non si accontentino di qualche divertente situazione paradossale e di qualche tagliente intuizione psicologica. Per i semplici spettatori, invece, è quasi scontato che si ripeta il mesto effetto di 'Eros' (stesso produttore, stessa formula)''.
Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 febbraio 2005

''Succede anche nella vita: incontri qualcuno e ti affezioni, poi lo perdi di vista e un po' ti dispiace. È questo l'unico Ken Loachdifetto dell'atteso film dei tre registi (Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach). Ma il difetto di 'Tickets' può anche essere visto come un pregio perché in capo a due ore resti con la voglia di saperne di più dell'anziano professor Carlo Delle Piane con la sua ispiratrice Valeria Bruni Tedeschi, della nevrotica e cialtronesca matrona Silvana De Santis e dei tre giovani tifosi del Celtic in trasferta a Roma. (…) Non mi risulta che Olmi sia un gran lettore di Proust, ma qui è proustiano senza saperlo come lo era del resto al tempo di 'I fidanzati' 40 anni fa: il sentimento è ancora quello e lo stile anche. Un gesto gentile, un bicchiere di latte offerto al bimbo di un'emigrante, suggella l'affettuoso ritratto delineato dal bravissimo Carlo. L'iraniano Kiarostami ha scelto invece di raccontare una rompiscatole, la sorprendente De Santis, piantagrane con tutti e comandona nei riguardi del mite giovanotto che l'assiste, Filippo Trojano, col risultato di metterlo in fuga: ma lungi dal godere per la sconfitta della megera, vederla scendere sola e abbandonata alla stazione di Chiusi induce a un moto di pietà. Quanto a Ken Loach, evidenzia il sottofondo sociopolitico dell'intera operazione scoprendo con allegria l'inatteso volto umano degli ultras, capaci di un' impennata solidale ben più a rischio del latte di Delle Piane. Nella chiave di un minimalismo anarchico simpaticamente ecumenico, 'Ticket' sancisce a sorpresa una sorta di agnizione fra tre maestri del cinema che salva l'operazione da quel tanto di gratuito spesso presente in questo genere di collettive''.
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 febbraio 2005

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29 marzo 2005
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