Ritrovata l'unica pellicola del regista Emanuele Caracciolo, ucciso dai nazisti nelle Fosse Ardeatine

''Troppo tardi t'ho conosciuta'', ritenuto ormai introvabile è stato invece ritrovato in una cantina di un cinema di Cuneo

06 agosto 2004

Scorrendo i nomi del triste elenco dei morti ammazzati dai nazisti nelle Fosse Ardeatine a Roma, alla lettera C troviamo: CARACCIOLO EMANUELE di Michele e di Alemanni Antonietta, nato il 22-8-1912 a Tripoli – tecnico cinematografico.

Tecnico cinematografico era la maniera di chiamare i registi.
Emanuele Caracciolo, regista, nella sua vita riuscì a fare un solo film. Si intitolava "Troppo tardi t'ho conosciuta". La pellicola narra la storia del proprietario di un mulino ad acqua in un villaggio della Val d'Aosta, che vorrebbe riuscire a vincere la concorrenza di un vicino mulino a vapore, contando sul rapido successo del figlio che, dotato di eccezionali mezzi vocali, studia canto. Il giovane, però, al momento di debuttare cade facile preda di un'avventuriera che, anche lei e con ben meno confessabili intenti, mira ai suoi sicuri guadagni. Il padre, per aprire gli occhi al figlio, si reca a Torino, dove egli deve esibirsi e lo consiglia di fingere di aver perduto la voce. Lo stratagemma riesce in pieno perché la donna, dopo una disgustosa scenata, abbandona il tenore, che, però, per l'emozione, perde effettivamente la voce e, rinunciando agli allori teatrali, ritorna al suo mulino. Qui lo attende il fedele affetto di una onesta ragazza. La cerimonia nuziale conclude la vicenda mentre al ragazzo la voce torna più limpida e più sonora di prima.

Per diversi decenni la pellicola, unica opera del regista Emanuele Caracciolo, è stata data come smarrita e introvabile. Ultimamente, ritrovata una copia nella cantina di un cinema di Cuneo, la pellicola prima restaura e proiettata a Torino, il mese scorso ha fatto parte del Festival del Cinema Ritrovato di Bologna.
Riportiamo di seguito un articolo, apparso sul Giornale di Sicilia, del giornalista siciliano e storico del cinema Franco La Magna che parla del ritrovamento di "Troppo tardi t'ho conosciuta".

Ritrovato in una cantina di Cuneo il film "Troppo tardi t'ho conosciuta", unica opera del regista Emanuele Caracciolo, fucilato dai nazisti alle Fosse Ardeatine.
Per decenni generazioni di registi, sceneggiatori, attori ed attrici, ma soprattutto storici, critici, giornalisti, l'hanno sbrigativamente liquidato come "perduto", "disperso", "smarrito", "introvabile" (lo stesso è capitato a chi scrive). E, per la verità, trattandosi indubbiamente non di un capolavoro, nella furia iconoclasta che dopo aver colpito il muto non ha risparmiato il sonoro, nessuno probabilmente ha mai compiuto serie ricerche per ritrovarlo.
Un "destino" segnato alla fine anche dalla casualità del rinvenimento, scevro da rocambolesche peripezie alla Indiana Jones, lontanissimo da esotiche locations, addirittura quasi salottiero, burocratico e come sempre per merito d'un uomo di cinema. Ma procediamo con ordine.

Renzo Ventavoli, gestore di sale cinematografiche torinesi e distributore, un passato da saggista (ha al suo attivo molti di libri di cinema) a quanto pare, per nostra fortuna, non ha perso l'inveterato vizio di leggere e (da storico) di ricercare. Così qualche mese fa scorrendo un innocuo volumetto s'imbatte in una segnalazione sorprendente: il figlio dell'imprenditore Giraldi (già produttore di Divieto di sosta, 1942, di Marcello Albani) conserva in cantina una copia del film Troppo tardi t'ho conosciuta.
Immediatamente contattato Giraldi e raggiuntolo a Cuneo l'intraprendente Ventavoli non tarda ad accertare la fondatezza dell'informazione. Prelevati e verificati presso il Museo del Cinema di Torino, i rulli conservati in cantina si scoprono contenere proprio il film di Caracciolo, in ottimo stato di conservazione. L'ultimo passaggio necessario, riversare la vecchia pellicola positiva infiammabile in un positivo non infiammabile, viene prontamente realizzato con un finanziamento della Banca San Paolo-Imi. Il film restaurato è proiettato prima a Torino (in occasione dell'inaugurazione di un multisala di Ventavoli ottenuto dalla trasformazione dello storico cinema d'essai "Romano") e qualche giorno fa al Festival del "Cinema Ritrovato" di Bologna. Ora una copia si trova Museo del Cinema di Torino ed un'altra in casa Giraldi.

Troppo tardi t'ho conosciuta (1940) unico film diretto di Emanuele Caracciolo, poco più che trentenne catturato e fucilato per rappresaglia dai nazisti alle Fosse Ardeatine, mal distribuito e strapazzato dalla critica dell'epoca, non può non ascriversi nei territori di quel cinema di regime, ridanciano ed evasivo, le cui trasgressioni sono tollerate perché immediatamente riportate negli alvei sicuri della bigotta morale di facciata dell'epoca. Singolarità e "sicilianità" ne fanno tuttavia un ritrovamento da non sottovalutare, a partire dalla dichiarata "musicalità" del titolo ripreso da una celeberrima aria della Norma di Vincenzo Bellini, genius loci etneo e grande protagonista dell'Ottocento musicale europeo, che viene modulata nel corso del film da un ingenuo tenore facile preda d'una concupiscente maliarda.
Il film, prodotto dall'Anonima Cinematografica Impero di Milano e presentato per la prima volta al pubblicoNino Martoglio l'11 novembre 1940, è poi tratto dalla commedia "Il divo" (nella foto sotto il titolo la locandina dello spettacolo) tre atti di Nino Martoglio, eclettico scrittore-regista-drammaturgo di Belpasso (CT) (al suo attivo tre o, secondo altre fonti, quattro regie cinematografiche tra cui il mitico Sperduti nel buio, 1914) e si snoda su un registro narrativo mantenuto su toni leggeri, come vuole in fondo l'autore letterario.
"Garbata caricatura del mondo della lirica", ma vera caricatura del cognato di Martoglio, il tenore Pietro Schiavazzi (che non esitò ad aggredire in pubblico lo scrittore), commedia e film - soprattutto quest'ultimo, con una chiusa stucchevole e mortificante - abbracciando gli ideali d'un esistenza etica, pacificano e rassicurano la minacciata morale dello spettatore.
Per ultimo (altro sbalorditivo livello "siciliano" del film) la presenza di un protagonista del tutto straordinario come Franco Lo Giudice (uno dei massimi tenori del tempo, nato a Paternò nel 1893, dalla carriera travolgente e strepitosa) rende la commedia di Caracciolo assolutamente eccezionale sotto il profilo documentaristico, ma forse anche più di altre paradigmatica ed anticipatrice di quella tendenza al genere musicale che nell'immediato dopoguerra diventerà uno dei punti di forza della rinascita del cinema nazionale.
Insomma la piccola iterazione di "unicità", il "blasone" letterario, l'arricchimento della scarna filmografia martogliana (sono cinque i lungometraggi tratti dalle opere dello scrittore etneo) e la performance di Lo Giudice, sono tutti elementi che attribuiscono alla facile e svolazzante commediola di Caracciolo valori che superano le modeste qualità artistiche dell'opera, rendendo il fortuito recupero di Ventavoli un piccolo "evento" nella storia dei rinvenimenti filmici.

Franco Lo GiudiceTra gli attori oltre a Franco Lo Giudice (Tonino), la giovanissima esordiente Barbara Nardi (Alba Ruitz, anch'ella ispirata ad una nota demi-mondaine dell'epoca), Kristi Schrool (Sisina), Alfredo De Sanctis (Candido Balsamo), Fausto Guerzoni (Annibale, il suggeritore), Giorgio Costantini (dottor Rossi), Tatiana Pavoni (Rosetta Parboni), Raul Donadoni (Guido), Elio Merluzzo (un amico di Tonino) e un giovanissimo Dino De Laurentis (Dino) che proprio con questo film inizia la carriera cinematografica.
La Nardi, nel 1938 eletta "Signorina Grandi Firme", fu definita "le più belle gambe degli anni '30" e la locandina del film (venduta all'asta) oggi fa gola a molti.
La storia del ritrovamento di Troppo tardi t'ho conosciuta e delle sue poche circuitazioni nell'affannoso e strabocchevole mondo del cinema contemporaneo per ora finisce qui. Ma, c'è da giurarlo, il seguito non tarderà a venire, soprattutto in Sicilia a cui un provvido destino cinematografico sembra indissolubilmente legarlo.

Franco La Magna

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06 agosto 2004

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