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La tragedia del Canale di Sicilia

Ingannati e minacciati dagli scafisti, sono stati costretti a buttarsi in mare a 15 miglia dalla terra ferma

25 marzo 2005

''È successo tutto in pochi minuti. A mare, gettatevi a mare - ci hanno gridato all'improvviso - e hanno lanciato in acqua alcuni salvagente''.
Una donna di vent'anni, che si rifiutava di lanciarsi in acqua è stata uccisa a botte dagli scafisti che ne hanno poi gettato il corpo tra le onde.

A raccontare la drammatica tragedia che si è consumata ieri nelle acque del Canale di Sicilia, poco distante dalle coste ragusane, è una delle due donne cinesi che si sono salvate.
Ricoverata nel reparto di medicina dell'ospedale di Modica, la giovane cinese pensa a sua figlia, rimasta in Cina assieme al padre. ''Ha 13 anni, è rimasta a casa nello Shaolan. Io faccio l'estetista e volevo venire in Italia per lavorare. Ho pagato 1.800 dollari per arrivare fin qui... Ieri sera eravamo a Malta. Siamo partiti con un gommone intorno all'1,30 di notte. Poi quell'ordine quando c'erano delle luci in lontananza''.
Ma le luci che sembravano quelle di un paese della costa siciliana erano in realtà quelle della piattaforma petrolifera Vega, a circa 15 miglia dalla riva del Ragusano, lontanissima dalla terra.
E lo sapevano bene gli scafisti che probabilmente hanno deciso di abbandonare i 15 cinesi per non correre il rischio di essere intercettati dalle motovedette.

Sei di loro si sono salvati, cinque uomini e una donna sono morti e tre uomini risultano ancora dispersi.
Per i superstiti, quattro uomini e due donne, secondo i medici ''trovati al limite di sopportazione'', si è reso necessario il ricovero, ma nessuno sarebbe in pericolo di vita. Sono ospitati negli ospedali di Scicli, Modica e Caltanissetta. A lanciare l'allarme era stato l'equipaggio del mercantile turco 'Cigdem Sierra'. Nella zona si sono dirette immediatamente le motovedette della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri che, con l'ausilio di un elicottero del comando aeronavale della Fiamme Gialle e di una nave supporto in servizio nella vicina piattaforma petrolifera Vega, hanno cominciato a recuperare i naufraghi.

L'altra donna, ricoverata nell'ospedale di Scicli racconta: ''Sono arrivata sei mesi fa a Malta, il viaggio fin lì l'ho fatto in aereo. Poi ho vissuto con altri connazionali facendo piccoli lavori. Ho aspettato fino a ieri sera quando, dopo aver pagato 2.100 euro, sono salita su quel gommone. Ora voglio solo tornare in Cina da mio figlio che ha sei anni''.

Al porto di Pozzallo le motovedette hanno sbarcato sei cadaveri. C'è anche quello della terza donna della drammatica traversata. Ha due vertebre cervicali spezzate. "Le hanno rotto l'osso del collo" dicono sulla banchina. "Sembra abbia i segni di una colluttazione ed è probabilmente morta sul colpo - dice il medico legale dopo una prima visita in obitorio - per un violentissimo trauma al cranio. Gli altri invece hanno chiari segni di annegamento per assideramento".
Il procuratore della Repubblica di Modica, Domenico Platania, sulla vicenda ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di strage. Il procuratore Platania conferma anche ''l'ipotesi di lavoro della Questura di Ragusa che possa esistere una grossa organizzazione criminale cinese che gestisce l'arrivo di connazionali clandestini in Italia attraverso Malta''.
Due settimane fa 21 orientali sono stati sbarcati direttamente sul molo di Marina di Ragusa, da un'imbarcazione che era partita probabilmente dall'Isola dei Cavalieri. ''C'è in corso un'inchiesta che coinvolge più Procure - rivela il magistrato - ma è difficile da portare avanti per l'omertà che regna tra le vittime. Nessuno di loro vuole collaborare perchè hanno paura''. Le indagini sono state affidate alla squadra mobile di Ragusa che da tempo lavora su una pista internazionale cinese. La zona tra Punta Secca e Scoglitti, sulla costa sud-orientale della Sicilia, dove oggi è avvenuto il dramma, è stata altre due volte scenario di sbarchi di clandestini finiti tragicamente: il 10 luglio del 2001 morirono cinque immigrati, e tra il 22 e il 24 settembre del 2002, invece, furono ripescati i corpi di 12 persone.
Anche in quei casi si trattò di clandestini gettati in acqua da scafisti.

Stamane all'alba sono riprese, con poche speranze, le ricerche dei tre cinesi che risultano dispersi a 15 miglia al largo dalla costa di Ragusa. Questa mattina sono uscite dal porto di Pozzallo due motovedette della capitaneria di porto ed una della guardia di finanza. E' pronto a decollare un elicottero dei vigili del fuoco. Durante la notte controlli sulla zona sono stati eseguiti da un elicottero della marina militare attrezzato per il volo notturno. Le condizioni meteorologiche nel Canale di Sicilia oggi sono buone.

A Malta è caccia agli scafisti assassini
Anche a Malta scatta la caccia agli scafisti assassini. Le autorità locali hanno avviato un'indagine sulla ennesima tragedia nel Canale di Sicilia, costata la vita a un gruppo di immigrati cinesi che stavano tentando di raggiungere le coste ragusane. Il capo della Polizia, John Rizzo, ha spiegato che le forze dell'ordine de La Valletta stanno collaborando attivamente con le autorità italiane e hanno già eseguito numerosi controlli e perquisizioni in diverse zone dell'isola, solitamente frequentate da chi gestisce il racket dei clandestini.
La polizia maltese sta tentando di individuare i responsabili della tragedia. Ma le indagini puntano anche a far luce su un'organizzazione criminale cinese, che gestirebbe la tratta di connazionali tra Malta e la Sicilia. Un clan, con ramificazioni e coperture estese in Europa, sul quale sta indagando anche la Procura di Ragusa, in collaborazione con la Questura.
Un rapporto confidenziale dei servizi di sicurezza maltesi ha recentemente lanciato l'allarme, avvisando le autorità che circa 500 cittadini cinesi sono presenti sull'isola in attesa di tentare la traversata verso la Sicilia. La stessa fonte sostiene che ogni settimana sbarcano nell'aeroporto de La Valletta circa 200 cittadini cinesi, muniti di visto regolare fornito dall'ambasciata maltese a Pechino. Nel documento la visita viene giustificata come un ''breve'' viaggio di studio per imparare l'inglese. Ma il rapporto sostiene che circa il 70% di questi cinesi dopo pochi giorni sparisce invece dalla circolazione. Una ''scomparsa'' che coincide con una serie di sbarchi di immigrati cinesi che si sono registrati in queste ultime settimane proprio sulle coste ragusane, meta tradizionale degli scafisti maltesi.
Non basta: nel gennaio scorso, funzionari dell'ambasciata a Pechino sono stati interrogati dalla polizia maltese perché sospettati di collusioni con l'organizzazione criminale che gestisce il traffico dei clandestini. Gli accertamenti sono scattati dopo la denuncia di un immigrato cinese che ha raccontato di aver pagato mille dollari per ottenere un visto dall'ambasciata. L'indagine è ancora in corso, ma intanto altri disperati sono riusciti egualmente a partire dalla Cina. (La Sicilia)

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25 marzo 2005
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