Quando tutte le strade portavano a... Pantelleria. L'isola era il gigantesco emporio del Mediterraneo

Egiziani, ciprioti e abitanti del Vicino Oriente sbarcavano incessantemente sulle sue coste

31 agosto 2005

Tutte le strade portavano a Pantelleria. Almeno quelle degli scambi commerciali. Egiziani, ciprioti, abitanti del Vicino Oriente e del Nord Africa, in varie epoche raggiungevano l'isola siciliana sulle rotte dei loro commerci. E lì concludevano i loro affari facendo del centro dell'isola una specie di gigantesco emporio.
A dimostrarlo è il ritrovamento di gioielli, probabilmente egiziani, annunciato il 23 agosto dal Soprintendente del mare, Sebastiano Tusa. Una conferma che l'isola è stata la culla dell'archeologia siciliana, ma anche un grande centro commerciale nell'antico sistema mercantile.
I ritrovamenti, dopo quelli delle teste romane rinvenute nel 2003, sono avvenuti nel corso degli scavi del villaggio di Mursia vicino al mare. Il villaggio era diviso in due zone differenti. Quella più alta era difeso da un grande muro ancora oggi parzialmente visibile. Ma anche all'esterno dell'area fortificata, verso il mare l'abitato continuava. Il villaggio, scoperto già alla fine dell'Ottocento dall'archeologo Paolo Orsi, è stato sottoposto a campagne sistematiche di scavo a partire dal 2000.

''Abbiamo ripreso gli scavi - ha spiegato Tusa - nel 2000 concentrando l'attività in due aree del villaggio: terrazza bassa ed intermedio. Si è già avuta la scoperta di interessanti tracce dell'area abitata costituita da capanne circolari ed edifici quadrangolari che, in una seconda fase di vita, si uniscono formando edifici multicamerali complessi''. I gioielli ritrovati nel villaggio di Mursia
E proprio la complessità architettonico-urbanistica del posto dimostra l'esistenza di contatti marittimi con l'Oriente mediterraneo e in particolare con l'Egitto e con la Grecia mesoelladica. ''E' stato possibile - ha detto Tusa - evidenziare un chiaro processo di acculturazione architettonica che porta le comunità locali ad affiancare alla classica capanna circolare isolata altri vani in modo da realizzare edifici complessi alla maniera orientale''.
A risaltare è un edificio multicamerale con ambiente quadrangolare, parzialmente intaccato da una trincea militare dell'ultima guerra mondiale, molto ricco di suppellettili in ceramica. In tutte le capanne sono stati, inoltre, ritrovati i focolari per cucinare e riscaldarsi durante i mesi invernali, ma anche macine, mortai e vasi.
''Alle capanne - ha aggiunto Tusa - si accedeva attraverso piccole porte dotate di gradini, perché il piano interno alla capanna era più basso di quasi un metro rispetto al piano esterno. Del tetto abbiamo trovato talvolta consistenti porzioni: in almeno tre casi era piatto e fatto da terra adagiata su un'armatura di piccole traversine di legno, alternate simmetricamente a bastoncini''.

La storia degli scavi.
Già dalla fine dell'Ottocento l'isola di Pantelleria ha acquistato una grande importanza archeologia. A scoprirla e a cominciare gli scavi fu Paolo Orsi che, incurante dei disagi invernali, trascorse nell'isola il periodo compreso tra il 25 dicembre 1894 ed il 2 febbraio 1895 per raccogliere la più completa rassegna di dati sulle antichità pantesche.
''E' possibile - ha detto Sebastiano Tusa - che il popolamento di Pantelleria sia avvenuto già nel neolitico, cioè intorno al V millennio a.C.; ma certamente l'isola era già frequentata nell'eneolitico, nel III millennio a.C. Questo si desume dalla presenza di ossidiana pantesca rinvenuta in contesti così antichi sia in Sicilia sia a Malta''. Una delle attrattive principali per l'uomo preistorico doveva essere il prezioso ''vetro vulcanico'' che abbonda in più zone dell'isola.
Le testimonianze più antiche risalgono comunque all'età del bronzo, nei primi secoli del II millennio a.C., quando fu costruito il villaggio fortificato di Mursia e l'adiacente necropoli costituita dai ''sesi'', originali monumenti, ignoti al di fuori di Pantelleria.

Nonostante gli importanti ritrovamenti di Paolo Orsi, dalla fine dell'Ottocento fino agli anni '60, quando la ''Sese grande''soprintendenza archeologica di Palermo restaurò il ''sese grande'', gli scavi furono interrotti. Dal 2000 la ricerca è ripresa grazie al finanziamento europeo erogato dopo l'approvazione di un progetto di ricerca basato sulla collaborazione scientifica internazionale e nazionale tra diverse Università, la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Trapani e il Comune di Pantelleria. Gli scavi a Mursia, nell'acropoli dell'antica Cossyra, nel santuario punico-romano del Lago di Venere e le ricerche sul relitto di nave tardo-romana di Scauri, vanno dunque avanti da cinque anni, e hanno prodotto una grande quantità di materiali e di dati.
I sesi di Pantelleria sono strutture circolari a tronco di cono, costruite secondo una tecnica megalitica che ricoprivano una funzione funeraria. La loro tipologia riflette il modulo a torre ben noto nelle altre isole del Mediterraneo centrale: dalle navetas e talayots balearici, alle torri della Corsica ed ai nuraghi sardi. Le costruzioni di Pantelleria a differenza delle altre non presentano però una struttura cava all'interno. Soltanto ai fianchi venivano costruite una o più piccole cavità adibite al rituale funerario.
''E' probabile - ha aggiunto Tusa - che chi impiantò l'insediamento di Mursia a Pantelleria agli inizi del II millennio a.C. portasse con sé questa tradizione. Ma difficilmente poté perseguirla a causa della difficoltà oggettiva di scavare grotticelle nella consistente e frastagliata struttura vulcanica dell'isola''.

Fonte: la Repubblica

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31 agosto 2005

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