Tra ''liste nere'' e ''liste bianche''. Confusione nell'elenco delle compagnie aeree da ritenersi vietate

Nella ''lista nera'' italiana del Corriere della Sera finiscono cinque compagnie

31 agosto 2005

Dopo la Gran Bretagna e la Francia, tre giorni fa anche il Belgio ha pubblicato l'elenco di nove compagnie aeree ritenute non sicure.
Per quanto riguarda una ''black list'' italiana, mentre il ministro dei Trasporti Pietro Lunardi ha ribadito la propria posizione contraria alle liste nere, il Corriere della Sera è stato in grado di rendere noto quali compagnie aeree sono state bandite dai cieli italiani. Nella ''lista nera'' italiana del Corriere sono presenti tre compagnie charter e due cargo: ovvero tre che portano passeggeri per lo più in vacanza e due che trasportano merci. Tutte dell'Est. Cinque compagnie che salgono a otto solo se si prendono in considerazione anche tre compagnie sospese lo scorso anno (due poi riabilitate) e da allora mai più atterrate in Italia. Nomi e Paesi di provenienza sono inseriti nella banca dati europea in cui sono indicati in tutto 29 vettori sospesi, alle quali ha vietato l'atterraggio.

Per garantire la sicurezza aerea dei Paesi europei, e dell'Italia, probabilmente non serviranno né le ''liste nere'' né le ''liste bianche'': nella prima figurano figurano davvero pochi nomi di compagnie di serie B anche per numero di collegamenti operati; nella seconda, ben più ricca (forse troppo ricca) operatori di standard elevati sono elencati al fianco di vettori in passato sospesi.
Certamente oggi i cieli italiani restano chiusi alla Hemus Air (Bulgaria) - pluri-ispezionata dall'inizio dell'anno fino al divieto assoluto di atterraggio -, alla Kuban Airlines (Russia) - già sotto stretta sorveglianza nel 2004, da qualche mese non può più volare in Italia ma continua a farlo in Germania -, alla Bgb Air, alla Gst Aero Aircompany e alla Ozu-Avia Air Company (tutte e tre del Kazakistan).
Inoltre non volano più in Italia dopo essere state sospese lo scorso anno anche la Gee Bee Air (Grecia), la Jordan Aviation (Giordania) e la Podillia (Ucraina). La prima collegava Palermo a Lampedusa e Pantelleria. La seconda, con i suoi voli charter, portava turisti in Tunisia e Medio Oriente. La russa Podillia in Italia non è più atterrata anche dopo aver ottenuto una nuova autorizzazione. Mentre l'ucraina Lviv, fermata lo scorso aprile, è tornata a volare su Napoli, Rimini e Roma.

In virtù di una chiarezza istituzionale il Codacons ha diffidato il ministro Lunardi e l'Enac a provvedere entro 15 giorni alla pubblicazione della ''lista nera''. E nell'attesa ha messo su Internet un suo elenco in cui figurano 21 compagnie considerate a rischio. Perché secondo un sondaggio dell'Intesa consumatori 61 italiani su 100 hanno oggi paura di volare (41 su 100 si sentono meno sicuri di un mese fa). E per loro, al di là della pubblicazione della lista nera e di quella bianca, chiedono ''un bollino blu da applicare sui biglietti delle compagnie affidabili''.
''Liste incomplete'' e ''troppa confusione'' anche secondo l'Ibar, associazione che raggruppa 78 rappresentanti dei vettori nazionali e internazionali che operano in Italia, che ha invitato l'Enac ad astenersi in futuro dal fornire informazioni "incomplete" sulla sicurezza delle compagnie aeree.
Secondo l'Ibar, dalla lista pubblicata dall'Enac, che evidenzia le compagnie risultate sicure alle ispezioni dell'Ente, ''sono assenti alcuni importanti vettori, quali quelli nordamericani, non perché non ritenuti sicuri ma semplicemente perché gli ispettori dell'Ente stesso non hanno ancora effettuato i controlli''. La diffusione di informazioni ''parziali e incomplete non solo non giova ai viaggiatori ma è gravemente fuorviante e discriminatoria'', ha affermato il presidente dell'Ibar, Ignazio Strano. ''Così facendo - ha spiega Strano - si crea ingiustificato allarmismo e confusione presso i passeggeri e si lede la reputazione e l'immagine di vettori che esercitano da decenni l'attività del trasporto aereo in Italia e nel mondo''.

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31 agosto 2005

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