''Deus caritas est'' (Dio è amore). L'amore, l'uomo e la politica nella prima enciclica di Benedetto XVI

27 gennaio 2006

''La costruzione di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia e anche a quella del suo popolo''. E il popolo di Dio si basa sui figli e la famiglia.
Con queste parole, due giorni fa, Benedetto XVI ha presentato ad una folla di fedeli la sua prima enciclica, ''Deus caritas est'' (Dio è amore). ''Tutti insieme - ha detto ai circa ottomila pellegrini presenti - possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia''.
Questa riflessione che il Papa ha voluto offrire ai fedeli nasce dal salmo 143 in cui ''si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede'' contro i quali si ergono ''i figli, speranza del futuro''.
Insieme a quelle della vita economica, della città e dell'intera comunità civile, l'immagine della famiglia è sintomo, nella visione del Papa, di una ''dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. E' questo il vero shalom - ha aggiunto Benedetto XVI - ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: che possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta''.

''Deus caritas est'' (Dio è amore): l'amore, l'uomo e la politica.
''Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui''. Con queste parole inizia la prima enciclica scritta da Papa Benedetto XVI, ''Deus caritas est''.
Il documento, articolato in due grandi parti, offre nella prima parte una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni individuali, tra uomo e donna, familiari, collettivi e dell'amore di Dio per l'uomo, mentre nella seconda tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo e la prassi con riferimenti alla società, all'economia, alla politica.
Mentre nella prima parte è il grande teologo, che parla citando i padri della Chiesa come Agostino e Tertulliano e contrapponendo le loro riflessioni più mistiche, umane e tormentate a Nietzsche e alla sua critica del cristianesimo privo di eros, nella seconda è il capo della Chiesa a far sentire la sua voce. E' vero, dice a un certo punto, che la Chiesa non deve fare politica, ma la sua presenza attraverso la dottrina sociale viene proposta come ''un'indicazione fondamentale'' dopo ''il sogno svanito'' del marxismo e nella ''situazione difficile'' che il mondo sta attraversando ''a causa della globalizzazione dell'economia''. Così come è vero che gli uomini di Chiesa devono saper dare il loro contributo alle coscienze.

La ''Categoria Amore'' - Papa Ratzinger compie un excursus sul termine ''amore'' a partire da quello originario tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di eros. La nuova visione dell'amore portata dal cristianesimo spesso è stata valutata come rifiuto dell'eros e della corporeità. Ma, sottolinea il Papa, non è così. L'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro ''sesso'', diventando una merce. ''L'eros rimanda l'uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così e solo così si realizza la sua intima destinazione''.

Marxismo svanito e globalizzazione difficile - ''Il marxismo - è spiegato nell'enciclica - aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale, [...] ma questo sogno è svanito''. E nella ''situazione difficile'' che il mondo sta attraversando ''anche a causa della globalizzazione dell'economia'', la dottrina sociale della Chiesa ''è diventata un'indicazione fondamentale, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini di essa: questi orientamenti, di fronte al progredire dello sviluppo, devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell'uomo e del suo mondo''.

La Preghiera - Bendetto XVI invita i fedeli a non lasciarsi tentare dall'ideologia marxista e a trovare la forza di resistere a essa e alla tentazione opposta di abbandonare ogni impegno sociale con la forza della preghiera, come faceva Madre Teresa di Calcutta, citata più volte come esempio nel testo.

La Chiesa e la Politica - La creazione di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa, sottolinea il Papa. Ma quello che la Chiesa deve fare è ''purificare e illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate''.

Lo Stato senza Amore - Non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, dice il documento, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa un'istanza burocratica. O peggio, dice il Papa, ''se uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri''.

La Carità - Anche se non risparmia critiche alla globalizzazione, il Pontefice le riconosce un ''positivo effetto collaterale'' che si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero attraverso le associazioni umanitarie. Ma è importante, avverte Ratzinger, che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale.

Indipendenza - L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie, dice Benedetto XVI e inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi.
Ma questo non significa, aggiunge l'enciclica, che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore.

- ''DEUS CARITAS EST''

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27 gennaio 2006

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