Settimana nera per la mafia. In tre giorni le forze dell'ordine hanno portato a termine importati operazioni antimafia in Sicilia

19 ottobre 2006

Questa settimana, in soli tre giorni, gli agenti della polizia e dei carabinieri siciliani hanno portato a segno una serie di importati operazioni antimafia nelle province di Catania, Palermo, Trapani e Messina.

Catania, martedì 17 ottobre - Un'operazione antimafia effettuata nella notte tra lunedì e martedì in provincia di Catania ha permesso di bloccare un clan emergente nella zona di Adrano e sventare un omicidio in preparazione. La squadra mobile del capoluogo etneo ha arrestato nove persone: l'accusa a vario titolo è di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione. In carcere sono finiti gli appartenenti di un gruppo emergente che, secondo i magistrati, tentava di prendere il controllo delle attività criminali ad Adrano, un paese in provincia di Catania. Il tutto scalzando i vecchi boss mafiosi. Alcuni dei provvedimenti di fermo sono stati eseguiti anche nel Nord Italia. Durante l'operazione, sono state trovate armi, munizioni, stupefacenti e altro materiale ritenuto di provenienza illecita, considerato di interesse investigativo.
Secondo gli inquirenti, il clan stava progettando un nuovo omicidio: è stato questo a rendere necessaria l'emissione dei nove provvedimenti di fermo eseguiti nella notte. Tra i nove arrestati c'è anche l'ex pentito Giovanni Pellegriti che, dopo avere scontato una condanna per mafia, era ora agli arresti domiciliari e aveva fatto richiesta dei benefici previsti dall'indulto. Secondo quanto accertato dagli investigatori, i nove fermati cercavano di controllare le attività criminali ad Adrano. Pellegriti, che ha ha interrotto la collaborazione nel 1998, avrebbe messo a servizio del gruppo la sua ''esperienza'' criminale.

Palermo, martedì 17 ottobre - Il boss latitante Salvatore Alfano, importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce, è stato arrestato dagli agenti della Mobile a Isola delle Femmine, paese a 20 chilometri da Palermo. Alfano, lo scorso luglio, era sfuggito alla cattura nell'ambito dell'operazione 'Gotha' che ha portato in carcere i capi di numerose 'famiglie' di Palermo. Salvatore Alfano è stato arrestato dalla polizia di Stato nel centro di Isola delle Femmine. Il latitante è stato bloccato dagli agenti della squadra mobile nei pressi di una cabina telefonica, dalla quale aveva effettuato una telefonata. Gli investigatori, grazie proprio alla chiamata effettuata dal ricercato, sono arrivati a localizzarlo e a fare intervenire immediatamente gli agenti specializzati alla cattura. Alfano al momento dell'arresto era disarmato e non ha opposto resistenza. Sono numerose le intercettazioni, effettuate nel box del capomafia Nino Rotolo, che fanno riferimento ad Alfano come un esponente di primo piano della famiglia mafiosa della Noce.

Trapani, mercoledì 18 ottobre - I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Trapani e delle compagnie di Mazara del Vallo e Castelvetrano hanno arrestato tre persone ritenute i capi della cosca mafiosa di Mazara del Vallo. In carcere sono finiti Salvatore Tamburello, 74 anni, già condannato definitivamente per mafia, il figlio Matteo, di 44, ed il genero Giovanni Giacalone, di 41, tutti mazaresi. Le indagini dei carabinieri hanno dimostrato come l'anziano boss, nonostante lo stato di detenzione a cui è stato sottoposto in passato, e poi scarcerato per motivi di salute, continuasse a dettare ordini, che venivano eseguiti secondo l'accusa tramite l'intermediazione del figlio. L'operazione è stata denominata ''Oriente seconda fase'', e rappresenta lo sviluppo delle attività investigative condotte sempre dal Reparto operativo che, nel maggio 2005, condussero all'arresto di 11 persone, azzerando di fatto i vertici di alcune famiglie mafiose della Valle del Belice.
Salvatore Tamburello, noto come ''u puzzaru'' per via dell'attività di trivellazione di pozzi che esercitava, è un anziano esponente di spicco di Cosa nostra trapanese. Tamburello è stato detenuto fino all'11 novembre 2004 nel carcere di Sulmona, da dove è stato scarcerato per motivi di salute. I carabinieri hanno accertato che nonostante la detenzione, il boss ha esercitato ugualmente sul territorio la sua funzione di reggente che avrebbe continuato a fare, secondo l'accusa, anche dopo essere uscito dal carcere. Le indagini hanno permesso di accertare come Salvatore Tamburello, attraverso il figlio Matteo ed il genero Giovanni Giacalone, ricevesse puntuali informazioni sulle vicende del mandamento mafioso, impartendo direttive.
Gli inquirenti sostengono che Matteo Tamburello teneva i contatti con il boss Andrea Manciaracina, all'epoca latitante, dal quale veniva periodicamente convocato per trattare vicende relative agli interessi di Cosa nostra, che lo stesso Matteo, in alcune intercettazioni ambientali, non esitava a definire ''istituzionali''. Le indagini hanno poi consentito di accertare come Matteo Tamburello provvedeva al sostentamento delle famiglie degli affiliati che erano arrestati. In particolare nel periodo natalizio, Matteo effettuava ''il giro'' e portava i soldi che l'associazione destinava alle famiglie dei detenuti mafiosi. Erano somme che variavano da mille a cinquemila euro.

Messina, giovedì 19 ottobre - Operazione della Squadra Mobile di Messina contro un clan mafioso che controllava estorsioni e traffico di droga. Tredici le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Dda ed eseguite oltre che in Sicilia anche a Roma, Taranto e Como. A capo della cosca, Giacomo Spartà, 45 anni, che benché detenuto in regime di 41 bis dal 2003 continuava secondo gli inquirenti a dirigere le attività criminali dei suoi affiliati attraverso la moglie, Letteria Rossano, anche lei arrestata. Il clan, con la sua centrale nella zona Sud di Messina, estendeva i suoi interessi anche lungo la costa tirrenica della provincia imponendo il 'pizzo' soprattutto a imprenditori edili. Le indagini della polizia si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali. Scarso l'apporto delle vittime del racket, che solo in pochi casi hanno ammesso di aver subito estorsioni.

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

19 ottobre 2006

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia