I ministri dell'Interno, della Giustizia e della Difesa davanti al premier Prodi per un nuovo piano contro la criminalità

04 settembre 2007

Un vertice tra il premier Romano Prodi, il Guardasigilli Clemente Mastella, il ministro dell'Interno Giuliano Amato e quello della Difesa Arturo Parisi per discutere e creare un nuovo disegno di legge contro la criminalità.
Sarà un disegno di legge complesso che dovrà affrontare la criminalità nelle sue svariate forme, da
quella urbana a quella organizzata. Una legge che contempli, ad esempio, una custodia cautelare obbligatoria, anche per ''presunta pericolosità e sufficienti indizi'', per chi è sospettato di aver commesso rapine e furti di particolare violenza; processi accelerati se le prove per chi è stato arrestato sono schiaccianti; stretta sull'affidamento in prova se il crimine commesso ricade nella fascia rossa del grave o gravissimo allarme sociale. Ma anche un codice nazionale unico, fondato su un solido, realistico e inappuntabile fondamento giuridico, cui tutti i sindaci, pur nella loro libertà e autonomia, debbano attenersi per arginare la criminalità urbana. E ancora: regole nuove sul sequestro e la confisca dei patrimoni mafiosi che marcino in piena autonomia, sganciate dal processo e dalle sue (almeno fino a oggi) ineliminabili lungaggini. Misure più severe sulla prostituzione e contro chi guida ubriaco. Infine 30mila uomini attualmente in esubero nelle Forze armate (il calcolo è dello Stato maggiore della Difesa) che potrebbero essere utilizzati per la sicurezza.

La linea è decisa, più complicato appare arrivare all'approvazione dei provvedimenti, perché c'è la necessità di varare misure che mettano d'accordo i sindaci di tutta Italia e, soprattutto, tutti i partiti della maggioranza. E, come è emerso nel dibattito degli ultimi giorni sui ''lavavetri di Firenze'', alcune posizioni rimangono distanti.

Le proposte del Viminale sono contenute in una bozza sul ''degrado urbano'' divisa in quattro punti. Le linee guida già discusse con l'Anci, l'Associazione dei sindaci, prevedono di sostituire le sanzioni pecuniarie con quelle amministrative, più facili da applicare. Il ragionamento è chiaro: è inutile multare chi non ha i soldi per vivere ed è costretto a svolgere mestieri di strada. Dunque si è pensato di introdurre il ''lavoro sostitutivo''. In pratica, chi viene sorpreso a vendere merci contraffatte o a lavare i vetri o ancora a imbrattare i muri, sarà condannato a compiere un'attività socialmente utile. Quindi ad essere perseguiti per legge non saranno soltanto  i lavavetri ma anche ambulanti, mendicanti e graffitari. Sarà introdotto il reato di ''questua molesta'' che verrà equiparato a quello di ''molestie o disturbo alle persone'', già inserito nel Codice penale con una pena che prevede l'arresto fino a sei mesi. Per tentare di arginare il dilagare dei venditori ambulanti, il provvedimento del governo prevederà la distruzione immediata delle merci contraffatte.
Il Viminale discuterà anche del piano nazionale per i nomadi, che prevede la creazione di campi attrezzati per l'accoglienza che dovranno essere costantemente vigilati.

Anche il ministero della Giustizia ha messo a punto una serie di misure e l'attenzione è stata rivolta soprattutto ai reati che destano maggiore allarme sociale. Sostanzialmente, l'esigenza che si avverte è quella di garantire che i criminali (siano essi rapinatori o autori di estorsioni) finiscano subito in galera, ci restino senza ottenere permessi, subiscano un processo rapido, e scontino una pena definitiva certa. ''Ho dato ai miei esperti dell'ufficio legislativo gli input per costruire un pacchetto che metta insieme rigore ma anche garanzie'', ha detto Mastella.
Ma anche, sul versante di mafia, camorra e 'ndrangheta, servono regole che colpiscano i portafogli dei boss e una revisione definitiva del 41bis senza cedimenti a chi vorrebbe attenuare l'attuale carcere duro.

Il ministero della Difesa invece ragionerà sull'utilizzo dei 30mila uomini che, eccedenti nel nuovo modello di difesa, potrebbero affiancare le forze dell'ordine.

Insomma, a Palazzo Chigi la carne al fuoco è tanta, come è tanto il bisogno di un nuovo ''pacchetto sicurezza''. Oggi al premier l'ultima parola.

04 settembre 2007

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