Mentre Totò Riina ha gradito la fiction su se stesso, sua moglie ha chiesto i danni per ''lesione all'immagine''

03 dicembre 2007

La scorsa settimana avevamo annunciato la volontà di chiudere i discorsi su quanto successo attorno alla fiction dedicata all'ascesa e alla caduta di Totò Riina, ''Il capo dei capi'', andata in onda su Canale 5 per diverse settimane (leggi).
Ne avevamo parlato abbondantemente - noi come tutti i media nazionali -, e sulla bontà o meno, sull'opportunità o meno di questa fiction si sono raccolte critiche furenti, amare offese, impavide difese, nonché note di costume, di sociologia e diqualsiasialtracosa... 
Finita la serie, la decisione era stata presa: adesso basta! Il tempo rimetterà a posto le cose e col senno di poi, se mai rimarrà memoria di questo ''prodotto televisivo'', si capirà chi aveva ragione, chi torto.

Manco il tempo di elaborarla questa decisione che eccoti spuntare dal coro - ormai meno roboante - una voce ''importante'' per tutta la vicenda: quella di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, che ha chiesto tramite i propri legali una richiesta di risarcimento agli autori della fiction!
Tale richiesta sarebbe motivata perché la fiction avrebbe leso la sua immagine e quella dei parenti stretti di Riina, arrestato nel gennaio del '93 dopo decenni di latitanza. Nessuna lesione, invece, alla figura del boss, che ha fatto sapere, attraverso il suo avvocato, di aver gradito la fiction su se stesso.
Ma andiamo nel particolare... Nella terza delle sei puntate della fiction venne rappresentata l'udienza in cui, nel 1974, fu discussa la proposta di misura di prevenzione contro Ninetta Bagarella, allora fidanzata di Riina. In quel contesto fu inserita, nella finzione cinematografica, una situazione del tutto inventata, e cioè il sequestro della moglie e del figlio piccolo del poliziotto (anch'esso immaginario) Biagio Schirò: il rapimento fu rappresentato quasi come una contropartita per ottenere che la misura di prevenzione chiesta nei confronti della Bagarella venisse respinta. Cosa che poi effettivamente avvenne anche nella realtà, ma per motivi diversi da quelli della fiction. ''La situazione rappresentata - ha detto l'avvocato Luca Cianferoni, che si occupa degli interessi della famiglia Riina - è gravissima e lesiva dell'immagine della signora. Ma soprattutto non è vera''.
Quindi gli autori e i produttori della TaoDue presto si vedranno recapitare una citazione in giudizio da Ninetta Bagarella, la moglie del ''capo dei capi'' protagonista del loro lavoro.

A questo proposito si è levata un'ulteriore: ''Per certi filmati i danni non li deve chiedere la moglie di Totò Riina ma la Sicilia''. Questo il parere del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che ieri da Palermo per la convention del suo partito, ha detto la sua sulla fiction. Un parere, quello di Casini, condiviso pienamente dal presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro: ''Ha trasmesso un'idea sbagliata della Sicilia - ha detto il governatore alla convention -. E nell'ultima puntata il personaggio di Schirò urla contro il figlio che in Sicilia non c'è speranza. Fava (Caludio Fava esponente del Pd, ndr), che ha sceneggiato la fiction, ci ha negato la speranza, per noi che vogliamo vivere in questa terra e creare sviluppo''.

Come dicevamo, invece, Totò Riina ''ha visto volentieri questo sceneggiato'', hanno rivelato al settimanale del Tg5 ''Terra!'' gli avvocati del capo dei ''Corleonesi''. ''Il signor Riina - ha detto l'avvocato Riccardo Donzelli - avendo avuto modo di seguire la fiction, ha commentato positivamente la figura. Sicuramente ha apprezzato l'impegno che l'attore ha messo nel raffigurare la sua vita, le storie processuali che sono state narrate in questa fiction''. E l'avvocato è arrivato persino a rivelare che in alcuni frangenti, gli occhi gli brillavano: ''Diciamo che era evidente che avesse ripercorso, in occasione della messa in onda, parte della sua vita''...

03 dicembre 2007

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